Il giornalismo e la politica hanno sempre avuto uno stretto rapporto, che è divenuto ancora più ravvicinato con l’avvento di Twitter. La politica diventa così alla portata di tutti. Nasce la possibilità di interagire e dibattere, non limitandosi solamente ad un passivo leggere e prendere atto. Chiunque vi può accedere, dai giornalisti professionisti a coloro che vogliono occuparsi di elezioni e campagna politiche, ma anche solo chi vuole favorire l’attivismo e la partecipazione o semplicemente assecondare la propria curiosità. Un esempio importante di attivismo politico attraverso i social è dimostrato dai movimenti della primavera Araba con il blocco dei microblogging.
Twitter e i social sono un’arma potente per la mobilitazione dell’opinione pubblica e la partecipazione al dibattito, fondamentali per la diffusione di informazioni in alternativa ad una più lenta attività giornalistica convenzionale.

Non è perciò da sottovalutare la forza editoriale di Twitter: quando si “twitta”, vengono seguite delle regole, come avviene nel giornalismo tradizionale. Il giornalista sceglie i contenuti da presentare in base alla loro notiziabilità. “Bad news are good news”, stragi, catastrofi e notizie insolite e inconsuete sono decisamente appetibili, anche il fattore “vicinanza” è fondamentale nella scelta della notizia, in quanto l’affinità quotidiana del lettore e quindi le contiguità tra le abitudini crea un effetto chiamato trauma culturale. Il terzo punto che rende una notizia appetibile è riassumibile con lo slogan “News are actually old”, una notizia vecchia non è una notizia se non posso attualizzarla, come ad esempio nel caso delle ricorrenze.

La soglia di notiziabilità non è propria solo del giornalismo tradizionale, ma anche dei social media e in particolare di twitter. Ma cosa intendiamo quando si parla di ‘notiziabilità’? Si tratta di quella soglia immaginaria sotto la quale una notizia non è  più interessante. La vera falla di questa soglia è da percepibile nel momento in cui avviene un evento traumatico: la soglia di notiziabilità si abbassa e perciò qualunque notizia entra, che si tratti di reale o di falso allarme. Questo è visibile chiaramente in Twitter.
Come il ‘twittatore’ è stato educato dal giornalismo a creare una gerarchie di notizie che naturalmente e istintivamente tendono a seguire il filone più prossimo all’interesse pubblico e al trend topic, anche il giornalismo è stato influenzato da Twitter.
La nuova natura dell’articolo di giornale si basa sulla ripetizione della notizia che viene ripresa almeno tre volte: nel titolo, in apertura e viene sviluppata nel testo vero e proprio. La seconda cosa che emerge leggendo un articolo on-line e che rimanda ai social è la natura profondamente narrativa della notizia.
Infine nella maggior parte dei casi è da notare la brevità ed il filone narrativo in cui la notizia singola è contenuta o dove questa va ad inserirsi formando una serie.
I metodi di attribuzione di autorità emersi da Twitter sono perciò quelli canonici del giornalismo.

Twitter potrebbe quindi diventare una fonte giornalistica primaria? La risposta è si, ma a patto che non sia l’unica fonte e che venga confrontata in seguito con altre fonti. Si può perciò avere fiducia in Twitter, se si ha fiducia nel giornalista: non dovrà approfittarne limitandosi ad un copia e incolla o ad un retweet. Twitter è un nuovo strumento per un mestiere antico come quello di fornire notizie, permette di dialogare con le fonti anche se queste si possono trovare in luoghi remoti, difficili da raggiungere fisicamente. Twitter non dà la possibilità solamente di ricevere informazioni importanti, ma anche e soprattutto di poterle diffondere.