Non si può stare sulla difensiva, limitandosi a mantenere lo status quo; il mondo è pieno di novità e anche l’amore deve essere rinnovato. Bisogna reinventare il rischio e l’avventura, contro la sicurezza e il benessere.
Alain Badiou

La Modernità è una realtà negativa, un’effettiva rottura con la Tradizione.
Questo movimento il cui inizio in Occidente è quasi sicuramente databile con l’avvento del Rinascimento per poi consolidarsi durante il periodo del XVIII secolo che coincide con l’Illuminismo. Non può essere fermato o capovolto per un ritorno al prima, sono nate innovazioni senza precedenti, nuove tecniche, affinamento costante dei mezzi, nuovi aiuti nel campo della misurazione, della circolazione e della comunicazione.

Ma il capitalismo contemporaneo? Ben lungi dall’essere quello teorizzato da Marx. Badiou non ne propone un’analisi marxista, motivo per cui viene accusato dai suoi compagni di fede politica di vedere il comunismo come solamente “un’idea campata in aria” e in definitiva lo apostrofano come “un idealista senza rapporti con la realtà”.
Il filosofo apostrofa coloro che pretendono di “essere comunisti senza neanche essere marxisti”, ribattendo con una ferma presa di posizione che preferirebbe piuttosto l’essere marxisti senza essere nemmeno comunisti.
I padroni post-moderni appena la Borsa comincia a traballare, l’economia ad avere problemi e i tassi di crescita incominciano ad abbassarsi, tremano e si riuniscono. Badiou li definisce tutti marxisti, ma appena viene pronunciata la parola “Comunismo” si destano, guardano con sospetto coloro che hanno pronunciato la parola proibita e danno in escandescenza puntando il dito verso il “criminale”.

Il capitalismo si sta espandendo in tutto il mondo: guerre e crisi fanno parte del suo imperterrito sviluppo. I mezzi brutali sono necessari per una pulizia, spazzare via la concorrenza è il bisogno primario, così come permettere ai vincitori di banchettare con la maggior quantità possibile di capitale, ingordi di denaro e di potere. Il razzismo e il nazionalismo sono un terribile muro difensivo contro la ‘minaccia’ di quella parte di popolazione che non ha niente.
Alain Badiou si occupa di analizzare anche il movimento Occupy Wall Street ‘Noi siamo il 99%’, definendolo come un movimento completamente vuoto di sostanza, nonostante la sua presunta capacità di unire le persone. “La verità – sostiene – è che ciò che chiamiamo l’Occidente è pieno di persone che pur non costituendo parte del 10% che costituisce l’aristocrazia dominante, tuttavia fornisce al capitalismo globalizzato una truppa di supporto piccolo-borghese, la famosa classe media, senza la quale l’ oasi democratica non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivenza”, perciò si è ben lontani dall’essere il 99%, sia materialmente che simbolicamente. I giovani militanti di Occupy perciò non rappresentavano altro che un piccolo gruppetto destinato a scomparire non appena l’eccitazione iniziale fosse finita: i partecipanti alle manifestazioni sono spesso molto numerosi, ma quanti portano a termine il corteo? Le persone ‘normali’ decideranno di tornare a quelli che sono i loro impegni quotidiani, ci sarà perciò la necessità di un leader che porti avanti l’azione.
L’unico modo per dare un senso duraturo sarebbe legare la massa reale di coloro che non hanno nulla o possiedono davvero poco, la classe inferiore della classe media, quella precaria e mal pagata.

Tutto dipende dalla rinascita delle alleanze e della sua organizzazione a livello di politica internazionale. “Ma nel presente stato di estrema debolezza di un tale movimento, il risultato oggettivo, misurabile, della uscita dalla tradizione, se avviene nel formalismo mondializzato del capitalismo, non può essere che quello di cui abbiamo parlato, vale a dire una minuscola oligarchia detta la sua legge non solo alla stragrande maggioranza delle persone ai margini della mera sopravvivenza, ma anche alle classi medie occidentalizzate, cioè vassallizzate e sterilizzate” sostiene Badiou “Per millenni, infatti, le differenze interne alla vita umana sono state codificate, simbolizzate, sotto una forma gerarchica”.
La tradizionale simbolizzazione si basa su strutture ordinate che distribuiscono i posti e di conseguenza le relazioni che scaturiscono da questi, le dualità più importanti per esempio codificano una e l’altra parte dentro sistemi gerarchici.
Le libertà vengono così sigillate attraverso la neutralità del calcolo mercantile.