La politica, da sempre, ha vissuto in questo sistema dualistico, bipolare, manicheo, in questa costante contrapposizione di fronti: destra e sinistra. Questa opposizione tra gli estremi non rappresenta semplicemente un’opposizione d’ordine strutturalmente politico ed economico, ma, al tempo stesso, una naturale opposizione di pensiero, un’opposizione radicale tra prospettive esistenziali diametralmente opposte tra loro. La politica contemporanea, a partire dalla fine dell’Ottocento (epoca storica nella quale si delinearono le principali dottrine politiche, sociali ed economiche del nostro tempo), ha assunto, sostanzialmente, con costanza, sempre questa fisionomia generale, tra varianti molteplici, espresse o dal cosiddetto “centrismo politico” o dal cosiddetto “estremismo politico”. La destra, in origine, nasce come complesso d’aggregazione di tutte quelle espressioni di pensiero che, a partire dal periodo post-illuminista, prediligevano un approccio maggiormente conservatore e reazionario al mondo e alle problematiche del reale, mentre, la sinistra, come naturale unificazione di tutte quelle posizioni di pensiero fiorite dalla rivoluzionaria filosofia dell’economista e filosofo di Treviri Karl Marx.

Il sistema delle destre, dunque, nasceva, agli albori, come chiara volontà di mantenimento e tutela del potere e delle istituzioni, a sostegno, ad esempio, dei sistemi monarchici d’Europa, della libera economia borghese, dell’imperialismo di fine secolo, del militarismo, gettando così le basi per l’affermarsi dei successivi nazionalismi del novecento. Le forze di sinistra, invece, figlie universalmente degli irriverenti e sconcertanti scritti del filosofo de “Il capitale” – il quale, con la sua dialettica storica e materialistica, con la sua forte ripresa dei concetti di fisica atomista formulati prima da Democrito (il filosofo di Abdera che si guadagnò la dannazione eterna, con la condanna dantesca d’aver posto il mondo a caso) e poi da Epicuro, e la sua ripresa del tema dell’evoluzione della storia, già affermata da Hegel nella sua filosofia dello spirito nei termini di processi dialettici di negazione continua, nell’ottica di scontri di classe, pose in rovina le fondamenta solide del sistema cattolico, monarchico e borghese del tempo- nacquero come naturale controparte rivoluzionaria, de-mistificatrice del sistema delle cose ed anti-reazionaria. Nel corso dei primi anni del secolo breve destra e sinistra hanno sempre mantenuto una certa uniformità e coerenza nell’opposizione, sfociando, la prima, specialmente in Italia, nella nascita dei partiti nazionalisti militaristi e, la seconda, inizialmente nell’unica linea del Partito socialista, vedendo, dopo il “Congresso di Livorno” del 1921, una frattura al proprio interno, con il costituirsi anche del “Partito comunista” di Antonio Gramsci. Dopo il secondo conflitto mondiale, la tragica esperienza dei totalitarismi, le stragi umane senza eguali e l’inevitabile fallimento dei due principali blocchi nazionalistici d’Europa (il latino partito fascista ed il germanico partito nazionalsocialista), la destra, pur continuando a sopravvivere con la presenza di movimenti nostalgici, assunse toni sempre più moderati, dando vita al già citato centrismo, che vide esprimere correnti di pensiero d’orientamento cattolico-conservatore e liberal-democratico. La sinistra, allo stesso modo, dopo il periodo della celebre de-stalinizzazione del sistema sovietico, e le macabre realtà venute a galla anche ai danni del grande blocco comunista dell’est, frammentò altrettanto le proprie forze, vedendo la nascita di una forza di centro sinistra (che, tuttavia, come movimento politico e culturale esisteva già da molto prima), ormai presente in tutta Europa, nata come compresso tra il marxismo ed il liberismo: la socialdemocrazia. Ecco che, dopo la fine dell’ultimo grande conflitto mondiale, nacque il famoso “centro politico”, che , per così dire, contenne quella accesissima disputa dialettica tra estremi che aveva caratterizzato il primo corso della politica contemporanea. Ma, in effetti, la politica era ormai morta, non si trattava più dell’originaria politica greca e latina, nell’accezione di confronto dialettico tra idee opposte, ma l’esigenza sempre più ingente era quella di eliminare le forze estremiste e sostenere le forze moderate, delineando uno scenario di continui compromessi falsamente democratici, anti-rivoluzionari, assolutamente ed unicamente riformisti, che tutelassero la sopravvivenza equilibrata del sistema delle cose (a prescindere dalla validità stessa del sistema).

Le forze del centro destra, fedeli al loro conservatorismo reazionario, durante la fine del secolo, svolsero, sostanzialmente, il ruolo di guardiani dei valori borghesi e le forze del centro sinistra di propugnatori di una politica pseudo-socialista ma in armonia col sistema capitalista. Ed ecco che l’eroica filosofia marxiana della critica spietata ai soprusi, alle ingiustizie, contraddizioni ed ineguaglianze tipiche dei modelli capitalisti divenne una sorta di presa in prestito di fascinosi ideali social-filantropici con l’unico scopo di difendere e mantenere salda la presenza del capitalismo stesso. Nell’ambito della politica italiana, infatti, l’attuale sinistra si manifesta soltanto nelle vesti di quel centrismo moderato in espressione al renziano “Partito democratico” (nato da scissioni, morti e resurrezioni continue della sinistra), mentre, la destra italiana, per quasi un ventennio, é stata la roccaforte del rampante imprenditore milanese, incarnazione autentica del capitalismo senza etica, Silvio Berlusconi, con la sua retorica di difesa continua al libero mercato, all’economia della competizione e alla continua denuncia, sostanzialmente, all’opposto sistema di stampo marxista ed ai magistrati di sinistra.

Negli ultimi decenni, inoltre, la destra italiana, ha visto la formazione del movimento politico della Lega nord, fondato da Umberto Bossi, in origine creato in ispirazione a quel modello federalista (già teorizzato da Carlo Cattaneo) in contrasto, invece, con la destra nazionale, ed, oggi, rappresentato dal “comunista padano” (come si definisce lui) Matteo Salvini, ormai fortemente slegato da quel regionalismo delle origini e maggiormente legato ai nazionalismi europei (ad esempio “Il fronte nazionale francese di Marine Le Pen). Tuttavia, la retorica politica e propagandistica del giovane leader milanese é sempre la medesima (già avviata dal suo predecessore nei confronti dei cosiddetti “meridionali”): la demonizzazione dell’immigrato e dello straniero in generale (illudendo le masse che la causa d’ogni collasso sia d’attribuire a minoranze sociali e culturali anziché all’ordine istituzionale del potere). Così, la politica del nuovo millennio, tra formali ed inconsistenti divisioni di poli, si avvia non più verso quel naturale compito che competerebbe alla dialettica politica, ovvero la difesa di principi, valori e modelli culturali precisi, ma verso la difesa e la darwiniana conservazione del sistema di potere globale. Il politico di sinistra si serve di un vacuo socialismo apparente per tener quiete le forze di spinta rivoluzionaria e legittimare il modello del capitalismo mondiale; il politico di centro destra, invece, continua a sostenere tenacemente la tesi del modello neo-liberista come unica via possibile, promettendo una libertà nei rapporti più particolare che universale, mentre il politico della destra pura estranea il potere da ogni possibile accusa ponendo saggiamente i riflettori su minoranze sociali indifese (facendo apparire il potere come sano ed in crisi a causa non della sua natura stessa, ma di un tarlo divoratore che proviene dal basso). Ed, intanto, i poteri forti continuano a progettare e a concretizzare il loro grande ordine mondiale, dove ognuno vive, produce e pensa in funzione dell’unico e grande “Dio capitale” e la democratica e naturale divergenza politica va scomparendo, lasciando libero spazio ad uno strumentale stato di omogeneità ideologica.