«Chi giudica farabutto il patriota dell’altrui patria, dev’essere un imbecille della propria». Karl Kraus

Cesare Battisti è, insieme a Giuseppe Garibaldi e a Vittorio Emanuele, uno dei personaggi a cui la toponomastica stradale Italiana ha più ricorso per intitolare strade, piazze e vie. Ogni paese, ogni città, dalla Sicilia al Friuli, onora con una targa il nome del martire trentino: è l’unico omaggio che, ancora a un secolo di distanza, la patria si riserva di concedere a uno dei tanti eroi della Grande Guerra. Poco, o nulla, sanno invece di lui gli italiani. Nato a Trento, provincia dell’Impero Austro-Ungarico, il 4 febbraio 1876 da famiglia borghese di origine italiana, dopo gli studi inizia ad interessarsi alle rivendicazioni irredentiste, unendo alla passione patriottica l’impegno per il Trentino e gli ideali del Socialismo. Attivissimo nell’attività giornalistica, fonda e dirige con successo Il Popolo, quotidiano socialista a cui collabora brevemente un giornalista romagnolo, tal Benito Mussolini, con cui Battisti stringe una proficua intesa. Divenuto un protagonista attivo della vita politica trentina, grazie al potente contributo nelle lotte operaie e sociali del periodo, viene eletto deputato alla Camera di Vienna nel 1911, affermando un orientamento fortemente critico verso la decrepita monarchia di Francesco Giuseppe e l’oppressione delle minoranze di lingua non tedesca.

Scoppiata la guerra, nell’estate 1914, Battisti ripara in Italia insieme alla famiglia: senza remore, si impegna totalmente nella battaglia interventista, con decine e decine di comizi, articoli, interviste. Seppur socialista, si schiera a favore del conflitto per ottenere con le armi ciò che, in tempo di pace, gli è stato sempre impedito: la liberazione del Trentino dal giogo asburgico e l’annessione della sua regione al Regno d’Italia. La Grande Guerra diviene, per Battisti come per Nenni, Salvemini, Bissolati, l’ultima lotta della grande epopea Risorgimentale, contro l’eterno nemico austro-tedesco. Il 24 maggio del 1915, l’Italia entra nel carnaio europeo, e Battisti si arruola volontario negli Alpini: durante il corso delle operazioni si distingue per lo sprezzo del pericolo e l’alta combattività dimostrata sul campo di battaglia, guadagnandosi il grado di Tenente. Viene catturato dal nemico mentre preparava un contrattacco il 10 luglio 1916, sulle pietraie del Monte Corno, insieme ad un altro irredentista, Fabio Filzi. Appena riconosciuti, i due vengono subito spediti a Trento, con il marchio degradante di disertori e traditori della patria natale, tra due ali di folla schiamazzante. Battisti, nominalmente deputato del Reichsrat viennese, viene processato sommariamente, senza le minime garanzie di diritto. Nonostante ciò, confessa apertamente e rifiuta ogni attenuante: «Ammetto inoltre di aver svolto, sia anteriormente che posteriormente allo scoppio della guerra con l’Italia, in tutti i modi – a voce, in iscritto, con stampati – la più intensa propaganda per la causa d’Italia e per l’annessione a quest’ultima dei territori italiani dell’Austria; ammetto d’essermi arruolato come volontario nell’esercito italiano, di esservi stato nominato sottotenente e tenente, di aver combattuto contro l’Austria e d’essere stato fatto prigioniero con le armi alla mano. (…)Rilievo che ho agito perseguendo il mio ideale politico che consisteva nell’indipendenza delle province italiane dell’Austria e nella loro unione al Regno d’Italia».

Viene condannato dal tribunale a morte per impiccagione, non riconoscendo lo status di militare e l’uniforme indossata con orgoglio dal prigioniero. Munito di poveri stracci, obbligato a svestire il grigioverde della divisa italiana, Battisti discende nel cortile del castello del Buonconsiglio di Trento, dove lo attende il boia e la forca: un fotografo giunto appositamente documenta, istante per istante, la tragica cerimonia. Cesare Battisti muore il 12 luglio del 1916 gridando in faccia ai carnefici Viva Trento Italiana! Viva l’Italia! La vita di Cesare Battisti, eternata dal martirio, rappresenta uno straordinario esempio di forza d’animo e di virile volontà: oltre a essere un’irredentista, egli era un socialista, che seppe unire all’orgoglio per le proprie origini un grande ardore rivoluzionario. Riuscì a coniugare giustizia sociale e identità nazionale, lottando contro il nazionalismo austriaco e il militarismo prussiano. Un esempio scomodo, un Uomo che morì libero e forte, per le proprie convinzioni: uno dei tanti grandi Italiani a cui, oltre l’intitolazione di strade e  scuole, è ormai concesso soltanto un vergognoso e colpevole oblio.