Poche ore fa la Slovenia ha confermato la costruzione di una barriera di filo spinato lungo i propri confini per regolare il flusso di profughi e migranti, divenuto negli ultimi tempi insostenibile per il piccolo stato slavo.
Una nuova cicatrice di ferro e cemento sta lentamente riapparendo sul volto sfigurato del Vecchio Continente: mentre gli imbecilli de gauche celebrano l’anniversario della caduta del Muro di Berlino, mezza Europa tenta disperatamente di contrastare il flusso di disperati che risale dai Balcani verso la Germania e i paesi scandinavi.

La situazione si fa di giorno in giorno più esplosiva: in Portogallo è caduto il governo fantoccio prono ai dogmi della Troika, lasciando il campo libero, salvo improvvisi tintinnar di sciabole, alle forze socialcomuniste anti-euro. In Spagna, la Catalogna sembra pronta ad affrancarsi finalmente dalla corona dei Borbone proclamando un’inedita repubblica autonoma. Nel Regno Unito il referendum sulla permanenza nell’Unione Europea si avvicina inesorabile, nonostante i dubbi e le missive di Cameron. Il Brexit è una possibilità concreta, considerando il tradizionale euroscetticismo degli abitanti dell’Isola, ultimamente rafforzato dalla mole insostenibile di immigrati comunitari che, affollando Londra e dintorni, appesantiscono a dismisura i bilanci del welfare di Sua Maestà.

Last, but not least, la crisi della locomotiva tedesca: spossata dai contrasti interni alla CDU a causa della pessima gestione dei migranti,  irretita dalle stolte sanzioni antirusse che impediscono l’export verso Mosca, la Germania attraversa un periodo critico, mal gestito da Merkel e soci. Il dieselgate Volkswagen, unito ai recenti scandali tangentari sui Mondiali del 2006 sono un chiaro avvertimento made in USA, antipasto della portata principale, pesantissima da digerire: Detusche Bank. Esposta per 54 trilioni di euro (20 volte il PIL tedesco) sul mercato dei derivati, la main bank del Reich è un bubbone pronto a scoppiare, con conseguenze difficilmente immaginabili. Un ottimo titolo di credito per lo zio Sam, affinché la più volte paventata Drang nach Osten germanica non si tramuti in una pericolosa asse UE-Russia, ostacolo insormontabile al TTIP e alla stessa sopravvivenza della NATO.

Tutto questo avviene mentre l’economia globale si incammina mortalmente verso la deflazione, provocata dal buco nero dell’Eurozona. Mai, dal 1945 ad oggi, l’Europa ha vissuto momenti di così grande instabilità e incertezza, provocati da una moneta criminale e da una costruzione apolitica, reazionaria e nazista, chiamata UE. I fantasmi che credevamo scomparsi per sempre, appannaggio di altre generazioni e di altri secoli, sono sempre più vicini a ricomparire: d’altronde, era tutto previsto. Colpa nostra non essercene accorti in tempo.