Onnivori contro vegani. Dai piaceri della tavola alle luci degli show televisivi, una disputa che ha tutta l’aria di uno scontro, tra provocazioni, sfottò e – perché no – anche minacce fisiche. Insomma, il dibattito più caldo degli ultimi tempi ha sempre più le sembianze di una zuffa. E si sa, quando alle argomentazioni si preferiscono gli insulti, è proprio la verità la prima a cadere. Un parapiglia che si è snodato tra i vari media, dapprima partendo dagli studi di Radio24 ed in seguito approdando in tivù, con un’intervista doppia delle Iene. Ed è proprio lì che il dibattito si è trasformato in quell’imbarazzante girotondo entropico che bene o male noi tutti conosciamo. Da un lato Giuseppe Cruciani, noto provocatore radiofonico; dall’altro Valerio Vassallo, un fenomeno lombrosiano dalla palpebra spenta e la parlata incespicata, a rappresentanza della realtà animalista, o nazi-vegana per dirla alla Cruciani. Che clamoroso autogoal: dal lessico onirico di Savitri Devi alle illazioni di uno scemotto caduto a piè pari nelle provocazioni dei media. Insomma, una parabola discendente che non ha fatto che confermare quella convinzione secondo cui i vegani siano un po’ fuori di melone… paragone non fu mai più azzeccato, del resto.

Spesso si è detto dei media che fossero una giungla, un terreno selvaggio dove la natura ferale degli uomini si rivelava in tutta la sua potenza. Ebbene se i media fossero realmente quello che si descrive: Cruciani sarebbe un predatore, uno di quelli sempre affamati che cercano un modo di sopravvivere alle contingenze; mentre gli animalisti, quelli tipo Vassallo per intenderci, delle prede piccole ma succulente, in grado di azzittire per qualche giorno i morsi della fame, o per meglio dire della fama. Cruciani non ha fatto né più né meno che seguire la propria natura, quella di predatore. Una volta individuati i malcapitati, ha teso la propria trappola. Non è un caso che durante l’infelice blitz animalista negli studi della Zanzara, il cacciatore – in questo caso, Cruciani – sia sceso salame alla mano per incendiare gli animi delle sue prede. Ed è così che una volta ottenuto ciò di cui aveva bisogno, si è ritirato, berciando poi contro la furia animalista. Da predatore a vittima, insomma. Perché, del resto, il bravo cacciatore di fama sa sempre dove fermarsi. Conosce sempre quel limite invalicabile, oltre il quale non sarebbe più in grado di ottenere audience. Insomma, se c’è qualcosa di buono in Cruciani è proprio la sua destrezza da predatore. E quest’ultimo episodio ne è la rappresentazione: ignobile, sicuramente; ma innegabilmente eccellente nella sua efferatezza.

Eppure c’è qualcosa che fa ancora molta tristezza, ovvero che nonostante tutte queste sciocchezze da circo mediatico, gli animali continuino a versare in condizioni terrificanti. Insomma, ormai le immagini degli allevamenti intensivi le dovremmo aver tutti ben presenti, eppure il dibattito continua a concentrarsi sugli uomini – vegani o vegetariani che siano – senza mai focalizzare le giusta attenzioni sulle reali vittime di questo sistema: gli animali non-umani.