di Damiano Rossi

L’Europa contempla la sua immagine e scorge nel riflesso del dolore di Parigi il vuoto, l’abisso, il nulla della sua stessa narrazione. Per comprendere la forza attrattiva di Daesh tra i giovani d’Europa è necessario indagare la crisi del racconto politico delle democrazie liberali rappresentative e l’incapacità di quest’ultime di costruire un mito collettivo, una metanarrazione non escludente in grado di costruire un forte legame sociale della comunità.
La funzione del Mito, in quanto racconto condiviso all’interno di un comunità, rappresenta la cementificazione del sistema comunitario stesso attraverso la condivisione di una struttura valoriale mirata alla costituzione di una Bildung condivisa. ”Ciò che viene trasmesso con i racconti è il gruppo di regole pragmatiche che costituisce il legame sociale” sintetizza Lyotard, analizzando la pragmatica del sapere narrativo. La condizione post-moderna, la crisi delle narrazioni e dunque delle grande ideologie, o meglio il prevalere del monismo ideologico capitalistico-liberale, ha di fatto lasciato spazio al mito individuale professato dal Mercato, eliminando codici culturali e linguistici antagonistici di questa Weltanschauung moderna. L’Homo consumens, ovvero la concezione di una realizzazione esistenziale attraverso la merce è stata la meta narrazione imperante nel vuoto del post-moderno.

Il rifiuto di ogni liturgia laica o sacrale si è basato sul mito della libertà individuale e del personale libero arbitrio morale, costruendo in tal modo una propria narrazione culturale e valoriale particolare, cancellando il senso comunitario del mito. Se tale concezione può essere considerata positiva in termini di libertà del singolo membro della comunità, di fatto la perdita di una identità collettiva basata su una meta narrazione comune non ha portato benefici in termini di conquista dei diritti politici o sociali ma al contrario ha condotto a una sempre maggiore apatia nei confronti della vita partecipativa dello stato, divenendo cosa altro da sé e dal proprio metaracconto: la res pubblica come limite dell’individuo.
Le democrazie liberali hanno elicitato tale processo favorendo un ritorno ad una regime democratico di stampo elitario, costruendo una netta cesura tra governanti e governati, con quest’ultimi sempre meno coinvolti nelle scelte decisionali dello Stato. Le conquiste, se considerabili come tali, si configurano su un piano meramente di costume o sessualità, in generale in categorie sovrastrutturali.

Analizzando il proselitismo di Daesh nel continente europeo si osserva al contrario l’elaborazione di un tessuto narrativo e mitologico di grande forza affabulatoria. La narrazione nazionalista di uno stato islamico si lega ad una liturgia religiosa di stampo integralista e arcaizzante, costituendo una forte meta narrazione basata sulle categorie concettuali dicotomiche di Sacro/Profano, Antico/Nuovo, Comunità/Individuo.                                             La forza di attrazione di Daesh per i figli musulmani dell’Europa moderna si viene dunque strutturando in una dialettica antinomica rispetto al mito individuale occidentale. Le capacità di reclutamento di Daesh si esercitano al di fuori dei canali comunitari della moschea, sistema collettivo composito, e dunque della comunità islamica locale, ma attraverso un’adesione individuale attraverso social network, nell’isolato spazio di un’abitazione, davanti al monitor di un personal computer. In questi termini la moschea in quanto luogo di strutturazione comunitaria si definisce come argine stesso al proselitismo fondamentalista, al di là di qualsiasi retorica anti-islamica. Gli attentatori europei sono figli della meta narrazione atomizzata della cultura occidentale e in quanto tali, poiché atomi alienati, sono attratti dalla forza narrativa dello Stato islamico.