Le elezioni si avvicinano, protagonisti famelici puntano il dito l’uno  contro l’altro sulle scene della politica, mentre dietro le quinte, tramano colpi di scena e si imbellettano per la prossima finzione. Ogni candidato si chiederà di certo, come accingersi alla rappresentazione teatro-elettorale …

“Preoccupati che siano sempre pronti e a portata di mano tutti i trucchi del mestiere favorevoli a quest’arte.”

Siamo nel 2012 come nel 63 a.C., anno di elezioni per il consolato. Sullo sfondo di una Roma devastata dalla crisi, protagonisti dello scontro elettorale sono gli acerrimi nemici  Cicerone e Catilina; il primo,  conservatore e difensore della tradizione romana del mos maiorum, mentre  l’altro,  rivoluzionario, tenta una più equa distribuzione di terre e cittadinanza (dunque di diritti civili e politici ) e si interessa al fenomeno dell’indebitamento, piaga sociale legata a larghi strati di popolazione. Vinse il rivoluzionario Catilina, con il suo programma popolare?

 Quinto Cicerone, fratello del più famoso Tullio,  ammette che  la politica non è mestiere ma principalmente arte che necessita di abilità e destrezza più che di buoni propositi. Nella sua operetta Commentariolum petitionis, raccoglie i principali precetti, qui riassunti,  del buon politico, affinché il fratello possa sempre tenerli ben presenti.

“ Gli uomini si lasciano attrarre più dall’atteggiamento e dai discorsi che dalla realtà dello stesso beneficio.”

In contione, cioè in assemblea popolare, Cicerone riesce con uno studiato discorso, a dipingere l’avversario come facinoroso, armato di un furor anti istituzionale, appoggiato da un esercito di reietti, criminali, indebitati. Il popolo?  Cederà alla consumata abilità oratoria del nuovo difensore dello Stato, mentre  il rivoluzionario Catilina – le cui intenzioni non saranno mai sconosciute per intero dal popolo-  dopo aver tramato una congiura anti ciceroniana dall’esito infelice, verrà condannato a morte senza processo. Nel 63 a. C. Cicerone vince le elezioni. Nel 2013, la politica sarà  davvero ancora la stessa di secoli e secoli fa?

Quinto ci informa che “bisogna crearsi amici di ogni tipo: per l’apparenza, uomini illustri per cariche e per nome, per avere l’appoggio della legge, magistrati, per ottenere il voto delle centurie, uomini che godono di un favore considerevole. Cerca, con tutti i mezzi possibili, che questi uomini ti siano affezionati con tutto il loro animo e con la massima sincerità. Il quadro politico tracciato, risulta attualissimo con l’ importanza delle “ricompense“Gli uomini sono indotti, anche da benefici di pochissimo valore, a ritenere che ci sia motivo sufficiente per sostenere un candidato”; dell’opportunismo,” (…) adattando i tuoi discorsi alle ragioni che sembreranno conciliarti la simpatia di ognuno”; delle apparenze  “Infine abbi cura che tutta la tua campagna elettorale si svolga splendidamente, che sia brillante, grandiosa, popolare, che abbia un aspetto ed un decoro straordinari”.

Una recente edizione del manualetto, presenta la prefazione del Senatore Giulio Andreotti, il quale descrivendo caratteristiche e finalità dell’opera, la definisce valido punto di riferimento, con i suoi precetti un po’ spregiudicatamente realistici,  per chiunque volesse dedicarsi al raggiungimento delle più alte cariche dello stato!  Imbattendoci casualmente in un’opera di nicchia della letteratura latina e nella sua allegata e –per una volta- sincera prefazione, tutti noi avremmo già sotto mano il curriculum del prossimo vincitore elettorale, al di là del programma millantato. Eppure continueremo a discutere, perché non ci rassegneremo al sistema; continueremo a criticare un demagogo, favorendone un altro; non ci stancheremo di credere che gli ideali possano avere la meglio su interessi e opportunismo. Continueremo dunque ad assistere, spettatori inconsapevoli, a quel grande spettacolo che qualcuno, da secoli, chiama politica.