Caro Matteo,

 

ti scrivo per dirti che sono un tuo fan accanito, sperando così che tu, mosso da vanagloria, sia tanto buono da prendere in considerazione la mia email. Il motivo di questa lettera è che la mia ragazza ha una brutta malattia. I primi mesi non era così accanita, oppure me lo nascondeva – è noto che nessuno mette subito sul piatto i suoi peggiori difetti. Sospetto che sia stata deviata da quella converticola di baldracche che frequenta all’università. Studia filosofia. L’hanno praticamente costretta a fare un corso, dove una tardona post sessantottina le ha riempito il cervello di stronzate. Tu che sei sveglio, Matteo, e che hai studiato la materia in questione, avrai subito capito di che patologia sto parlando: la mia ragazza è affetta da “femminismo”. Da quando ha superato l’esame, con trenta e lode – e probabile bacio saffico-accademico della professoressa – è andata fuori di melone. Prima, quando facevamo l’amore, se ero io a prendere l’iniziativa, non faceva problemi. Adesso, non ne vuole neanche parlare di, come dice lei, “lusingare il desiderio di prevaricazione maschile, rappresentato dalla violenza bruta della sua erezione”. Ma te ne rendi conto, Matteo? Prima che possa prendere a farmela, mi impone di aspettare almeno dieci minuti. Dice che dovrei usare quel tempo per riflettere su tutte le violenze che nei secoli hanno dovuto subire le donne e approfittarne per fare atto di contrizione. Come se fossi stato io a chiavarmi il genere femminile, nei secoli dei secoli, amen! Il più delle volte, come potrai ben immaginare, mi si smoscia e addio scopata. Ultimamente, poi, abbiamo toccato proprio il fondo. Quando ci provo, lei si denuda e mi costringe a guardarla, intanto che, come dice lei, “afferma la sua indipendenza”, ovvero si diletta a solo come un’ossessa in un film horror. Io sono tagliato fuori: non posso neanche toccarla. Ma la cosa che più mi preoccupa è che mi guarda con occhi iniettati d’odio e ripete “l’utero è mio e lo gestisco io”. Ha anche smesso di depilarsi le gambe e sembra una specie di scimmia. Matteo, tu che sai di filosofia e scienza, dimmi, ma da questa brutta malattia si può guarire? Aiutami, perché tutta la situazione mi sembra grottesca, tanto che, se Checco Zalone lo dovesse sapere, secondo me ci farebbe su un film da sbancare i botteghini a capodanno. Tuo Mario Miciotto.

 

Caro Miciotto,

quella di cui mi parli è una seria tragedia che conosco bene. Per cominciare, Mario, ti prescrivo un po’ di training autogeno. Ripeti almeno venti volte “Queste femministe del cazzo! Queste cazzo di femministe!”. Dopo un certo tempo, comincerai a rilassarti e forse eviterai di ricorrere al napalm contro la tua ragazza. Comunque, ti invito a non abbandonarti a un odio cieco e stupido contro le donne. Le femmine sono fantastiche, migliori di noi uomini. Per intenderci, pensa a Martha Argerich che suona Chopin, o alle liriche di Alda Merini. Purtroppo, una certa parte del genere ha subito un’involuzione e si è trasformata in femminista. Lo scopo della loro vita è divenuto andarsene in giro, vestite più scollacciate delle passeggiatrici, solo per far rizzare i cazzi. Poi, dopo che ti hanno ben benino sbattuto le tette sotto gli occhi, ovviamente saranno così sfacciate da urlarti contro che “tu sei un maiale pervertito”, perché ti è cascato l’occhio. Di solito, il loro discorso si conclude con un patetico “io non sono un oggetto sessuale”. Stai in guardia, Miciotto! Faranno di tutto per farti sentire in colpa. Non farti fregare dai loro sofismi: chi non vuole farsi scambiare per una bambola gonfiabile, non va in giro con la mercanzia in bella vista…

Scusa, quasi dimenticavo: Miciotto, ascoltami, per la tua ragazza non si può proprio fare niente. Da quel che intuisco, tu sei un bravo ragazzo, serio, senza grilli per la testa, magari leggi anche qualche libro durante l’anno, sei di temperamento pacifico. Dammi retta, la tua donna un giorno troverà – è il naturale corso delle cose – un cerebroleso, brutale e illetterato, che le spaccherà gli zigomi a testate. Sicuro che se ne innamorerà perdutamente. È sempre così: più ti svangano i coglioni col femminismo, più cadono in basso nella ricerca dell’anima gemella. Comunque, non disperare: una ogni duemila, tra quelle in circolazione, si salva. La riconoscerai perché, al primo incontro, ti parlerà di un libro scritto da un autore che lei nominerà, senza pero sottolineare che è maschio. Ti racconterà che l’ha divertita, o forse no, ma certo non ne discorrerà come se leggere le sue righe avesse corrisposto a ritrovarsi sodomizzata da un branco di stupratori. Trovarne una così, lo so, è come vincere un terno al lotto, ma bisogna sempre ben sperare.

P.S: fintanto che resti con la femministizzata, occhio! Usa il guanto: il morbo che la affligge è contagioso.