Si apre lentamente la voragine di una società senza religione, sfondo d’un Occidente dimentico delle croci, delle messe e delle processioni. E mentre gli Intellò di questa avanguardia militante, bollano con estrema facilità ogni manifestazione di credo come sottocultura superstiziosa, prima che i più se ne accorgano, si passerà dalle sentenze del laicismo di facciata, pronte a giustificare un cristianesimo sempre più secolarizzato, solo ed esclusivamente per la sua “ricercata” matrice socialista, a frasi degne della sagacia di  Bart Simpson, prive però delle sue dimensioni di “cartoon” e dell’autentica e brillante ironia, tipica dei personaggi dissacranti di Groening. “I Cattolici, quelli che fanno la zuppetta la domenica?” recitava il monello di Springfield. E noi magari, interpretandolo alla lettera,  per farla finita una volta per tutte con queste antigieniche pratiche da invasati, assisteremo alla richiesta di qualche ministro volta alle alte sfere del Vaticano, di sostituire l’ostia con una gomma senza zucchero, per non rovinare lo smalto dei denti o per qualche strana ed egocentrica obiezione alimentare.
Ma dei corollari religiosi, delle radici giudaico-cristiane d’Europa rimane una figura centrale della narrazione veterotestamentaria. Quella dei Profeti. Loro sì che sono rimasti. Anzi, si sono moltiplicati, in controtendenza con il drastico calo delle nascite degli ultimi cinquant’anni. Ma i profeti di cui parliamo non sono figure sublimi che nutrono l’anima di chi li ascolta con la potenza delle loro massime, con la semplicità dei loro gesti.

No. Non abbiamo di fronte Isaia o Ezechiele, né Almustafa, l’eletto di Dio dei versi del poeta libanese Kahlil Gibran, che teme la separazione dalla gente che lo ha accolto e dispensa loro prima della definitiva partenza una serie di risposte sui temi cardine dell’esistenza. No, anche in questo la modernità, forte della potenza d’urto dei suoi trapani del pensiero, ha riplasmato secondo le sue inconfutabili categorie gli elementi caratterizzanti di queste antiche figure, ferme nell’immaginario più povero ad un incrocio tra un guru in stile Osho e un oracolo pagano con restyling da Kolossal made in Usa. Oggi anche questa immagine pop, degli erranti predicatori ebrei, ha lasciato posto a chi ha il dovere di officiare i riti sacri della religione laica. Giacché, camicie preferibilmente sul classico, con colori neutri, né tenui ne particolarmente accessi. Non belli, ma non sgradevoli, il canone estetico è vario. Ciò che è realmente necessario per essere riconosciuti come autorità, anche nelle più ortodosse divisioni della chiesa laica, è un’unità di pensiero da centralismo democratico anni ‘70. E meno male che era la cappa apostolico-romana l’unica ad impedire, con il suo fardello di dogmi, tutte le bellissime sfaccettature del pensiero plurale e incontenibile. Ed è a proposito di dogmi che bruciano le penne e che volano le lingue. Alla prima parola fuori posto, al primo giudizio tentennante, alla prima condanna mancata, come in un malfamato saloon si agitano le penne, e Boom, quello che prima era un profeta diventa il cadavere d’un empio bestemmiatore abbattuto dalla furia giusta d’una laica divinità guerriera.

Sono tante le parole d’ordine di questa religione così come tanti sono i suoi profeti, più o meno prezzolati, più o meno pronti a recitare, con i grani dei nuovi rosari tra le dita, le preghiere dei moderni breviari.
Ma a far pensare, più che l’allegra corazzata Potemkin di questa Intellighenzia in scatola, è il gregge che la segue con un’obbedienza che non ha paragoni in nessun popolo fedele ad alcun Dio, che sia Brahma o Allah. Se infatti  Maometto, e da lui Mussolini, diceva che “Governare gli arabi non è difficile, è semplicemente inutile” questa massima ripresa dal Duce per definire gli italiani, non vale certo per il mansueto popolo dei profeti del nuovo credo.Tutti piegati agli insistenti pilastri della fede della Novella mano di Fatima: Animalismo, Giustizialismo, TerzoMondismo, Filantropia disinteressata e Libertà. Sfrenata libertà, incontrollata libertà. Fino a non mettere in discussione qualcuno dei pilastri della fede, perché a quel punto la mano aperta della moglie del Profeta diventa pugno chiuso pronto scaraventare giù dieci, cento, mille Luciferi, edificando così tanti inferni d’eresie.

Ecco la cifra della nuova religione, la sua radice più ortodossa d’ogni culto orientale, la stringente logica delle sue costituzioni e dei suoi tribunali, copie ferventi dell’odiatissima Inquisizione.
E se il Medioevo, con i suoi indefinibili mali, è il periodo buio che si è cercato di stigmatizzare dal ‘700 ad oggi, ebbene quei cancri tanto scacciati d’assolutismo e oscurantismi sembrano ripresentarsi adesso in una tremenda ironia dei contrari, nelle mani di una platea che con la spada delle tastiere può, senza colpo ferire, far d’un monsignore gay un padre cavaliere, e d’un tentennante e intimorito conservatore un insetto da schiacciare.

E si salvi chi può da queste furie evangelizzatrici. Speriamo almeno di non fare la fine degli Indios americani. Tra le tombe e le riserve la scelta sarebbe assai ardua.