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La grandezza profonda dei capolavori risiede in fondo nella capacità di coinvolgere sempre e comunque chi li guarda, cancellando come per magia la coltre temporale che separa osservato e osservatore, soggetto e oggetto. Alla caducità della carne, ai vizi osceni della vecchiaia, ecco lo splendore del marmo e la brillantezza della tela maramaldeggiare la polvere dell’oblio per porgersi, gentili e quieti, al sempre entusiasta abbraccio dell’amatore. Tra codesti prodigi del Fato, in mezzo a tanti e tali baluardi antimortali la Musica svetta per freschezza e verginità. Essa infatti non conosce né l’usura del quadro né la sempre possibile rovina della scultura: dallo spartito il carosello delle note sgorga sempre nuovo e vivo, a rimarcar suonando l’eterna primavera della propria divina esistenza.

Checché ne dicano i tanti passatisti di mestiere, un tale miracolo suonato e perenne è continuato, con altre forme e diversi interpreti, sino ad oggi. Ed anzi, ciò che rende sempre nuovo un capolavoro della musica cosiddetta leggera appare a nostro avviso la sua sempre e continua contemporaneità, la capacità d’esser attuale e viva a decenni di distanza. Questa risulta essere una dote quasi rivoluzionaria, capace di sintetizzare in pochi ed efficacissimi versi le sozzure e le bassezze d’un’epoca: e d’altro canto, quale età della storia recente ha visto affastellarsi così tante e tali storture meschine, falsità conclamate, progettate distopie, come l’attuale?

E’ inutile 
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare

I risultati elettorali del sorprendente 2016 hanno preannunciato un innegabile cambio di fase in Occidente, sancito infine dal formidabile e impensabile trionfo di Donald Trump nelle presidenziali d’Oltreoceano. Il fantasma del populismo aleggia nei caldi e comodi loft dell’intellighenzia bo-bo, animando le magre ginocchia dei poltronati d’un fastidioso e sempre più insistente tremolio nervoso. Da più parti si grida alla fine della globalizzazione, e sicuramente i dettami del Washington Consensus che hanno fatto strame di vite e di Stati nell’ultimo ventennio diverranno a breve carta straccia. Il laissez-faire è in ritirata, e più d’un sedere adiposo sta cercando disperatamente di mollare il vascello e riposizionarsi: niente di nuovo sotto il sole. Non altrettanto scontato risulta, però, il crudele furore che anima chi del liberismo è stato soldato integerrimo e spietato ed oggi vede progressivamente cadere la propria ridicola fettina di potere, l’orticello in cui il servo poteva sentirsi kapò. Le retroguardie fanatiche son sempre pericolose nel momento esatto in cui scoprono d’esser finite, e allora mordono disseminando pericolosamente il loro veleno ovunque.

Poi da solo l’urlo 
Diventò un tamburo
E il povero come un lampo
Nel cielo sicuro
Cominciò una guerra
Per conquistare
Quello scherzo di terra
Che il suo grande cuore
Doveva coltivare

In casa nostra gli sciacalli idrofobi affollano la carcassa d’Italia da sempre, anche se a partire dal 1978 il loro proliferare s’è fatto sempre più massiccio e virulento. Dal 1992, poi, la forza e il fanatismo letteralmente bestiale han permesso l’instaurazione d’un regime de facto in cui s’è fatta strame della sovranità e della dignità della Repubblica, delle sue istituzioni e- soprattutto- del Popolo che l’anima e la forma. Manipolato il malcontento, rincoglionito il dissenso, i vari quisling succedutisi a Roma e dintorni hanno schiacciato le vite di milioni e milioni d’italiani, vessandoli e ingiuriandoli impunemente.

Ma la terra 
Gli fu portata via
Compresa quella rimasta addosso
Fu scaraventato
In un palazzo,in un fosso
Non ricordo bene
Poi una storia di catene
Bastonate
E chirurgia sperimentale

Conseguenza naturale e necessaria della reazione in punta di bastone e catene appare a questo punto la censura, ca va sans dire mascherata come il regime carnevalesco di cui è infima ed infame espressione. Dopo aver disseminato odio, miseria e disperazione l’attuale dis-ordine si trova nelle condizioni di quel tale che, mentre affonda tra i flutti, tenta disperatamente di porre tappi di sughero negli squarci d’acciaio dello scafo. Chi si permette di aprir bocca e soffiare sulla brace del dissenso osando- somma ingiuria- offrire un punto di vista altro dev’essere senza dubbio irretito, ostracizzato, di riffa o di raffa messo a tacere. In questo senso si deve intendere il gran belare che- dalla disfatta di Hitlery Clinton in poi- le varie consorterie dell’informazione hanno recitato in coro sul tema bufale: i debunker boldriniani, le delazioni sui social, gli appelli manichei sono solo la cortina fumogena dietro cui si cela il tentativo esiziale di smantellare quell’insieme di fonti capaci di diffondere un’altra versione dei fatti, una seconda visione della realtà.

E’ chiaro 
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E’ muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perché lo protegge il mare

Nessun fatuo allarmismo, né complottismo di terz’ordine: quel che da tempo si presumeva s’è infine realizzato nei confronti di byoblu.com. Il sito di Claudio Messora è stato infatti colpito da un atto di inedita gravità, para-mafioso nelle intenzioni e nel metodo

Al netto della motivazione (colpisce che Big G abbia scelto come fake news un intervento parlamentare tratto dal canale ufficiale della Camera) il fatto preoccupa per gravità e fini: Byoblu non è il fattoquotidaino, e non ha come ragion d’essere la mistificazione delle notizie a scopi economici. Quella occupazione, per altro ben retribuita, resta monopolio delle corazzate di carta (Repubblica, Corsera, e via discorrendo sulla prospettiva maleodorante della propaganda…), il cui declino è specchio esatto dell’operazione di psicopolizia subita da Messora e sperimentata già da Maurizio Blondet ed Enzo Pennetta.

Innanzi ad un pubblico esausto, che non crede più a quello che il mainstream ripete, spazi come Byoblu costituiscono porti franchi pericolosi, potenzialmente distruttivi delle infide fatiche del nuovo MinCulPop

Trump ha trionfato anche grazie a siti di controinformazione, e il dibattito economico in Italia trova in goofynomics di Alberto Bagnai e in orizzonte48 di Luciano Barra Caracciolo fonti e spunti ben più qualificati (e qualificanti) di un Sole 24 Ore qualsiasi. Si comprende dunque come il silenzio imposto a queste libere cittadelle diviene ora un punto fondamentale per allungare l’agonia dell’attuale pantomima. Non risolta allora né un mistero né una contraddizione che il liberismo mostri, in sostanza, la sua vera natura, quella d’un regime in cui l’unica libertà realmente ammessa è quella dei capitali per il Capitale. La museruola serve a questo punto per tappare le bocche affamate da anni di euroausterità e di “libero” mercato.

Certo 
Chi comanda
 
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
 
Il pensiero come l’oceano
 
Non lo puoi bloccare
 
Non lo puoi recintare
 
Così stanno bruciando il mare
 
Così stanno uccidendo il mare
 
Così stanno umiliando il mare
 
Così stanno piegando il mare

La psicopolizia orwelliana, di cui intravediamo minacciosa l’alba, si affianca quindi alle altre forze reazionarie che- dalla politica all’economia- hanno già da tempo lavorato per distruggere i principi fondamentali della nostra Costituzione, baluardo di dignità e giustizia sociale oggi orribilmente stuprata da chi, in teoria, dovrebbe esserne supremo custode.