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Le parole con cui si apre uno dei film ormai cult degli anni 2000: V for Vendetta, capolavoro diretto da James McTeigue, prefigurano allo spettatore tutta la potenza geniale della pellicola.

«Un uomo può fallire. Può essere catturato, essere ucciso e dimenticato. Ma dopo 400 anni, un’idea può ancora cambiare il mondo. Io sono stata testimone del potere delle idee. Ho visto persone uccidere in nome delle idee, e morire difendendole. Ma non puoi baciare un’idea, non puoi toccarla o abbracciarla. Le idee non sanguinano, non provano dolore. Non amano»

Un’opera ricca di significati e riflessioni sulla società e l’agire umano, espressi con una profondità assai raramente raggiunta nel cinema. E tra tutte le questioni, una di quelle che percorre dall’inizio alla fine il film è proprio il valore delle idee. Uomini di tutte le epoche, di ogni luogo, si sono distinti per aver dedicato la vita e le proprie azioni ad esse, pronti a sacrificarsi pur di farle valere nel mondo umano. Proprio per una di queste, quattrocento anni fa Guy Fawkes tentò invano di far esplodere il parlamento, gesto poi ritentato con successo da V, sempre al fine di lottare per un’idea. Eppure non puoi baciare un’idea. Così si dice e così spesso si crede: le idee ci sono sempre, esistono al di là del singolo uomo. Se uno muore, lei non scompare, ma rimane aperta a chiunque sia pronto ad accoglierla e vivere per essa. Ma cos’è un’idea? Esiste realmente questa separazione, fra l’uomo mortale e l’immortalità del mondo delle idee?

Prologo V per Vendetta – Il potere delle idee
Senza girar troppo attorno alla questione, va innanzi tutto posto in evidenza un fatto fondamentale: qualsiasi persona, fin dalla nascita, agisce. Cioè, dato il contesto in cui vive, si muove e compie determinate azioni. Ma ogni azione fatta non è una casualità sorta dal nulla, bensì c’è sempre uno scopo sotteso ad essa. L’uomo cioè, dato il mondo che lo circonda, si adopera per vivere secondo ciò che ritiene bene. Parrà una ovvietà, ma proprio in questa palese constatazione sta il fondo della questione. Cosa si intende con agire secondo ciò che la ragione indica essere un bene? Significa seguire i propri princìpi, ciò che si ritiene dia valore alla vita, renda cioè felici di ciò che si fa. Detto in altri termini: ciò che muove sono le idee in cui si crede.

E se uno affermasse di preferire agire nel concreto anziché rimanere a oziare fra le nuvole della riflessione? Direbbe semplicemente qualcosa senza senso. Ogni azione è infatti sempre e comunque il render concreto una data idea, un dato pensiero che si ritiene da attuare. Certo, vi sono dei momenti in cui uno è immerso nei libri e pone in dubbio il proprio pensiero e altri in cui, sicuro delle proprie conoscenze, pone in atto ciò che ritiene vero. Ma ciò non comporta alcuna separazione tra teoria e pratica. Il momento del dubbio, del riflettere sulla teoria, altro non è che il pratico sospendere di compiere qualcosa di fronte ad un pensiero che non propende per una decisione anziché l’altra. E il mettersi in azione altro non è che il pensiero che è sicuro della teoria in cui crede, ritenendola dunque vera. Pratica e teoria sono solo astrazioni della stessa cosa: il pensiero che riflette sulla realtà, cerca ciò che ha valore, e agisce di conseguenza.

Ogni pensiero che si ha comporterà sempre una variazione del proprio comportamento, del proprio agire concreto

Ed è quello che il film, come ogni grande opera d’arte, è capace di mostrare con maestria. Si pensi al caporedattore Gordon Deitrich: lavora nella rete televisiva nazionale, conducendo un programma di satira. Nel suo pensiero è ostile alla dittatura che governa il Regno Unito nel periodo in cui vive, eppure accetta di sottostare alla censura che i superiori gli impongono. E questo perché la sua convinzione è che, nonostante lo schifo della società, sia meglio vivere nella sicurezza che rischiare il carcere, torture o la morte stessa. Ma, dopo l’incontro con Evey, comprende che starsene nell’ombra non serve a niente: lancia una satira che sbeffeggia lo stesso presidente, consapevole che ciò lo avrebbe portato all’incarcerazione. Ma l’esempio per eccellenza è la storia di Evey stessa: protagonista assieme a V nel film, è giornalista e figlia di genitori dissidenti, ormai da anni presi e allontanati dal regime.

“Ricorda per sempre il 5 Novembre”
Nonostante l’odio
verso un governo che ha rapito la sua stessa famiglia e causato la morte del fratello, la donna per anni ha vissuto nell’obbedienza in un mondo che non approvava. Come lei stessa afferma, è la paura che non gli ha mai dato il coraggio di cambiare, portandola a preferire il valore di una vita tranquilla a quello di una società non degenerata, essere suddito anziché cittadino. Una paura che lei stessa voleva superare. Per questo V finge di incarcerarla e torturarla a nome del governo, affinché dica a loro dove si nasconde egli stesso, il terrorista tanto ricercato. Dopo aver resistito a settimane di sofferenza, di fronte all’ultimatum di dire la verità o morire, lei cortesemente rifiuta di parlare. Al che la risposta della finta guardia è “Allora non hai più paura. Sei completamente libera”. Ed è la verità, perché tutte le sofferenze patite, tutte le difficoltà che ha passato la hanno temprata, le hanno fatto capire che è meglio morire piuttosto di negare certi valori, che ci sono idee per le quali la vita ha senso, senza le quali sopraggiunge una morte ben peggiore di quella fisica: la morte dell’anima.

«Non scappare Evey. È tutta la vita che scappi. […] Ti hanno portato via i genitori. Ti hanno portato via tuo fratello. Ti hanno buttato in una cella e preso ogni cosa che potevano eccetto la vita, e tu hai creduto che esistesse solo quella, vero? Che l’unica cosa rimasta fosse la tua vita, ma non era vero. Hai trovato qualcos’altro. In quella cella hai trovato qualcosa di più importante della tua vita. E quando ti hanno minacciato di ucciderti a meno che non avresti dato loro quel che volevano, tu hai detto che avresti preferito morire.»

Chiunque nel film – Evey, V, Gordon, il popolo – mostra di agire in base a ciò che ritiene più importante e ogni cambiamento di pensiero, ogni passo in più nel capire cosa s’ha da fare, è un modificarsi del proprio agire in società. Chiunque agisce per ciò che ritiene essere un bene e nient’altro. Fondamentale è così capire quali sono le idee da perseguire, a quali di esse dobbiamo dedicare la vita. È una riflessione che dovrebbe impegnare l’intera esistenza di ognuno, perché da ciò dipendono le sorti dell’umanità. Se il nostro è un mondo schizofrenico, incapace di agire senza cadere nella corruzione o nel degrado, ciò è innanzi tutto colpa del pensiero pieno di contraddizioni che nel novecento ha preso il sopravvento su un buon senso mantenuto da poche persone. E per comprendere meglio ciò, un grandissimo libro è Gli Strani casi del Dr. Darwin e di Mr. Marx di Gabriele Zuppa, quanto mai capace di raggiungere alle radici uno dei problemi, se non il problema, che attanaglia la contemporaneità. Ma, in tutto ciò, l’idea dove si situa? Essa altro non è che l’uomo stesso che l’incarna, è la realtà in cui essa richiede di essere attuata. Al di là del mondo vivo, l’idea non è altro che un flatus vocis, una parvenza di realtà, proclamata a parole, di fatto inesistente.

«Tanto la frutta dal sapore delizioso quanto l’idea intelligente sono godurie sensuali. L’idea più astratta racchiude la sostanza succulenta del mondo»

Proclamava uno dei più grandi filosofi del novecento, Nicolás Gómez Dávila, le cui Notas sono state tradotte e pubblicate per i tipi del Circolo Proudhon. Solo dato un certo mondo, date certe situazioni scaturiscono certi valori degni di essere perseguiti, i quali si attuano grazie a chi, in quella realtà, si pone come loro soldato. E così è proprio nelle gesta di un uomo che un’idea può raggiungere il suo apice, la sua più alta attuazione, la sua maggiore realtà. Con la consapevolezza che chi lotterà per essa vivrà anche dopo la sua morte, essendo le idee l’insieme di tutti coloro grazie ai quali hanno ricevuto realtà. Lottare per migliorare l’umanità vuol dire porsi sulla vetta di una schiera di uomini, passati e presenti, e farsi tutt’uno con essi.

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Chi era lui, chiede l’ispettore di polizia a Evey su V. E lei risponde:

«Lui era Edmond Dantes, ed era mio padre, era mia madre. Mio fratello. Un mio amico. Ed era lei, e me. Lui era tutti noi»

E allora sì, le idee si possono baciare, toccare, abbracciare.