Dai ghetti di Harlem agli aperitivi della Milano bene, il passo è stato breve. Insomma, pane al pane e vino al vino: non se ne può più di questi rapper, ricconi senza arte né parte che pontificano sul nulla. Dov’è finito il rap sporco e crudo? Quello alla Public Enemy, per intenderci. Musica di strada per gente di strada. Quello del “Fight the Power” urlato a squarciagola con il pugno chiuso. Sì, forse non era il massimo, un po’ pacchiano: denti d’oro, catene al collo ma era pur sempre meglio del duo Fedez&J-ax. Non tanto sotto il profilo musicale – sia chiaro – ma sotto quello sociale. Siamo stanchi del doverci sorbire le opinioni di chi intona peana su quanto la marjuana gli abbia permesso “barca, moto e yacht”. La nostra non è “invidia sociale” – come scriveva J-ax in un suo recente tweet – ma sommo distacco da una realtà che non ci è per nulla affine.

Probabilmente non conosceremo mai le “gioie” di una canna sopra ad uno yacht, o quelle di non dover pensare al traffico perché giriamo sopra “un’ auto blu”, ed è proprio per questo che delle vostre opinioni, non ce ne può fregar di meno. Il pop-holo, per dirla con il lessico di Fedez, non ha niente a che spartire con questa nuova borghesia. Quella che ha smesso la camicia per indossare degli abiti più comodi e à la mode. Quella che crede di poter ergersi a portavoce delle ingiustizie, mentre ancora si permette di utilizzare termini come “invidia sociale”.
Fedez e J-Ax sono la rappresentazione di una borghesia improduttiva ed autoreferenziale, totalmente distaccata da quella che è la realtà del resto della paese. Ed i recenti fatti di cronaca, quelli che hanno visto i bagordi del rapper Fedez infrangersi nei pugni del suo vicino, ne sono la rappresentazione più fedele. Proprio perché il pop-holo non è quello che si consuma lentamente tra alcool e festini – per quanto divertenti possano essere – ma quello che si alza alle sei del mattino, nella speranza di non finire imbottigliato nel traffico. Insomma, quello che sogna la ribalta ma che in fin dei conti deve scendere a patti con una realtà ferale. Ma soprattutto quello che è in grado di rispondere per le rime alle invettive di questa nuova borghesia in snapback e scarpe da skate.

Ridateci i vari Lemmy Kilmister, Sid Vicious, insomma, e riprendetevi le brutte copie di Bono Vox. Questi artisti che si ammantano di un ribellismo di facciata, scimmiottando le tematiche sociali a colpi di tweet, hanno stancato. Non ce ne si fa nulla della solidarietà enfatizzata sui social network, se i soggetti sono sempre quelli: eterni Peter Pan, tanto vicini quanto lontani dalle problematiche social della nazione.