Il nefasto destino di giovani pendolari e le lacrime amare di madri afflitte sostano cupe fra le righe del divenire quotidiano, nel torpore di una mezza estate torrida ed agghiacciante. La Puglia dilaniata dalla obliata questione meridionale è il manifesto del disagio nostrano: la presenza del cadavere come conferma dell’approvazione al cambiamento. Anzi no, in quanto il diktat del regime mediatico consente di tergiversare per un altro paio di stagioni, prima che le ferite infrastrutturali vengano sanate. Le ondate di follia a Nizza invocano attenzione, e l’isteria dell’opinione pubblica non può sottrarsi alla appetibile opportunità di cavalcare il dolore, per speculare consensi ed analisi. Il terrorismo mette sotto scacco le debolezze di una sicurezza comune oramai ostaggio della incompetenza dei servizi d’ordine europei, pedinando in maniera preoccupante l’ordinaria amministrazione di cittadini estranei alle logiche di potere.

Nel mentre la soglia tra la collera per gli accadimenti e la tolleranza verso l’altro si restringere sempre più, la cornice di questo scenario imbarazza più dei tentacoli della ignavia politica e della violenza fondamentalista: impacciati figuri, sprovvisti di fibra etica e di rigida intelligenza, che al clamore dell’attualità preferiscono il mito fittizio di una vana gloria. L’epidemia di Pokemon Go ha asfaltato pure le disfattiste certezze sul declino dei nostri tempi. E potrebbe persino offrire un involontario contribuito all’empirismo sociologico. D’altronde, solo la spigliatezza di un trattato sulle fragilità dell’Ego potrebbe sollevarci dall’imbarazzo del conforto con livelli di indecenza umana e di bassezza culturale difficilmente pensabili – benché prevedibili -. L’intrattenimento (a tratti) malato di un’applicazione informatica incarna tutta una serie di interrogativi impossibili da glissare.

Da un lato, v’è la predisposizione di alcuni attentatori di garantire l’integrità di un’identità religiosa e tradizionale, a costo di mettere in gioco la loro esistenza. Dall’altro, la smania della tendenza di invertebrati che si lasciano ammaliare dal coro delle sirene del conformismo, snaturando l’essenza dell’umanità e porgendola sull’altare del decadentismo, quale voto di obbedienza. La longa manus del relativismo ha sventrato il XXI Secolo in due branche: la schiera delle vittime del lassismo politico-governativo, e la flotta di lobotomizzati dalla cialtroneria tecno-digitale. La prima ingloba le sorti di chi vive l’inefficienza di un sistema ferroviario ancora impostato su un binario, di chi decide di immolare la propria esistenza in nome di Allah, o di chi sventuratamente ed inconsapevolmente si aggira nei pressi delle credenze di quest’ultimo. La seconda dipinge l’affresco di un’orda di imbecilli, schiavi del fanatismo e dell’alienazione, nonché svuotati della più basilare concezione antropologia: il senso della realtà. Cosa si salva di tale Occidente?