La società odierna ha mercificato l’esistenza umana in tutte le sue forme e sfaccettature. Ma neanche i più tignosi ed ostinati avversari della cultura moderna avrebbero immaginato che si sarebbe arrivati a dare un valore economico, scientifico e razionale, quando non banale, al sentimento che è alla base delle relazioni profonde e dei legami solidali tra gli esseri umani di tutte le società: l’amore. Nella sua opera Lineamenti di filosofia del diritto, il filosofo Hegel offre una corretta definizione di famiglia, definendo la stessa come “il primo momento dell’eticità, cioè della condivisione oggettiva di valori morali. [..] l’eticità nel suo momento “immediato” e “naturale”, la prima forma della negazione dell’individuo in quanto tale: ciò che era “due” diventa oggettivamente “uno”;  la sintesi che trasforma, senza perderli, l’uomo e la donna, in un legame indiviso e indivisibile, in un’unica persona”. In altre parole, la famiglia è il risultato di un atto totale di amore, il cui effetto è la negazione della propria individualità, anzi, del proprio individualismo, in favore di questa iniziale ed embrionale espressione e manifestazione di comunità. L’amore è dunque questo atto di donazione totale del sé all’altro, e da tale donazione non strumentale né provvisoria scaturisce la vita.  Questa visione della famiglia, della comunità sociale, dello Stato, poggia dunque su di una concezione di amore che è rifiuto del proprio egoismo e del proprio individualismo difronte alla creazione di un sola  ed unica persona. Ma stiamo parlando arabo! Questa concezione di amore è rimasta intatta forse in quell’esigua porzione di umanità che non ha censurato in toto una concezione spirituale dell’esistenza, che almeno a parole non ha degradato ogni aspetto della vita e delle relazioni umane alla logica del “usa e getta”, del “godo finché dura”, del “domani è un’altra storia”. L’idea di amore come di una forza che regola i rapporti sulla base di un sentire spirituale condiviso, non soggetta ai flussi economici della razionalità che massimizza il godimento e minimizza il sacrificio, è andata ad accrescere l’elenco di tutto ciò che appartiene ad un altro tempo, un’altra società. Un altro essere umano.

Nell’era del post-umano, attingiamo a diverse fonti per arrivare ad una comoda definizione dell’amore: Oroscopi; “esperti” psicologi in grado di sostituirsi ad ognuno di noi nel discernimento e nella determinazione del destino delle nostre relazioni; programmi televisivi come Temptation Island, dove coppie di ragazzi giudicano l’andamento della loro love story mettendosi alla prova con modelli di sesso opposto, come a dire “se resisto è vero amore”; applicazioni telefoniche mediante le quali trovare nei paraggi il partner adatto a determinate e momentanee esigenze… Per arrivare poi alla naturale conclusione di tutto questo processo: love is love. E’ amore ciò che mi fa comodo credere e pensare amore, per il tempo che mi fa comodo, nei modi più consoni al mio modo di intenderlo. Un amore, in altre parole, a forma dell’individualismo dell’uomo moderno, delle sue esigenze, dei suoi spazi, delle sue libertà. Un amore che potremmo definire economico, agli antipodi rispetto alla definizione di amore data da S.Paolo, il quale lo definiva con queste parole: “L’amore è paziente, è benigno l’amore […] non cerca il suo interesse […] Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’amore non avrà mai fine”. Le nuove generazioni hanno smarrito questa concezione di amore, un amore che non è frutto (soltanto) di un colpo di fulmine, di un’affinità, di un istinto, di un gusto estetico. E nemmeno è il frutto di una conoscenza più profonda tra due individui. L’amore incrollabile e duraturo, quell’amore spirituale e fondante le stabili relazioni umane di cui parla Hegel e S.Paolo prima di lui, si costruisce con il tempo, con la pazienza, con il sacrificio, con l’accettazione totale dell’altro, con la continuità, con il rispetto, con quella famosa “donazione di sé” che non bada a spese né a trarre alcun tipo di profitto . Né tale amore necessità di Isole di Tentazioni o sentenze di esperti improvvisati.