http://www.ninjamarketing.it/2015/01/12/una-top-ten-dei-marketing-moments-2014/

 “È uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita, bilancio che non ho quadrato mai” cantava la Signora Vanoni in “Domani è un altro giorno”. Oggi a dirlo potrebbe essere Lei, Madama Pubblicità. Ninja Marketing, “il punto di riferimento per l’innovazione nel marketing e nella comunicazione”, autorità di riferimento per “influencer, trend setter, early adopters, in particolare imprenditori, manager di agenzie e aziende, pr, giornalisti, geek e appassionati del Web 2.0” in termini di “risorsa preziosa per comprendere i cambiamenti in atto nel campo del marketing e della comunicazione, nell’innovazione tecnologica e sociale alla base dell’evoluzione rapidissima a cui stiamo assistendo”, ha stilato una top 10 dei momenti migliori e peggiori del marketing del 2014. Momento atteso quanto puntuale, come tutti gli appuntamenti importanti d’altronde. Senza troppa retorica, si ripercorrono ora i momenti più importanti dell’anno che ci ha lasciato, dello Spettacolo che dopo aver debuttato ha chiuso il tendone del calendario per rientrare in scena, puntuale, quattordici giorni fa esatti.

Il decimo posto se lo aggiudica “Il ritorno del Winner Taco” firmato Algida, “acclamato dai fan nostalgici degli anni 90, poiché, si sa, non ci si bagna mai due volte nello stesso gelato”. Giustamente si parafrasa Eraclito (“Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va”): il consumo, soprattutto se come in questo caso cavalca un “revival” caro ai suoi fedeli (leggesi consumatori), si propone come “nuovo”, anzi come “il nuovo” per antonomasia. Come è impossibile bagnarsi due volte nello stesso fiume lo è pensare di poter consumare due volte lo stesso prodotto. Ma nessun problema: a rimediare ci pensa il divenire consumistico anticipato dall’apparire capitalistico chiamato Pubblicità. Torna il Vincitore, così come ci vuole Mamma Pubblicità, passando sotto la porta dello Spettacolo eretta in suo onore. Bentornato, Winner Taco.

Sul podio, al secondo posto, il/la selfie. Fenomeno scontato quanto acclamato, privo di una qualsiasi novità eppure pubblicato come l’inedito più prezioso, “self” quanto “collect”, intimo quanto omologante, sociale ma più ancora social: “l’autoscatto” delle prime foto (“le polaroid”) ha semplicemente cambiato nome. Forse, allora, quello che è davvero cambiato è lo sfondo di ciascuna di esse. La fotografia è ormai un mero specchio degno della più radicata Grimilde. Selfie è oggi sinonimo e indicatore del bisogno di avere conferme. Anzitutto, la conferma del nostro apparire, del nostro esporci e mostrarci a qualcuno, per qualcuno. Ci si fotografa per ricordarsi (magari per capire) che ci siamo, che esistiamo.

Primo posto, scontato, il video più virale dell’anno appena passato: Ice Bucket Challenge. “Nel 2014 la beneficenza e la felicità sono diventate contagiose. Con l’Ice Bucket Challenge ci siamo gettati addosso dell’acqua ghiacciata per la lotto contro la SLA”. Quanto a questo fenomeno (e non rispetto alla lotta alla malattia, va da sé, anche se è sempre meglio dirlo) si ricordi ora almeno un commento, quello di Massimo Cacciari, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano: “È una réclame per chi lo fa… Se èbeneficenza, è beneficenza pelosa. Se le persone comuni si tirassero l’acqua gelata addosso, che effetti positivi sortirebbero sulla propensione al bene degli individui? Sono mode nate nella società della pubblicità. È tutto banale, tutto molto banale… Vedo solo il deprimente spettacolo di giovani che si tirano l’acqua addosso”.

Ninja Marketing trae quindi un bilancio, un pronostico quasi al sapore di oroscopo per il neonato 2015: “Ecco qui la sintesi dei marketing moments 2014: stiamo sviluppando una fortissima capacità di empatica simbolica e digitale che dà vita ad un fascio di condivisioni velocissimo e denso: il 2015 inizia con #JeSuisCharlie, un segnale triste ma inequivocabile del nostro bisogno di sentirci uniti e fare fronte comune. Per una buona causa ma anche per un brand, se ne esistono i presupposti!”.

 Buoni propositi o simpaticissime minacce?