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Le giornate più interessanti, per una mente attiva, sono quelle in cui non ha nulla da fare. Niente lavoro o studio, nessun vincolo o impegno familiare. È in questi momenti che si verificano gli eventi più inaspettati, alcuni dei quali indimenticabili, altri semplicemente degni di nota, come quando, in una giornata di inizio marzo, un tuo caro amico ti presta, giusto per ridere, un fumetto del 2014, che te, tra le innumerevoli pubblicazioni, novità e arretrati, avevi completamente ignorato. Si tratta di Food Fighter, un volumetto di 144 pagine, edito dalla Star Comics, scritto da Diego Cajelli e disegnato da Enza Fontana.

La copertina di Food Fighter

La copertina di Food Fighter

Al primo impatto, si resta di stucco. Innanzitutto, perché il fumetto riguarda Chef Rubio, il cuoco più irriverente di Italia, famoso per la sua trasmissione Unti e Bisunti e come commentatore della nazionale di rugby. Chi non lo conoscesse stia tranquillo, sulla vita dello Chef torneremo tra pochissimo. Oltre al protagonista, però, è proprio lo scenario a stupire positivamente. La copertina, realizzata da Andrea Meloni in pieno stile 007, anticipa la descrizione che si trova sul retro:

Prendere uno chef pluristellato: Frédéric Maynard, e farlo sparire. Aggiungere dei mercenari che si fanno chiamare con le sigle dei polifosfati. Agitare. Aggiungere una dose abbondante di squatter, conosciuti come: “Il Quinto Quarto”. Fare rosolare il tutto in una padella prodotta dalla Qaz Food Corporation, nota multinazionale alimentare. Chiudere le trattorie di Tommy Veleno, il Puzza, e il Lurido. Arrendersi alla soia, alle cappesante e ai funghi shitake. Aspettare l’arrivo di Chef Rubio. Sfornare. Servire a Penelope, per una cena a lume di candela.

Insomma, un mix elettrizzante di strada, azione e cucina, da gustarsi in un’oretta di lettura.

La copertina del film di 007, Dalla Russia con Amore

La copertina del film di 007, Dalla Russia con Amore

È ora doveroso fare quel passo indietro anticipato poco sopra. Gabriele Rubini, alias Chef Rubio, nasce a Frascati nel 1983. Intraprende fin da giovanissimo la carriera agonistica del rugby, tanto da trasferirsi, nel 2005, in Nuova Zelanda, per giocare con una squadra locale. Non ricevendo uno stipendio fisso dal club, inizia a lavorare in un ristorante. Di necessità virtù. Nel 2010 ottiene il diploma al corso internazionale di cucina all’ALMA, che gli torna quanto mai utile a seguito dello sfortunato infortunio al crociato rimediato nel 2011: finita la carriera sportiva, inizia quella culinaria. Dal 2013 è un personaggio mediatico, come conduttore di Unti e Bisunti, una trasmissione, in onda su DMAX, di cucina da strada, che conta per ora tre stagioni (l’ultima nel 2015).

Per chi è abituato ad associare l’arte culinaria a Masterchef, il programma di Rubio rappresenta un pugno in un occhio: nessun giudice severo e arrogante alla Cracco, ma tanti cuochi locali in azione, di volta in volta sfidati dallo Chef; nessuna atmosfera artificiale all’interno di strutture modernissime, ma il genuino profumo della strada, direttamente dalle città italiane e internazionali (nelle ultime puntate dell’ultima stagione). Seppur alla fine si tratti sempre di una competizione televisiva, che pretende quindi un pizzico di finzione, Unti e Bisunti non è uno show, ma una documentazione di tradizioni culinarie, modi di vita e persone del posto, presentata in forma moderna, leggera e accessibile a tutti, capace di ridare valore alla cucina popolare. Rubio, tatuato e irriverente, è un personaggio molto competente, con cui lo spettatore, più che ricevere un autografo, vorrebbe passare una serata al pub. Insomma, lettori de Il Bestiario, questo è un programma attuale di Strapaese, assolutamente da recuperare nel caso l’aveste ignorato.

Elogio baffuto dello Strapaese romano

Rubio è molto noto anche come commentatore da studio e inviato sul campo della nazionale italiana di rugby, sempre per DMAX, durante la trasmissione Rugby Social Club. Anche in questo contesto, senza peli sulla lingua, riesce a coniugare la competenza con uno stile unico e alla mano. Decisamente più finto e deprecabile, invece, appare il nuovo programma Il Ricco e il Povero, trasmesso su Nove, che speriamo possa essere solamente un incidente di percorso per lo Chef. Tornando al fumetto in questione, tenendo bene a mente la data di pubblicazione, non stupiscono le parole dell’ideatore del progetto, Giuseppe di Bernardo:

Chef Rubio è un volto emergente ma già molto amato della TV. Naturalmente non tutti i personaggi televisivi sono adatti ad una trasposizione a fumetti, ma il suo personaggio sembrava nato tra una vignette e l’altra, tanto era ben caratterizzato, eccessivo al punto giusto, forte e addirittura eroico.

Saranno i tatuaggi, la parlata romana o piuttosto gli incredibili baffi che portava nel 2014, ma questa costatazione appare inconfutabile. Appassionato lettore di Dylan Dog e lusingato di essere il protagonista di quest’albo, Rubio viene presentato per quello che è: un difensore della cucina di strada, amante di quella internazionale, distante dai piatti ricercati, nemico dell’industria alimentare chimica e massificata. Attraverso il cibo puoi raccontare il mondo, scrive Cajelli nell’Introduzione ed è questa l’idea di fondo del lavoro. La trama è sì sviluppata a partire da luoghi comuni, ma non per questo scontata. In breve, una multinazionale, la Soyplatz di proprietà della Qaz Food Corporation, grazie al proprio cibo progettato artificialmente in laboratorio e capace di suscitare dipendenza nei consumatori, si sta espandendo sempre più in tutto il mondo, a scapito delle attività locali, le quali, direttamente minacciate o meno, si vedono costrette a chiudere. Tra queste, ci sono quelle di alcuni amici dello Chef Rubio, principale avversario del cibo industriale e che, per questo, sfiderà apertamente la multinazionale, con il supporto dei ragazzi del Quinto Quarto, un gruppo di cuochi antagonisti, promotori di una cucina solidale. A questo semplice disegno, vanno aggiunti il rapimento da parte della Soyplatz di un famosissimo chef per motivi economici, l’intervento di una dottoressa che ha visto i risultati delle sue ricerche capovolti per infondere dipendenza nei cibi, la presentazione delle ricette preferite dallo Chef durante la narrazione e molto altro. Il finale, un chiaro omaggio alla disciplina rugbystica cara a Rubio, è la ciliegina sulla torta, di un lavoro che sa coniugare perfettamente azione, divertimento e riflessione.

Una pagina del fumetto

Una pagina del fumetto

Riflessione, esatto. Perché, al di là degli stereotipi volutamente enfatizzati (la multinazionale cattiva che controlla i propri clienti e ricatta i rivali, i cuochi popolari che cucinano anche gratis, la dottoressa dalla morale di ferro, ecc…) l’albo mette in luce una contrapposizione che troppo spesso appare acriticamente sotto gli occhi di consumatori: quella tra un cibo vero, genuino e tipico del luogo, di contro a quello industriale, malsano e standardizzato. Se è vero che oggi il confine tra le due realtà è molto labile, in alcuni casi la differenza è così evidente, che l’azione del consumatore non si presenta soltanto come una scelta di gusto, ma culturale e politica, nel senso lato del termine. L’apertura incessante di nuove filiali di multinazionali alimentari, che spesso danneggiano le piccole attività locali, non dovrebbe essere considerata come un fatto normale e immutabile, ma un fenomeno momentaneo, a cui opporsi qualora risulti dannoso per la comunità. La difesa del buon cibo, la continuità con le tradizioni e il rispetto del territorio, ecco cosa lascia nel lettore Food Fighter, al di là delle numerose scazzottate e del crescente appetito:

Scegli gli ingredienti migliori. Gli attrezzi più adatti. Pensi una ricette e ti metti a cucinare. Lo fai per te, o per qualcuno…perché cucinare non è soltanto preparare quello che ti serve per nutrirti. Cucinare non significa soltanto accendere un fornello, metterci su una pentola e buttarci dentro qualcosa. Con il cibo e la cucina puoi raccontare il mondo. Puoi raccontare te stesso e tutto quello che ti attraversa l’anima. Anche il piatto peggiore, cucinato nel modo peggiore ha sempre un cuore. Anche il piatto più semplice e povero può essere servito con successo alla tavola di un re.