“Il mito della crescita perpetua è entusiasticamente abbracciato da economisti e politici come un pretesto per evitare di assumere dure decisioni di fronte all’umanità. Il mito promuove l’impossibile visione secondo cui una indiscriminata crescita dell’economia è la cura per tutti i problemi del mondo, mentre è di fatto (per come viene attualmente praticata) la malattia all’origine delle nostre insostenibili pratiche globali.”
Environmental and development challenges: the imperative to act, 2012

I cultori dell’efficienza avranno da obiettare ma la condanna alla crescita economica impedisce a lungo termine l’implementazione di forme di risparmio energetico. Il costante incremento nel numero di risorse utilizzate e nel volume dei beni e dei servizi prodotti, dogma incontestabile del pensiero economico mainstream, annulla gli effetti benefici della oculatezza energetica. Anche l’efficienza nell’uso delle risorse ha come effetto ultimo quello di aumentare la crescita: le aziende impiegano i guadagni economici derivanti da un risparmio di energia o risorse per espandere le proprie attività; lo stesso vale per le famiglie. Il risultato è che nel tempo la domanda di energia e di risorse aumenta. Un esempio lampante è costituito da chi compra un’auto energeticamente efficiente. Una spesa più bassa per il carburante si traduce in un maggior utilizzo dell’autovettura. Il fenomeno in questione è definito “effetto rebound” e illustra come l’efficienza sia un’arma a doppio taglio in campo ambientale.

Eva Alfredsson, incaricata dell’Agenzia svedese per l’analisi delle politiche di crescita, ha preso in esame gli effetti di uno stile di consumo più morigerato in un gruppo di famiglie svedesi. Il risultato, del tutto inaspettato, è l’aumento del consumo di energia e di emissioni di carbonio nel lungo termine. Tutti i risparmi riguardanti le emissioni climalteranti e i consumi verrebbero reinvestiti in attività che peggiorerebbero la resa finale, provocando un incremento complessivo nell’uso di risorse ed energia. Le riduzioni sono assorbite dopo appena pochi anni anche in caso di cambiamenti significativi nello stile di vita: la capacità onnivora dei nostri modelli di consumo risulta inarrestabile anche se sottoposta a rigidi paletti. La continua crescita dell’economia divora nel tempo tutti i risparmi conseguiti se non vengono introdotte adeguate misure collaterali per contrastare l’aumento della domanda, come una tassazione gradualmente più alta sull’energia. Il miglioramento dell’efficienza nell’utilizzo dell’energia e delle risorse non è la soluzione universale al problema della sostenibilità; disaccoppiare la crescita dal prelievo di risorse è impresa vana, per ottenere guadagni durevoli bisogna prendere in considerazione altre politiche.

Il Giappone è un valido modello di riduzione sostanziale della domanda di energia: utilizza circa la metà dell’energia per unità di prodotto rispetto alla media Ue, e un terzo rispetto agli Stati Uniti. Essendo fortemente dipendente dalle importazioni di energia e quindi soggetto alle impennate dei prezzi del greggio, il paese del sol levante ha stabilito un sistema di incentivi all’economia che impedisce la crescita indiscriminata dei consumi energetici, elemento che non ha minato la concorrenzialità delle aziende giapponesi operanti nell’ambito dell’IT. Correre a perdifiato, specie senza una destinazione, è il modo più veloce per esaurire le forze e rimanere inesorabilmente immobili.