“Non posso vivere una vita convenzionale…Io voglio tutto: le discese ardite e le salite stordite. Certo potrei offendere qualche naso dal sangue blu con il mio incedere vanitoso… io non sarò mai il prediletto di chi schiocca la lingua, si alliscia la barba e parla di ciò che deve essere fatto di questo Homer Simpson” Homer Simpson.

I Simpson sono la serie televisiva animata più longeva di sempre: 560 episodi della durata di circa 25 minuti trasmessi in 26 anni, 26 stagioni e una media di 60 milioni di spettatori a settimana da 70 Paesi diversi, regolarmente ai primi posti nella fascia di pubblico di età compresa tra i 18 e i 49 anni. La serie animata è anche stata vincitrice del prestigioso riconoscimento destinato al giornalismo d’inchiesta e come cartone animato con la satira sociale più pungente. I Simpson non sono quindi un semplice ed efficace metodo di intrattenimento, dietro ai personaggi, e ai loro ragionamenti sottili, si nasconde una fervente critica alla società – un’analisi filosofica e sociale di stereotipi più o meno conoscibili – e una fotografia di essa. I variopinti personaggi incarnano ogni pregio e difetto esistente e nonostante siano presenti sugli schermi internazionali da più di vent’anni, i protagonisti non sono soggetti ad invecchiamento poiché congelano in loro le diverse essenze dell’uomo e la puntuale denuncia verso le ignominie della società, senza alcuna traccia di buonismi.

I temi trattati variano dal razzismo, al rapporto tra i sessi, alla politica, la degenerazione dei mass media, temi d’attualità e addirittura temi di ecologia: argomenti che solitamente possono risultare scomodi, ma che nella commedia vengono affrontati con naturalezza. Rappresentano perciò un mezzo utile per affrontare questioni così delicate, dove la tensione che li circonda viene un po’ attenuata. Inoltre i Simpson, avendo ascendente su un pubblico straordinariamente vasto e vario, comunicano importanti verità su temi profondi ad un più elevato numero di persone, spingendole così alla riflessione. Inoltre i Simpsons rimangono tra i pochi programmi tv per ragazzi in cui la fede cristiana, la religione in generale e la domanda su Dio sono temi ricorrenti. Il rimprovero più che coinvolgere le varie confessioni cristiane investe e stravolge la credibilità degli uomini di chiesa. Porta all’esasperazione un tema non così lontano dalla nostra società, dove la moralità viene annichilita e la religione svenduta. Molti uomini di fede escono proprio dalla loro religiosità per la un’esistenza più materiale. Il linguaggio crudo e spesso volgare, la violenza di alcuni episodi, le scelte estreme delle sceneggiature, il realismo sono spunti di riflessione verso noi stessi prima di tutto, perché il cartone altro non è che lo stravolgimento di ogni singolo individuo.

Nelle storie dei Simpson non c’è mai un lieto fine in senso stretto, ma non c’è nemmeno solamente cinismo e sarcasmo. Si tratta unicamente di un racconto stravolto della realtà e del senso della quotidianità che spesso schiaccia e umilia le persone. Le generazioni vengono educate a non illudersi. In ogni personaggio – come in ogni individuo – emerge l’ottimismo e il pessimismo, la consapevolezza di dover vivere un ruolo sociale e il sogno di voler essere emancipati. Sui loro volti e nelle loro parole è impresso lo smarrimento dell’uomo contemporaneo e i condizionamenti, provenienti dall’alto, a cui è continuamente assoggettato. Le generazioni non sono più educate a un lieto fine, ma devono confrontarsi con una realtà dura e a volte paradossale. I temi e le paure della società moderna e i luoghi comuni vengono toccati tutti. L’abuso di potere che il governo e le grandi industrie hanno sulla gente comune: i politici sono corrotti, esattamente come nel mondo oltre lo schermo, – uomini di potere circondati da belle e giovani ragazze ed esponenti della mafia locale -. Nel cartone animato vengono anche evidenziati i problemi delle forze dell’ordine completamente anestetizzate, soggiogate e deviate dal potente. Ma uno degli elementi che meglio stimolano la riflessione sulla società è senza dubbio uno dei protagonisti: Homer Simpson. Racchiude in se stesso molti stereotipi della classe lavoratrice: è rozzo, maleducato, sovrappeso, maldestro, incompetente, ignorante e pigro. Una serie animata così irriverente potrebbe essere il punto di partenza per un’evoluzione in meglio della società morale. Attraverso la satira e l’ironia giungere al punto per migliorarlo.

“Da quando in qua le persone famose sono oggetto di satira” Homer Simpson.