di Stefano Savo

Una elementare polarità si trova al centro della riflessione metastorica di Carl Schmitt nell’agile saggio-racconto scritto dal giurista nella Berlino in guerra del ’42, dedicato e rivolto alla figlia Anima. Terra e mare, queste  sono le due forze motrici della vita dell’uomo su questo globo la cui analisi politico-filosofica,anche teologica, ci permette di arrivare sino a definire la direttrice fondamentale, ovvero il”nomos” del mondo    odierno. La terra rappresenta la stabilità, l’uomo come essere terreno cammina e si muove sul suolo, che chiama il pianeta  “Terra”,  “globo terrestre”, da sempre definita la nostra “Madre Terra”, antica divinità, da cui gli uomini nascono e ritornanano, fra i quattro tradizionali elementi della natura, quello che più ci caratterizza, noi non siamo infatti né uccelli, né pesci, né esseri di fuoco dice Schmitt.

Eppure Goethe sosteneva “Tutto è nato dall’acqua! Tutto viene conservato dall’acqua!”, e del resto la filosofia greca si fa comunemente risalire a Talete di Mileto (500 a.c.) la cui dottrina dell’essere è fondata proprio sull’acqua come “sostanza unificante”, da cui tutto eternamente origina… Ogni popolo antico riconosceva nel proprio pantheon divinità acquatiche e marine, Afrodite (spuma del mare) e Nettuno-Poseidone i nomi più noti, e i popoli possono essere visti come autoctoni (di quella “stessa terra”) o autotalassici “cioè determinati completamente dal mare, che non avevano mai messo piede sulla terraferma e in essa scorgevano semplicemente il confine della loro pura esistenza marittima”. Questi due elementi che quindi connotano esistenze e visioni del mondo contrapposte, vengono simbolizzati attrverso l’uso di due mitici esseri biblici: il Behemoth, cioè un toro o un elefante, ed il Leviatano, ovvero un gigantesco mostro marino: il primo usa le corna ed i denti per squarciare il ventre dell’avversario, il secondo le pinne per impedire la respirazione e l’alimentazione dell’animale terrestre, e come nota Schmitt quest’ultimo è proprio il modello del blocco che in guerra le potenze marinare usano contro quelle di terra, cioè tagliare i rifornimenti di cibo e materie prime.

In altre occasioni la polarità è stata rappresentata leggermente in modo diverso, come ad esempio nel XIX secolo in cui l’Impero terrestre russo veniva simbolizzato dall’Orso, mentre l’impero marittimo inglese da una Balena. Di queste esempi se ne possono fare molti, potenze cosiddette marinare o per meglio dire talassocratiche, contro le forze terrestri e continentali. Atene e Sparta, Cartagine e Roma, il Sacro Romano Impero d’Oriente e quello Romano d’Occidente, fino ad arrivare alla Guerra Fredda, caratterizzata dalle tensione fra gli U.S.A, civiltà che attraverso il patto Atlantico della NATO costituì un vero e proprio impero talassocratico, diretto erede di quello britannico, ed ancora la Russia (pur bolscevizzata), che con il Patto di Varsavia riuniva in una civiltà terrestre la maggior parte del blocco continentale eurasiatico. Tutto ciò fa capire immediatamente l’attualità e la pertinenza di queste osservazioni scritte più di settant’anni fa nel contesto della situazione geo-politica odierna, in cui la forza uscita vincitrice dal novecento, la talassocrazia occidentale americana, si trova a contendere di nuovo la sua egemonia mondiale con le forze dell’Heartland orientale di Russia e Cina in primis, ma anche Iran ed India.

Il sistema di valori delle due visioni del mondo contrapposte è nettamente diverso ed è contraddistinto proprio dagli elementi di appartenenza, dal mare e dalla terra. Infatti il sistema occidentale si basa su una “Civilization” di stampo mercantile, caratterizzato com’è dal sistema economico capitalista avanzato e legato ai valori del libero scambio, del relativismo culturale e del cosmopolitismo, tutti aspetti predominanti nei popoli marittimi che fondano sul commercio, la diplomazia ed il sincretismo di valori eterogenei la loro vita, mentre dall’altra parte abbiamo una “Kultur” di stampo tradizionale, legata dal suolo e dall’appartenenza etnica e culturale, da un sistema di valori condiviso ed unitario, e da una politica economica più “comunitaria” ed autarchica.Nel “Paradigma della fine” il filosofo Dughin a questo modello riduzionista geo-politico, ne affianca altri tre che si sovrappongono naturalmente ad esso, uno economico, uno etnico, ed uno religioso, attraverso i quali viene delineato il “corso intero della storia” in cui agiscono questi “due soggetti, due poli, due realtà ultime. La loro opposizione, la loro lotta, la loro dialettica costituiscono il contenuto dinamico della civiltà.”

 

Primo soggetto: Capitale = Mare (Occidente) = Anglosassoni (in senso più ampio “Romano-Germanici”) = confessioni cristiano-occidentali

Secondo soggetto: Lavoro = Terra (Oriente) = Russi (in senso più ampio “Eurasiatici”) = Cristianità Ortodossa

Ventesimo secolo – il punto culminante dell’opposizione fra queste forze, la massima tensione, la battaglia finale: Endkampf

 

Afferma Dughin all’inizio del ventunesimo secolo “possiamo stabilire che, secondo quasi tutti i parametri, il primo soggetto è stato capace di sopraffare il secondo.” E questo è avvenuto sempre ricorrendo alla stessa principale mossa tattica, cioè  l’uso di “una (terza) realtà intermedia”, un “terzo pseudo-soggetto della storia, che ogni volta si è dimostrato un miraggio incorporeo, destinato a velare la vera essenza dell’opposizione escatologica.”

Questo soggetto illusorio che nell’epoca moderna ha garantito la vittoria dell’occidente e del mare è stato l’Europa occidentale, con l’impero napoleonico prima, con il nazifascismo poi fino ad arrivare all’Europa odierna,  formando così quello “pseudo-soggetto” che però non ha fatto altro che garantire la vittoria del primo soggetto, cioè l’occidente anglosassone. Ad oggi, però, che tutti possono vedere come l’Orso Russo, e le grandi forze terrestri di Cina, Iran ed India sono ritornate a competere con lo strapotere americano, le potenze della terra sono di nuovo il polo della tradizione, contrapposto alla visione economicista occidentale. All’Europa si impone una scelta vitale, fra la moderna Cartagine, gli Stati Uniti, e la Terza Roma,  Mosca, fra il modello di società “liquido” anglosassone, e quello “solido” eurasiatico, sapendo che il nuovo attore sulla scena è il mondo islamico che a sua volta è diviso dalla fitna ( discordia) in corso fra sunniti e sciiti, gli uni (sauditi e turchi) alleati geo-strategici dell’occidente, gli altri (iraniani  e siriani) dell’Oriente, e perciò l’Islam, in particolare quello sunnita fondamentalista,  può giocare un ruolo negativo chiave, quello del nuovo terzo “pseudo-soggetto” incorporeo di cui sopra, nell’universale lotta fra la terra ed il mare, Behemoth e Leviatano, per il nuovo “nomos” planetario.