La scorsa settimana il terzetto composto dalle tiratrici con l’arco Mandia, Boari e Sartori si è classificato quarto alle Olimpiadi di Rio, firmando il miglior risultato di tutti i tempi in questa specialità per la nostra nazione nella categoria femminile. Il giorno seguente su QS, sezione sportiva de Il Resto del Carlino, compare il seguente titolo: “Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico”. Su internet è subito polemica, i social proliferano di condivisioni e di indignazione, chiunque si lancia nel mucchio per dire la sua e il direttore di QS Tassi viene presto rimosso dall’incarico. Ora – a distanza di una settimana – può forse essere più semplice evitare condanne immediate e giudizi frettolosi per tentare invece di proporre un’analisi ponderata dell’accaduto, a partire dalle parole dello stesso Tassi, intervistato dal Corriere in seguito alla vicenda. Egli ha chiesto scusa per il termine ritenuto inadeguato, sostenendo però le sue ragioni: l’avrebbe usato anche se si fosse trattato di maschi, è un soprannome che non vuole essere discriminatorio ma affettuoso e voleva sottolineare che anche persone “comuni” possono diventare degli sportivi di spessore.

Innanzitutto l’affermazione del direttore riguardo ai maschi fa molto riflettere; nel 2012 qualcosa di simile accadde nei confronti di Galiazzo, arciere azzurro, ma non venne scatenato un putiferio paragonabile a quello in questione. Forse perché era un uomo? Difficile da dire, ma resta il fatto che condannare il titolo di QS perché rivolto a delle donne può essere limitante! Giudicare una persona esclusivamente dal suo aspetto fisico è un errore indipendentemente dal sesso di questa. D’altra parte la faccenda si fa più complicata di quello che può sembrare: se è vero che il giudizio fisico è spesso superficiale, è anche vero che ogni atleta usa il proprio corpo per la sua specifica disciplina e quindi in un certo modo lo mette in mostra, lo esibisce, essendo esso il mezzo di espressione privilegiato nello sport. Ora se si da per appurato che ogni persona giudica, nel senso che si fa delle opinioni su ciò che le sta attorno, è pressoché inevitabile che le nostre azzurre dell’arco vengano – in quanto sportive – osservate anche dal punto di vista corporeo. Se il direttore di QS abbia o meno sviluppato questi ragionamenti prima di arrischiarsi in quello che ha fatto è un quesito la cui risposta potrebbe aiutarci a comprendere meglio le sue motivazioni. Passando al termine posto sotto accusa si potrebbe dire che obiettivamente non si tratta nemmeno di una parola eccessivamente offensiva o pesante in sé: chiunque, assistendo alle Olimpiadi comodante sul proprio divano, potrebbe usare l’aggettivo cicciottelle per descrivere il trio azzurro, e probabilmente senza alcuna malizia. Anche chi scrive confessa di aver pensato una cosa del genere mentre osservava le loro gare, pur senza nessun intento offensivo e facendo tra l’altro un gran tifo. Tassi ha dichiarato che il termine voleva essere affettuoso, non stereotipato, quasi ad abbattere l’ipocrisia del nostro linguaggio e ripulirlo; si tratterebbe certo di un’impresa nobile, ma è evidente che il modo in cui l’ha fatto – sempre che sia stata questa la vera intenzione – risulta rischioso, provocatorio e fuorviante. Dopotutto il titolo di pagina è la parte più implicita ed immediata di un giornale, è ciò che deve attirare a colpo d’occhio! Riabilitare certi termini richiede spiegazione e discussione: se Tassi avesse scritto un articolo argomentato sul fatto che definirle cicciottelle non significa volerle offendere o criticare sarebbe tutta un’altra storia.

Per concludere il direttore aveva affermato anche di voler sottolineare come delle ragazze comuni potessero arrivare così in alto. A questo proposito ci sarebbe una considerazione da fare: tutto sommato ogni persona è comune, diciamo normale. È normale che qualcuno sia in grado di eccellere in qualcosa, è normale che certe persone – date determinate condizioni – siano diventate grandi atlete, come è normale che l’amico d’infanzia con cui si stava sempre insieme sia diventato un politico famoso. Ognuno è portato in qualcosa, ed è naturale che vi sia chi è in grado di progredire e migliorare più degli altri. Commenti come “cicciottelle è un termine sessista, le tre azzurre sono bellissime e stupende” suonano vagamente populisti, e non sembrano che mirare a tanti like su facebook.  Al di là del fatto che esteticamente possano essere definite così, Mandia, Boari e Sartori sono belle perché fanno qualcosa di bello, perché si impegnano con tutte loro stesse in ciò che amano, ciò che ritengono di valore! Sono belle perché credono in qualcosa di più grande di loro, qualcosa a cui hanno scelto di dedicarsi poiché importante. E questo ci appare bello perché in fondo è quello che ognuno di noi vorrebbe fare nella propria vita.