Il desiderio di raggiungere l’oltre ha da sempre caratterizzato l’uomo, fornito della volontà di trascendere non soltanto la soglia della propria epoca ma anche quella della propria età, di proiettarsi in un tempo sia futuro o passato rispetto al presente che si trova a vivere. Un tempo questa aspirazione irrealizzabile e quasi congenita restava, nonostante tutto, confinata nell’ambito di una romantica rêverie, soggetta alla autorevole presa di coscienza di non poter sfuggire alla realtà –quella del presente, della storia, della propria età che inesorabilmente avanza. Questa consapevolezza costituiva inoltre un necessario requisito per non vivere nel mito del passato, per non considerarsi dei fanatici nostalgici o degli illusi. La coscienza dei propri limiti, riflessione che è di una banalità soltanto apparente, ha sempre indotto l’uomo a credere che vivere implichi il dover essere sé stessi in modalità differenti, a seconda delle diverse fasi della vita che gli spetta di esperire. Così, grazie a quel misto tra l’illusione che spinge a sognare altre vite e la consapevolezza che ancora al proprio campo d’esistenza reale, aggettivi come giovane e vecchio erano fortemente discriminatori, e determinavano una polarità grazie alla quale l’illusione e la nostalgia potevano essere vinte dall’imprescindibile coscienza del dover essere giovane o vecchio a tempo debito, di poter assolvere una gamma di attività e doverne prendere o abbandonare delle altre, di dover mettere a servizio della società la propria sapienza.

Rispetto ad una società nettamente divisa in due classi d’età, ci si rende conto, dall’osservazione della facies della società contemporanea, che qualcosa è cambiato. Più volte è stato osservato come oggi la linea di demarcazione tra gioventù ed età adulta si sia negli ultimi anni spostata di molto, differendo l’entrata nell’età adulta di coloro che sembrano dover essere pueri aeterni. E’ necessario però osservare, in aggiunta a questo, un progressivo livellamento di tendenze ed abitudini delle due classi di età. Ad un giovanilismo estetico -che porta a voler replicare in modo grottesco i tratti della gioventù sul proprio volto invecchiato- si accompagna un giovanilismo etico che trova il suo punto di forza nella leggerezza di una deresponsabilizzazione che è più grave di quella giovanile, perché non ritarda la propria crescita ma fa atto di abiura contro di essa, negando contemporaneamente valore alla propria esperienza. La morte della classica concezione tripartita del tempo (ieri oggi, domani) a favore della moderna vittoria della dimensione dello hodie, rende quasi inconcepibile la vita come divenire e quel congenito desiderio dell’oltre inteso come altrove spazio-temporale. Il sogno di quest’ultimo implica infatti proprio ciò che si rifiuta, ovvero un processo di razionalizzazione che porta all’oggettiva accettazione di quella realtà che si vuole trascendere sì, ma che però si riconosce come qualcosa di dato e di tangibile. Impossibile ormai considerare sé stessi come fanciulli invecchiati portatori di un’esperienza sapienziale. La modernità sembra suggerire che il passato non esiste perché non è più, l’esperienza che ne deriva non è dunque applicabile alla vita di oggi o alla previsione di quella di domani.

Al valido surrogato della giovinezza interiore, si è sostituito un improbabile giovanilismo che alla lunga sarà destinato a scoprirsi come fallimentare ed insufficiente; questo avverrà quando il vecchio diverrà anziano e si troverà necessariamente di fronte alla propria immagine decadente, senza armi per poterla dissimulare. Forse solo a quel punto l’uomo capirà l’errore. O forse no, malauguratamente, non si pentirà, non sarà capace di interrogarsi e di rispondere alla domanda perché?, del resto vecchio ma privato di una sapienziale esperienza. Continuerà allora a rimanere inebetito di fronte ad un perché no?, assuefatto da ciò che potrebbe essergli lecito secondo potenza, dimentico di ciò che gli si addice secondo natura: un’esperienza che è dignità del proprio vissuto e lungimiranza; una sapienza che è educazione al sogno e al ricordo.