La FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations), ovvero quell’agenzia dell’ONU specializzata sui temi del cibo e della nutrizione, celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione ogni anno il 16 ottobre, giorno di nascita dell’Organizzazione nel 1945. È uno dei giorni più venerabili del calendario ONU, come ricorda anche il sito del MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca), con celebrazioni in oltre 150 paesi in tutto il mondo. Questi eventi fanno opera di sensibilizzazione su tutti coloro che soffrono la fame e sulla necessità di garantire la sicurezza alimentare e diete nutrienti per tutti.

Ogni anno la FAO confeziona un opuscolo informativo che contiene dati terrificanti e indicazioni su come non essere complici del disastro drammatico che rende la nostra fortunata quotidianità un pianeta nel pianeta. Nel 2013, per esempio, ci ricorda che, nel mondo, un bambino su quattro di età inferiore ai cinque anni è rachitico: questo significa che 165 milioni di bambini sono così malnutriti che non riusciranno mai a raggiungere il loro pieno sviluppo fisico e cognitivo. Al mondo, circa due miliardi di persone sono prive di vitamine e minerali, essenziali per una buona salute. Circa 1,4 miliardi di persone sono sovrappeso, delle quali, circa un terzo è obeso e a rischio di malattia cardiaca coronarica, diabete o altre patologie. Serve commentare che tutto questo è semplicemente folle? Per mostrare – se ce ne fosse bisogno – ancora più l’assurdità di ciò che abbiamo creato, ci si immagini di avere un’analoga situazione in famiglia: qualcuno che si rimpinza senza ritegno a discapito e in faccia a chi vive di stenti. Quanto disprezzo non ci susciterebbe una tale immagine? Ecco, è la quotidianità del nostro pianeta. Solo che noi non vediamo quel che ci sta attorno e lo violentiamo con la coscienza pulita.

Quest’anno, nel 2016, ricorda quel si va dicendo da anni e con insistenza negli ultimi: le nostre foreste stanno rapidamente scomparendo, con migliaia di alberi tagliati ogni anno per destinare il terreno all’agricoltura. Ma a cosa serve l’agricoltura? Finalmente a nutrire chi abbiamo condannato alla malnutrizione? Sia mai, l’agricoltura serve ad alimentare gli animali con i quali ci ingozziamo. La sintesi è molto semplice e si legge:

«Il modo in cui gli agricoltori allevano gli animali (mucche, capre, pecore, maiali, asini e cammelli) contribuisce notevolmente all’emissione dei gas serra provenienti dall’agricoltura. Cambiare il modo in cui gli allevatori crescono questi animali è un passo importante per far sì che si producano gas meno nocivi. Questo è particolarmente importante, considerando che avremo bisogno di altri animali in futuro per alimentare la popolazione in crescita. Inoltre, le risorse naturali come l’acqua vengono usate maggiormente per produrre carne che per coltivare verdure o legumi (come lenticchie, fagioli, piselli e ceci)».

Il suggerimento che ci aggiunge è molto significativo, perché dà la misura di quanto siano lontane queste persone ricche di grasso e povere di cervello: «Mangiare almeno un pasto senza carne ogni settimana costituisce sicuramente un contributo positivo». Pare insomma che molti nel mondo siano un tantino lontani dalla dieta mediterranea. Ma il nostro cervello non si senta meritevole di nulla, noi fieri della dieta mediterranea. Studi che continuamente vengono sfornati da questa o quella Università, da questo o quel Ministero, ci danno indicazioni precise. Da ultimo, il PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America), una rivista scientifica statunitense, organo ufficiale della United States National Academy of Sciences, prospetta quattro diversi scenari: uno di business as usual in cui si mantengono le attuali tendenze in termini di dieta, uno in cui si limita la carne a 300 grammi a settimana aumentando l’apporto di frutta e verdura, uno strettamente vegetariano e uno vegano. Risultato? Il maggior guadagno in termini di vite salvate, soprattutto per le minori malattie cardiovascolari ma anche per tumori e patologie legate all’obesità, verrebbe appunto dalla dieta vegana, seguita dalla vegetariana (7,4 milioni di morti risparmiate).

Queste due permetterebbero anche i maggiori vantaggi in termini di riduzione delle emissioni, del 63% per la dieta vegetariana e del 70% per la vegana, mentre quella «moderatamente carnivora» le ridurrebbe del 30%. Studio che si concentra su vantaggi e svantaggi diretti per chi adotti una di queste diete, senza contare i vantaggi indiretti o che sembrano tali: le vite che salviamo agli altri: bambini e adulti nel mondo. Senza contare gli animali che diciamo di amare. Ma se ripensiamo al nostro esempio iniziale, non sono neanche tanto indiretti questi vantaggi: ci salvano dall’essere quel mostro che disprezzavamo, quello che ingrassa alla faccia del suo familiare, del suo caro, del suo simile, con il quale condivide il tetto, il pianeta.

Così quel che sembrava indiretto forse è perfino più diretto, perché in fondo è meglio morire da obeso che da mostro: si faccia spallucce sul colesterolo o sugli anni che vivremmo in più, ma non su tutto l’essenziale: l’anima nostra, l’anima del pianeta. Che la giornata mondiale dell’alimentazione ci faccia vedere che ciò di cui ci nutriamo non ha tanto a che vedere con le nostra analisi del sangue, ma con il senso che vogliamo dare alla nostra vita: coinvolge la nostra umanità più profonda, la più nobile consapevolezza, tutto il nostro spirito. Da questa prospettiva si rileggano una volta di più le celebri parole di Feuerbach, vergate oltre un secolo e mezzo fa:

«La teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia».