“Il giramondo vive in un mondo più piccolo rispetto al contadino, respirando sempre un’aria locale. Londra è un luogo, paragonata a Chicago; Chicago è un luogo, paragonata a Timbuctù. Ma Timbuctù non è un luogo, perché almeno laggiù vivono uomini che la considerano l’universo e che respirano non un’aria locale, ma i venti del mondo”.

Gilbert Keith Chesterton

– Ciao Elena, dove te ne vai?
– Parto. Parto al più presto perché in questa città di provincia non voglio più stare.
– E’ successo qualcosa di particolare?
– No. Niente di particolare. Per questo parto, perché ho bisogno di qualcosa di particolare.
– Vai all’avventura?
– Sì. Voglio l’avventura.
– Ma se te la scegli, non è più un’avventura. Le vere avventure sono quelle che noi non scegliamo.
– In questa città non esiste avventura. In questa città c’è solo mio fratello che mi rompe le scatole, mio padre che è rigido, mia madre che è ansiosa, la mia amica Elisabetta che m’invidia, il mio ragazzo Carlo che si prende gioco di me… dov’è l’avventura in tutto questo?
– Calmati. Io di avventura ce ne vedo molta.
– E mi spieghi dove sarebbe?
– Nel fatto che tuo fratello, tuo padre, tua madre, la tua amica Elisabetta, il tuo ragazzo Carlo non te li sei scelti. Te li hanno imposti. Sono sempre lì, e tu non puoi farci niente.
– Lascia perdere. Io non voglio quel tipo di avventure. Io voglio conoscere il mondo.
– E dove te ne andrai, per conoscerlo?
– In una grande città. Nella città più grande che esiste, in una città tanto grande da essere sicuri che lì c’è il mondo, in tutta la sua complessità.
– Allora potrai conoscere tanti inglesi, giapponesi, indiani, francesi, spagnoli, sudafricani… Sarà affascinante.
– Sì. E se poi non mi andranno a genio, partirò un’altra volta. Questo è il bello di viaggiare: che in un viaggio le persone non finiscono.
– E si possono evitare.
– Già.
– Sai che dicevano i latini?
– Che dicevano?
– “Cambiano il cielo, non l’animo, coloro che si spingono al di là del mare.”
– L’avrà detto qualcuno con l’animo fiaccato. Io non ho l’animo fiaccato. Non devo cambiare animo, devo solo trovare chi mi capisca.
– Nell’ultimo periodo è partita tanta gente. Ed è partita con la tua stessa motivazione: per conoscere il mondo.
– E l’hanno conosciuto?
– Sì, a loro dire. Sono tornati con un sacco di racconti. Ma nessuno è tornato con il mondo.
– Che intendi?
– Che nessuno è riuscito a far conoscere il mondo a chi invece era rimasto qui.
– Non essere sciocco. Il mondo non puoi riportartelo a casa.
– Certo che non puoi. Perché il mondo è la tua casa.
– Basta con queste stupidaggini! Mi sembri un pigro, un invidioso. Uno che vuole giustificare la sua pigrizia con gli sproloqui. Come tutti gli abitanti di questa città. Come la mia amica Elisabetta.
– Può darsi, ma è proprio questo il punto. Non sono io ad esser pigro, è il mondo che lo è. Non è Elisabetta a invidiarti, è il mondo a invidiarti. Non è la città a sproloquiare, è il mondo a sproloquiare. Puoi sfrecciare su un taxi che ti porta a Times Square come spassartela di notte in cento club di Londra. L’America ti sembrerà una contorta linea di grattacieli, e l’Inghilterra un paese votato al divertimento. Ma l’America non è una contorta linea di grattacieli, e l’Inghilterra non è un paese votato al divertimento. Qui il mondo lo puoi conoscere meglio: perché devi conoscere la gente qualsiasi, non le persone che ti sei scelta. Perché devi litigare con Elisabetta, non fare amicizia con un fusto americano. Perché da Ponte Pattoli, il mondo, è vicinissimo: da un aereo neanche si vede.
– Chi se ne è andato, sono sicura, si è trovato bene. Non ha avuto pensieri, e si è un po’ riposato. Non ha avuto screzi, e si è un po’ calmato. Non ha avuto una famiglia a cui render conto, e si è lasciato andare.
– Sicuramente. Ma non ha conosciuto davvero il mondo. Il mondo è un ginepraio di pensieri, di screzi, di persone a cui render conto. E per quanto è autenticamente irritante, per quanto è autenticamente illogico si può arrivare persino a detestarlo. Tu disprezzi Elisabetta perché è la vera avventura. Tu disprezzi Elisabetta perché rappresenta il compromesso del mondo. Ma se ti sforzi di conoscerla a fondo, se ti scontri con le sue bassezze, se cominci a indagare la grazia con cui pela le patate o guida la macchina, e fai lo stesso con Carlo, Federica, Manuele, Enrico, zia Gemma, nonno Gino, il lattaio Mauro, il barista Anselmo, il professor Biffi e tutti; se fai questo, dicevo, viaggiare non ti servirà: conoscerai il mondo e tutti gli abitanti del mondo e allora il mondo non sarà più un problema.
– Non è così. Il mondo sta là fuori e mi aspetta.
– No. Il vero mondo non sta fuori, il vero mondo sta all’interno.
– Non me ne frega niente. Parto e, al mio ritorno, sarò migliorata.
– Vai, allora.
– Vado!