“La marcia funebre è anticostituzionale. Lo ha sancito senza indugio la Securitate della Morale, ultimo organo di polizia politica del regime corrente.
Guai a presentarsi in carrozza nera in una celebrazione, potreste incorrere nel grave reato di “Insulto alla pietà dei vivi”, pena l’espatrio in un’isola dell’oceano Indiano. Fine pena: mai. Ultima nota al codicillo del “Sentire Comune”: niente manifesti con foto e dediche, si incorre altrimenti nella fattispecie di: “Dileggio alla Repubblica”. Pena:  decapitazione immediata ed esposizione di  testa e mani lungo i fori imperiali per un lustro, a imperitura memoria.
Sono queste le ultime modifiche del Codice Penale della “Repubblica Democratica della Morale”, diffuse dai maggiori organi di stampa, per rendere edotta la Cittadinanza sulle ultime novità in tema di celebrazioni funerarie. Ammonimenti sono stati poi diffusi contro la Chiesa Cattolica, rea manifesta di non aver impedito con l’invio di locuste e altre piaghe del listino “Esodo”, la vilissima celebrazione di Vittorio Casamonica, il quale, secondo il Ministero degli interni, forte quest’ultimo di fonti certe provenienti direttamente dall’Empireo -secondo alcuni si tratterebbe dell’Arcangelo Gabriele in persona- avrebbe un posto già assegnato nella famelica bocca di Lucifero a pochi passa dalla coda di Cerbero. Per ulteriori sviluppi tenetevi informati tramite i bollettini del ministero della propaganda, presto affissi sulle porte di tutti i municipi della nazione.”

Ecco, in un’iperbole scanzonata ma forse tristemente veritiera, sino a dove si è spinta la morale, pardon “Il Moralismo” italiano.
Prime pagine ricolme d’indignazione, nel paese in cui mafia, politica e tanti altri corpuscoli criminali hanno, diciamocelo, fatto sempre i lori “illeciti” comodi. È del 22 Agosto l’intervista a Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione per le vittime di Via dei Gergofili, apparsa sul Fatto Quitidiano. La signora rispondendo disgustata alle domande del Fatto definisce il Funerale di Casamonica come un’ “offesa intollerabile a tutti i cittadini”, con buona pace delle libertà di culto. Questa come tutte le dichiarazioni rilasciate dalle autorità romane e non, intervenute a vario titolo nella vicenda, sono il chiaro sintomo d’una malattia, forse tutta italiana, che abbozzando un quadro nosografico potremmo definire:”Furor repressivo da Moralismo Cronico”.
Non c’è però da stupirsi se il paziente presenti dei sintomi così diffusi e immuni, apparentemente, ad ogni terapia antibiotica. La patologia in questione infatti si è nutrita per decenni dei sussulti dei Masaniello togati, da “De Magistris”, meglio noto in alcuni ambienti come Gigin’a Manetta, al caposotipite Tonino Di Pietro, passando per il partigiano della costituzione Antonio Ingroia. Anche se, molti medici concordano che l’origine della malattia sia da ricercare altrove. Con una certezza quasi totale, data l’inesattezza intrinseca della Medicina, potremmo affermare che il “manettismo” di un certa sinistra pseudo comunista, sia la causa scatenante di questo male forse ormai incurabile. Si perché in un paese il cui dibattito politico ha visto un’opposizione incancrenirsi su argomenti giudiziari e mai politici, non ci si poteva aspettare altro, se non la distruzione di tutte le difese immunitarie di cui il buon senso comune dispone.

Vittorio Casamonica non è un eroe. È probabilmente un delinquente, un malavitoso, forse persino un mafioso, “ammanicato” con le sfere più alte del potere politico locale,  con una passato da responsabile del recupero credito della famigerata Banda della Maglian”, quella der Libano e der Bufalo per intenderci, i cui discendenti sembrano oggi animare “Mafia Capitale”, la nota fiction capitolina. Questo pregevole curriculum, questa “fedina” da pellicola di Brian de Palma però non priva, il suddetto “boss”, del diritto ad un funerale. Funerale che stante le sue condizioni economiche e culturali, si è rivelato di fatto “Pacchiano e appariscente”. Come suggeriva, in una recente discussione via mail un amico fraterno: “Casamonica era ricco e tamarro, e ha fatto un funerale ricco e tamarro”.
Questa è l’unica considerazione possibile che dovrebbe spettare alla collettività. Perché l’ambita punizione, la spada della condanna e dalla più succulenta sanzione penale arriverà, se deve arrivare, tramite le sentenze e per mano dei giudici per i reati accertati e commessi e non per i funerali, per quanto pacchiani e fuori luogo.

“Speriamo che vicende come queste non si ripetano. Speriamo che la Morale imperante esca rafforzata dall’onta arrecatale dall’accaduto. Speriamo che ognuno s’indigni invocando una veemente e satisfattiva punizione. Speriamo che le libertà di ognuno si pieghino spontaneamente, una volta per tutte, alla catene del giusto”.

Firmato

Il Ministro della Propaganda