Il cibo non è solo un mezzo di sopravvivenza, il cibo di una nazione è espressione della sua cultura che riunisce in sé pratiche economiche, simboliche e sociali. Cucina e identità nazionale sono intrinseche e collegate nella società, nel patrimonio di un paese e di un popolo.

L’elemento che più attira l’interesse verso il cibo e l’alimentazione è l’aspetto rituale. Fino a non molto tempo fa queste pratiche venivano descritte solamente per le popolazioni primitive. Un altro tipo di pratica connessa all’alimentazione che ha origine nelle culture considerate primitive è la macellazione e la spartizione della carne, ambito in cui è l’aspetto rituale del “banchetto” a raggiungere una notevole visibilità.
Assume grande rilevanza la pratica della convivialità, la facilità di connessione tra il cibo e le pratiche di commensalismo è da ricercare sui fondamenti della solidarietà e del legame sociale nati durante il diciannovesimo secolo. Dalla macellazione alle pratiche convitate, notiamo che siamo immersi in comportamenti facenti parte di dimensioni definita rituale, a cui viene attribuito un significato simbolico, ma spesso è difficile riconoscere queste pratiche all’interno della società cosiddetta industriale: queste ritualizzazioni spesso sono inconsapevoli e molto spesso passano attraverso il cibo, basti pensare all’uso delle bevande alcoliche o all’importanza attribuita a piatti tradizionali preparati in determinate ricorrenze e festività.
Il pasto diventa una prova dei rapporti sociali all’interno di un gruppo o più ampiamente dell’intera società a cui appartengono: l’approvazione delle regole imposte durante il convito implicano anche l’accettazione di rapporti sociali e di gerarchie sociali presenti e caratterizzanti tra i commensali, questo anche a pasto terminato. Un altro interessante aspetto delle tematiche sul cibo riguarda le relazioni tra i ruoli sociali generali e i ruoli attribuiti all’attività di produzione, preparazione e consumo del cibo: le pratiche alimentari sono determinanti nella costruzione e riproduzione di determinate norme sociali, si tratta soprattutto di norme atte a definire un ordinamento gerarchico di età e di sesso all’interno del gruppo. Il cibo quindi è utilizzato anche per mantenere determinate relazioni sociali particolarmente importanti in ambito familiare e domestico.

Un concetto controverso in ambito culinario è quello di “gusto”, vi è una vasta scelta di diete osservabili tipiche di regioni o paesi: De gustibus non disputandum est. Spesso quelli che vengono definiti come “gusti” in realtà sono imposizioni determinate da fattori quali l’ambiente, le condizioni sociali, economiche e culturali. Attraverso l’analisi dei gusti è perciò possibile ottenere una spiegazione complessiva delle specificità culturali.

Nel mondo globale il cibo italiano è sovrano indiscusso, amato da tutti: spaghetti, pizza, espresso. I ristoranti italiani hanno colonizzato un po’ tutti i paesi. Sul suolo nazionale il settore gastronomico è tra i più dinamici: alti tassi di crescita annui e una forte apertura all’imprenditoria e all’editoria gastronomica. A dimostrazione di ciò, basta andare in una qualunque libreria per notare un boom di libri di cucina. Diverse anche le iniziative educativo-promozionali e di associazione: dalle fiere, ai corsi, fino alle degustazioni.
Un’altra faccia dell’alimentazione e delle pratiche commensali è la produzione artigianale di cibi veloci da passeggio, quest’attività ingrandisce l’industria della ristorazione grazie alla sua infinità varietà e necessaria fantasia.
Il consumo alimentare nella società moderna non si limita più ad una pratica legata a logiche della convivenza, abitudine e della salute, ma sfocia in un più edonistico rituale estetico che inquadra il cibo in una dimensione di emozioni e passioni cariche di valenze simboliche ed ereditarie.

Le pratiche alimentari quindi ci aiutano ad inquadrare come stia mutando qualcosa all’interno del paese, le migrazioni sono fondamentali in questo processo: hanno contribuito a diffondere la cucina nostrana all’interno di altri paesi e altri popoli hanno trapiantato la loro cultura alimentari sul suo italiano. Ormai siamo di fronte ad una globalizzazione alimentare e gastronomica, senza però dimenticare la propria identità.

L’uomo è ciò che mangia” (Ludwig Feuerbach, filosofo tedesco).