Caro Matteo,

lascia che ti ringrazi per questa tua nuova rubrica. Si sentiva proprio la necessità di una posta del cuore per noi maschietti: tutte le riviste sono oramai prevalentemente destinate alle donne. Ma bando alle slinguazzate nei tuoi confronti. Matteo, ti scrivo perché ho una seria questione da sottoporti. Aiutami tu che scrivi su un giornale gratuito, perché ho provato a contattare degli analisti, ma il meno caro chiedeva cinquanta euro. Purtroppo, lavorando in un call center, quattro ore al giorno, non posso permettermi spese extra. Venendo al punto: credo ci sia qualcosa di terribilmente marcio nel mio rapporto con le donne. Non fraintendermi, non voglio dire che sono indeciso tra loro e gli uomini, anzi. Addirittura, quando vedo il mio uccello riflesso nello specchio, dopo la doccia, penso che non mi avvicinerei mai a una cosa simile, se non fosse che mi è stata fornita di fabbricazione… scusa se non riesco a verbalizzare sinteticamente ciò che penso. Dicevo: sono un uomo normale. Lavoro (anche se la retribuzione è scarsa, cinquecento euro); faccio sport; sono laureato in Giurisprudenza; saltuariamente leggo Kant (pur non comprendendone granché); mangio carne bianca contro l’accumulo di colesterolo nelle arterie; e penso che chi fugge dalle guerre, anche se nero, andrebbe aiutato. Malgrado ciò, le donne non sembrano provare un vero interesse nei miei confronti. Ok, non ho soldi per invitare una ragazza a cena, ma diciamo che due kebab e una birra, una volta alla settimana, potrei anche farcela. Un paio di sere fa sono uscito con una, siamo andati proprio dal kebabaro. Ho provato a fare quello intellettuale e le ho detto che leggevo Kant. Lei invece era una fan di Fabio Volo, sicché ho ripiegato sull’ambito culinario e le ho detto che consumo quasi solo carne bianca, contro il rischio infarto. Lei mi ha risposto di essere vegana. Mi sa che avrei dovuto capirlo dal fatto che avesse ordinato un’insalata! Ho provato allora a dirle che amo lo sport, ma lei mi ha risposto che, per essere sana, si limita a non mangiare animali. Non le ho parlato del mio lavoro e che vivo ancora in casa coi miei, perché me ne vergogno. Alla fine, non avevamo niente da dirci, ma ha comunque lasciato che fossi io a pagare il conto. Non so che dirti, Matteo, il più delle volte va sempre così, ovvero male. Dammi qualche consiglio, sono disperato. Tuo Gianni Cagnetti.

 

Caro Cagnetti,

ho scelto la tua email, per iniziare questa rubrica, tra le centinaia giunte in redazione, perché ho subito scorto in te il prototipo del maschio a cui è rivolto questo spazio. Tu, Gianni, sei il MASCHIO OMEGA par excellence, categoria antropologica che mi fregio di aver individuato per primo. Non si capisce perché, ma la vita ti ha dato picche: le donne ti hanno voltato le spalle, ma non per mettersi alla pecorina; hai un lavoro schifoso, una retribuzione da cani, non puoi manco permetterti di lasciare casa di mammà, figuriamoci offrire una serata decente a una che, dopo tanti cerimoniali, probabilmente manco te la sgancerà. Giustamente, dopo tutte queste umiliazioni, non riesci ad amarti, hai perfino toccato il fondo dandoti alla lettura di Kant. Che vuoi che ti dica, ragazzo mio, cerca almeno di sfruttare la tua apertura verso gli extracomunitari.

Le donne di sinistra, di solito, apprezzano le menate tipo “la società multiculturale”, il “melting pot”. Ma fai attenzione: spesso, oltre ad avere molto a cuore la sorte sociale dei neri, li hanno anche provati. Credimi, a nulla vale citare la Critica della ragion pura con una che ha sperimentato la barra alla liquirizia – tra noi e loro hanno già scelto e a ragion veduta! Non ti dico neanche di provarci con le donne di destra. Sono oramai rare come gli elettori di Berlusconi e poi le migliori se l’è già accalappiate il Cavaliere (le famose Olgettine!). Tanto, comunque sia, dopo i trenta, le destrorse tendono tutte ad assomigliare a quella vecchia bagascia arcigna della Thatcher; si vestono come la Merkel; oppure terminano la loro carriera amorosa, come Marine Le Pen, concupendo maschi ruspanti alla Salvini – per intenderci, dovrai indossare una felpetta a vita.

Insomma, non so cosa dirti. La tua email è lunga, troppo lunga, non si capisce bene dove tu voglia andare a parare… in questo senso si vede che sei un degno e accanito lettore di Kant. Continua comunque a seguirmi. Nelle prossime puntate potresti trovare alcune delle risposte che cerchi ai tuoi problemi. Ad ogni modo, come principio di massima, dammi retta, molla Kant e dedicati a qualcosa di più comprensibile… No, Gianni, non provarci nemmeno! Umberto Eco, no! Poi non dire che non ti avevo avvertito!