È diffusissimo assumere la natura del rapporto amoroso e sessuale come diametralmente opposta in uomini e donne. I comportamenti differenti si ascrivono non all’educazione, ma ad una intrascendibile condizione psico-fisiologica. In quali limiti pertengano alla prima o alla seconda è difficile a dirsi, ne sappiamo poco; ma non troviamo assurdo asserire che tanto di ciò che oggi è presente e accettato pacificamente come naturale, sia dovuto all’educazione.

L’uomo, per esempio, che deve portare avanti la sua stirpe, è per natura portato ad essere predatore, e all’indole innata di cacciatore non può trattenersi: deve esprimere tutta la sua sessualità come meglio crede. È risaputo. Le donne vengono mostrate ai ragazzi, sin da piccoli, in tutte le loro forme (ma non certo nella loro totalità), meglio se con certi canoni, quelli che poi i porno sapranno restituire e, in parecchi casi, storpiare sino al ridicolo. In tv è lo stesso, donne nude e sceme. E ciò lo si sa: ma, pace, tanto è figa! Questa diventa la meta, la ragione della propria sessualità: il piacere di possedere quelle forme e su di esse soddisfare le proprie fantasie, che oltretutto davvero proprie non sono. Allora si incoraggiano i figli, gli amici a questo fine; si ammicca ai conoscenti che perseguono questa linea di pensiero nei loro infiniti gesti – che, date le premesse, potranno contenere ogni tipo di violenza – da “latin lover”.

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Quante volte si sentono uomini grandicelli, magari padri di famiglia, esibire questa scempiaggine, facendo maliziosi e volgari apprezzamenti alle ragazzine, magari proprio alle amiche della figlia? Quante volte in discoteca il più dolce approccio tentato è stato una palpata al sedere o un tentativo di avvicinamento sgraziato alla bocca? Quante volte, per strada, le avances da parte di sconosciuti sono state volgari, come se davanti non si avesse una persona, ma un vuotissimo corpo alle proprie dipendenze? Non è forse doloroso tutto ciò?

E le donne? A loro sembra andare un poco meglio. Quantomeno manca quella inspiegabile scissione tra la fisicità e la spiritualità: non si insegna loro il corpo in astratto, si insegna il corpo come parte di un’anima. A nessuna bambina verrà insegnato come deve essere un bel pettorale, quanto lungo un membro, o quanto dovrà essere bello il proprio fidanzato per essere presentato agli amici. Alle donne si insegna che l’aspetto non conta separatamente dal “cervello”; che non importa se il proprio uomo non è il più bello, ma è certo che deve essere il più gentile, quello che la tratta bene. Che non ci si deve far ingannare dagli arroganti bellocci, o quelli dediti spasmodicamente alla propria immagine, perché quelli sono soggetti inaffidabili, dai cattivi princìpi. In che cosa consistano poi quei veri princìpi da perseguire nessuno lo sa, tutt’al più vagamente, ed è certo che una volta date queste basi non verranno più approfonditi. Quindi a noi va bene fino a lì. Ed è un male perché mille volte le future donne finiranno impantanate in rapporti immondi, solo perché, ai primi tempi, quell’uomo venerato, le trattava divinamente, con regali, gentilezze e parole dolci. D’altronde erano gentili, no? O, viceversa, non sapendo minimamente cosa voglia dire lo “stare bene insieme” troppe volte millantato, non saranno all’altezza di un rapporto, ma avranno in mente sì e no quelle poche scene di Barbie che si compra i vestiti per la cerimonia con Ken. E saranno capaci di violenze diverse, ma sempre violenze: come sempre nate dal non sapere ciò che si fa. Se lo “stare bene” è formale, non se ne sa il reale contenuto: si farà a casaccio, senza stare mai bene davvero.

Focalizzandoci sulla differenza sessuale, l’immagine assurda che restituisce il nostro mondo è quella di un padre che, da un lato, spiega dolcemente alla sua bimba che nessuno mai potrà toccarla e farle del male, che solo un uomo fantastico potrà averla; dall’altro, invece, sorride e gioisce del figlio che, sin dalle scuole, comincia a fare il galletto con tutte le ragazzine, che finalmente diventa uomo! La figlia sofferente che quel padre voleva proteggere sarà conseguenza del figlio di altri che doveva esser uomo. Il proprio figlio latin lover sarà il dolore di una figlia che un altro padre aveva a cuore. Non è tristemente patetico?

Certamente il quadro qui tracciato ammette le dovute eccezioni, e non vuole affatto essere una lotta tra i sessi: indica una tendenza schizofrenica, e sarebbe meglio se venisse sanata. Le violenze si presentano da ambo le parti, seppur in misura diversa. E fino a che queste cattive abitudini non verranno sradicate, educando – perché di educazione e non altro si tratta – le conseguenze si ripercuoteranno sempre su tutto il mondo “adulto”, che oggi, giustamente, lamenta una grave crisi. Le coppie fallite sono figlie (anche) di questo pensiero maldestro.

L’opinione dell’autrice offre un punto di vista originale rispetto alla trita questione sulle differenze sessuali: la pluralità delle fonti è un criterio fondamentale della nostra linea editoriale, oltre che un punto d’onore. La considerazione che teniamo nei confronti del nostro Lettore ci permette di osare dove gli altri meschinamente fermano il passo. Il Caporedattore