Se si volesse avere senso della pienezza di una vita vissuta oltre la linea del conformismo basterebbe sfogliare le foto private di Piero Buscaroli contenute nel libro Dalle parte dei vinti. Memorie e verità del mio Novecento (Minerva edizioni) che si stagliano severe in quel loro antico e accattivante bianco e nero tra pagina 296 e pagina 297. In esse, tra le altre, riconosciamo le figure di Giuseppe Prezzolini, Dino Grandi, Giorgio Almirante e dell’Ambasciatore giapponese Hidaka che gli svelò informazioni inquietanti sul famoso 25 aprile e sui giorni immediatamente precedenti; intrecci di una vita complessa e incapace di essere ridotta in una limitante definizione se non utilizzando però aggettivi e categorie scelte dallo stesso Buscaroli.

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Al pianoforte

Vita eclettica e piena per acutezza e multiformità di interessi. Buscaroli non si è fatto mancare nulla senza però mai ostentarlo. E questo, forse, è stato pregio e difetto. Laureatosi in Storia del diritto italiano dopo il liceo classico, e poi musicista e musicologo (alcuni suoi studi sono dei veri e propri gioielli: La stanza della musica, Bach, La morte di Mozart, Beethoven), fine scrittore, giornalista (scrisse per Il Borghese e Il Giornale), direttore del Roma (1972-1975), incuriosito dalla storia dell’arte e appassionato di pianoforte, figlio di un latinista ed inviato in lungo e in largo per il mondo uso a “passeggiate fuori dalle solite strade della storiografia dominante”. E infine militante politico nel senso di combattente delle (e per le) idee e feroce critico della decadenza. Per nulla incline al compromesso, ne pagò con irrilevanza mediatica e silenzio pubblico. Ma era così.

In una intervista televisiva del 2005 gli chiesero un commento sul ’25 aprile e, di risulta, sul Fascismo. Fu come al solito netto: «Non mi considero un “reduce”, un “orfano di Salò”, sono un superstite della Repubblica Sociale Italiana in territorio nemico». E quando qualche anno dopo fu indicato tra coloro che dovevano ricevere un’onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, la rifiutò specificando con lettera scritta a matita alla direttrice dell’Ufficio Onorificenze e Araldica:

Io non desidero e non voglio alcuna onorificenza da questa repubblica. Mi parrebbe uno scherzo di cattiva specie. (…). Detesto questa repubblica. Grazie.

Chi fosse incuriosito anche da dettagli e aneddoti, Dalla parte dei vinti è il libro giusto. È un pozzo inesauribile di notizie, di incontri e di scontri con personaggi più o meno noti attraverso quasi novanta anni di vita.

La copertina della nuova edizione appena uscita per le edizioni Minerva, da pochi giorni in libreria

La copertina della nuova edizione appena uscita per Minerva, da pochi giorni in libreria

E poi c’è la sua scrittura che in un libro corposo come questo (510 pagine), è materia viva che segna i contenuti ma impreziosisce la forma. Con Buscaroli non si rimane delusi. La sua scrittura è disarmante per chi legge per diletto e anche per chi si occupa professionalmente di libri o fa mestiere della parola scritta. E non c’è aggettivo migliore di “bella’’ per definirla. Avremmo potuto perderci in mille rivoli ed utilizzare tutto il frasario retorico che si usa in casi del genere, vale a dire quando si è di fronte ad uno che scrive in maniera sublime, ma non c’è altro termine che definirla “bella”.

Via di mezzo tra prosa romanzata, linguaggio aulico, incedere giornalistico e accurata determinazione cronologica da storico esperto, il suo andamento di scrittura è sinuoso ma deciso

Ma c’è un piano scivoloso in cui si innesta tutta la sua vita ed è quello che abbiamo poc’anzi citato e che incide sulla parola scritta. Anticonformista non per moda o abitudine ma per storia personale e familiare, Buscaroli fu revisionista ante litteram. Critico spietato contro le verità imposte dalla Storia dei vincitori, a partire dal fascismo su cui pure tanto ha scritto, e fino alla fine dei suoi giorni. Suona perentorio il richiamo dei figli Buscaroli che, nella breve prefazione a questo libro, ritorna sui bombardamenti di Amburgo e Dresda come paradigma di una Storia mal raccontata e sicuramente dominata dal declivio ideologico. Bombardamenti che come si ricorda, Piero Buscaroli riportò in quasi tutti i suoi libri, proprio per rimarcare il fatto che leggere i fatti storici senza questo consolidato livore ideologico è stata sempre operazione faticosa persino per una civiltà che ostenta la sua fede democratica e liberale. Dalle parte dei vinti è un libro per tutti i palati; completo, rigurgitante di episodi e di convincimenti tersi e risoluti al limite della tracotanza. Un compendio di critiche, di storie e di disillusioni che potrà far conoscere ai pochi che lo ignorano un uomo e una personalità intellettuale dai tratti non comuni; di un altro tempo verrebbe da dire.