La stampa 3D nasce nel 1986 con la pubblicazione del brevetto nato dalla mente e dal lavoro di Chuck Hull. Da quella data la stereolitografia ha fatto passi da gigante, evolvendosi e differenziandosi, introducendo nuove tecniche di stampa con supporti diversi. Questa incredibile accelerazione ha permesso alla tecnica di diffondersi  in diversi ambiti, dall’industria all’ambito domestico, fino ad interessare i temi inerenti alla Medicina. Le grandi opportunità offerte da internet, il continuo studio di materiali sempre più nuovi e all’avanguardia, stanno lanciando questa nuova tecnologia verso un futuro estremamente promettente, diffondendo una nuova consapevolezza e un nuovo modo di concepire il lavoro, la produzione, fin quasi la società. Oggi possiamo solo prendere atto delle innumerevoli tipologie di oggetti che la stampa 3D permette e permetterà di realizzare. Sono poche le tecnologie simile che possono prevedere un impatto elevatissimo sulla vita delle persone: i paradigmi dell’intero processo manifatturiero potrebbero cambiare radicalmente.

La folgorante evoluzione in pochi anni del sistema lascia spazio a grandi speranze. Lo spazio di manovra d’altronde è assai vasto, grazie alle possibilità offerte dalla rete, alla crisi del modello consumistico, alla propensione degli individui alla creatività e alla sperimentazione. Nell’epoca triste del capitalismo assoluto, il modello di produzione e distribuzione è entrato in crisi ormai da tempo: quante le fabbriche che chiudono o delocalizzano, i negozianti costretti ad abbandonare la loro attività, o i mestieri che scompaiono? Il modello “usa e getta” ha fallito, non è sostenibile e ridurre il ciclo di vita dei prodotto non ha aumentato la frequenza di sostituzione e di acquisto degli stessi

E un preludio, una assaggio di questa svolta decisiva arriva nel campo della medicina dalla “Wake Forest school of medicine” di Winston-Salem, negli Stati Uniti, dove Anthony Atala e colleghi hanno sviluppato un sistema di sintesi dei tessuti: una biostampante 3D per produrre ossa, cartilagini e muscoli. La macchina stamperebbe e modellerebbe tessuti dalle forme desiderate e grandi addirittura alcuni centimetri. Queste strutture artificiali potrebbero essere il futuro per i trapianti. Il prossimo passo dei ricercatori è capire se si tratta di strutture stabili anche a lungo termine e che riescano a svolgere la loro funzione biologica. Ma la sfida non finisce qui, dovendo altresì verificarne la compatibilità con gli altri tessuti. Se la ricerca darà risultati positivi allora si potrebbero utilizzare le protesi create nei trapianti.

Tale meccanismo di stampa 3D si può inoltre adattare alla possibilità di stampare strati di pelle, facendo così nascere la possibilità di riprodurre veri e propri organi, realizzati a partire da cellule vive. Questo meccanismo prevede l’utilizzo di cellule e materiali organici da trasformare in organi solidi tridimensionali, eliminando così i problemi dovuti ad un possibile rigetto. Una vera e propria rivoluzione in campo medico che permetterà l’abbattimento dei costi consentendo un miglioramento della situazione sanitaria a livello mondiale.