Il futuro descritto nella serie Tv “Black Mirror” potrebbe sembrare quasi utopico, esagerato, ma quanto questo dista realmente dalla nostra realtà?

Nella serie britannica ogni episodio è un mini-film, autoconclusivo, con un proprio cast e una propria storia. Ogni storia è però collegata da una base comune e da una caratteristica: il progressivo avanzare della tecnologia e il rapporto che i protagonisti hanno con essa. Gli episodi possono essere definiti come una sorta di incubo o favola dispotica in cui vengono esaltati i limiti e i paradossi che un abuso della tecnologia potrebbe portate (o che potrebbe aver già portato) nelle vite di chiunque. In Black Mirror viene presentata un’umanità rassegnata alla tecnologia, alienata e sottomessa ad essa. A rendere tutto più inquietante è la così breve distanza fra la realtà della serie tv e il tempo in cui viviamo. Ciò rende tutto estremamente plausibile. Il mondo così raffigurato può sembrare strano, e crea allo stesso tempo un senso di distanza e di familiarità: ogni tecnologia è un’esagerazione o un’estensione della tecnologia già esistente. Black Mirror è un riflesso oscuro della nostra società, un riflesso che racconta dove potremmo arrivare in pochissimo tempo o dove già stiamo giungendo.

Nella nostra epoca l’intelligenza artificiale sta ottenendo grandi successi e notevoli passi avanti. Alpha Go, il computer di Google DeepMind, ha battuto il campione mondiale del gioco da tavolo Go, Lee Sedol, e per la prima volta un libro scritto da un computer (naturalmente in collaborazione con una persona in carne ed esso), ha passato le selezioni della terza edizione del premio letterario giapponese dedicato allo scrittore Shinichi Hoshi (1926-1997). Si tratta di un premio di narrativa fantascientifica, con una particolarità: è aperto anche ad opere realizzate da intelligenze artificiali, opere di “non-umani” come alieni e animali, ad un’unica condizione, che siano scritte in giapponese. Gli organizzatori del concorso hanno rilevato che 11 dei 1450 romanzi che concorrevano erano opera di squadre composte da una persona e da un computer. In realtà la maggior parte del lavoro necessario per comporre il proprio romanzo è stato svolto dai co-autori umani che hanno fornito ai programmi di scrittura artificiale una trama, lo sviluppo dei personaggi e il tema dell’opera; il resto del lavoro è stato portato avanti dalla macchina, che ha svolto l’effettiva scrittura del testo, scegliendo parole, frasi (già scritte da altri scrittori umani) ricombinandole in forme compatibili con i parametri inseriti inizialmente.

Ma le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale sono diverse, dalle più utili a quelle semplicemente curiose e insolite.

Tra i passi da giganti a favore dell’umanità grazie all’intelligenza artificiale va annoverato un progetto molto significativo che potrebbe migliorare la vita di molti non vedenti. Infatti è stata studiata una macchina che possa descrivere il mondo a parole per chi non può vederlo. Durante il Keynote di apertura di Build, Microsoft ha mostrato il Seeing AI, piattaforma di ausilio per non vedenti. Si tratta di un sistema di intelligenza artificiale, posizionata su un paio di occhiali e basata sul riconoscimento visivo che analizza i dintorni inquadrati da una fotocamera, descrivendoli poi a voce altra per quegli utenti che non possono vedere. E’ in grado di isolare oggetti semplici e scenari generici, inoltre riconosce attività complesse. Ma l’intelligenza artificiale non si ferma a riportare ciò che “vede”, ma è in grado di fare supposizioni proprie come azzardare l’umore o le informazioni anagrafiche delle persone presenti nell’ambiente attraverso l’espressione del viso. L’utilizzo congiunto con lo smartphone inoltre permetterebbe di inquadrare un testo, per esempio un cartello stradale o un menù di un ristorante, e riconoscerne così le parole scritte, chiaramente sarà l’intelligenza artificiale ad inquadrare il testo nel modo ottimale per la lettura. Grazie a tutto questo, collegato a degli auricolari, darebbe la possibilità ad un utente non vedente di farsi un’idea più precisa di cosa lo circonda. L’applicazione è ancora in fase di sviluppo e non ha ancora una data fissata per l’uscita, ma l’andamento dei lavori e le premesse sembrerebbero incoraggianti.

L’intelligenza artificiale e la tecnologia in generale possono essere utili e curiose per l’uomo: tutto sta però nel modo.

Se l’uomo saprà utilizzarla con spirito creativo, la macchina sarà il servo e il liberatore dell’umanità”, Frank Lloyd Wright.