Tra i grandi nomi del panorama cinematografico e teatrale italiano del secolo breve Giorgio Albertazzi, senza dubbio, si impone con notevole autorevolezza, emblema vivente di quello spirito geniale e guascone tipicamente italiano. Insieme a Vittorio Gassman, Carmelo Bene, Marcello Mastroianni, rappresenta la classica immagine del “Divo” italiano,  dell’uomo che esprime la propria grandezza artistica sul palcoscenico sapendo, al tempo stesso, mantenere il proprio genio anche nella vita quotidiana, dedicando tutta la propria esistenza all’Arte. Nella sua lunga esistenza durata novantadue anni mai ebbe timore della morte, di quella morte intesa come un misterioso passaggio ad altro della vita di un uomo, misterioso ed eccitante. Amante della cultura classica, nel suo repertorio artistico inserisce innumerevoli capolavori del patrimonio culturale antico e moderno: si ricordano, in particolare, le celebri letture tratte dalla dantesca “Divina commedia”, piuttosto che “Il mercante di Venezia” e, l’ancora più celebri “Memorie di Adriano”.

Nato a Fiesole il 20 agosto del 1923 da una famiglia piccoloborghese, trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza tra il caloroso ed ancestrale panorama delle campagne fiorentine. A vent’anni, nel 1943, si arruola nella Guardia Nazionale Repubblicana della RSI col grado di tenente, partecipando ad alcune importanti azioni belliche contro bande partigiane. Albertazzi non rinnegò mai quell’esperienza,  intrapresa – come molti altri giovani della sua generazione- in quanto attratto, nel profondo, dalla struttura rivoluzionaria, sansepolcrista e sociale del neonato governo di Salò. Nel 1945, persa la guerra,il giovane Albertazzi subì la sorte comune agli ex-repubblichini, venendo arrestato per collaborazionismo e rinchiuso in carcere fino al 1947. Liberato, riesce a conseguire il diploma di ginnasio e la laurea in architettura, iniziando , già sul finire degli anni quaranta , ad inserirsi nel mondo del teatro interpretando l’opera shakespeariana “Troilo e Cressida”, diretta da Luchino. In contemporanea inizia a collaborare con la nascente televisione, riuscendo, sul finire degli anni Cinquanta, ad affermarsi nel panorama nazionale divenendo famoso per interpretazioni radiofoniche e televisive di sceneggiati e romanzi letterari , come “Delitto e castigo” di Dostoevskij.

Nel decennio del boom interpreta opere del calibro de “L’Edipo Re” di Sofocle, evidenziando tutte le qualità tipiche d’un attore di razza: in questo senso, dirada le apparizioni sul piccolo schermo, incentrando la propria attività quasi interamente verso il teatro: l’evoluzione del grande talento lo porta anche a intraprendere, con successo, la carriera di regista. Nel 1980 cura, per il teatro La Fenice di Venezia, la  regia e l’adattamento di Peer Gynt, da Henrik Ibsen, con musiche di scena di Edvard Grieg, di cui fu anche voce recitante. Instancabile performer, ritornerà in TV per un magistrale ciclo di letture dantesche, ribadendo, in piena vecchiaia, il suo innegabile talento recitativo.  Artista totale, Giorgio Albertazzi rientra a pieno titolo tra i grandi esponenti della Cultura Italiana del Novecento: dal burrascoso periodo bellico di Salò fino alla piena maturità e alla senilità è stato in grado di mostrare al suo amato pubblico le vie più alte della complessa e difficile arte della recitazione, difendendo nobilmente la grande tradizione nazionale del Teatro.