Vista la pubblicità? Offesi? Indignati? Preoccupati per il futuro dei vostri pargoli? Umiliati nelle vostre biologiche e fisiologiche e sacrosante differenze “di genere”? Come si è permessa questa pubblicità retrograda e immorale di richiamare due così antichi e decrepiti stereotipi quali quelli vezzeggiativi di “maschietto” e “femminuccia” per parlare di pannolini diversi (che bestemmia!) pensati, appunto, per maschietti e femminucce? Anzi, ancora prima, come si è permessa di parlare di maschietti e femminucce?!

Direttamente dal sito ufficiale dello IAP, si legga con attenzione quanto sostenuto: “Il Presidente del Comitato di Controllo visto il telecomunicato “Huggies bimba e Huggies Bimbo. Per un asciutto su misura”, trasmesso sulle reti RAI e Mediaset nel mese di giugno 2015 ritiene lo stesso manifestamente contrario agli art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – e 11 – Bambini e adolescenti – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Il messaggio, volto a promuovere la linea di pannolini “Huggies bimbo” e “Huggies bimba”, per ‘catturare le differenze’ e garantire un ‘asciutto su misura’, tenuto conto delle diverse esigenze di assorbenza per maschio e femmina, si incentra sulla presentazione di diversi modelli e ruoli tra bambino e bambina. Nello specifico, si propongono:

– per la bambina gli stereotipi del pensare a “farsi bella”, “cercare tenerezza” e “farsi corteggiare da un uomo”;

– per il bimbo si ricorre al desiderio di “fare goal”, di “avventure” e “cercare le donne”.

Le diverse necessità, a livello fisico, di raccolta della pipì per bambini e bambine vengono quindi estese ai desideri futuri dei protagonisti, inquadrati semplicisticamente e manifestati in stereotipi di genere. Ad avviso del Comitato di Controllo, considerate anche le numerose segnalazioni ricevute, una tale narrazione è suscettibile di porsi in contrasto con l’articolo 10 del Codice, laddove prevede il divieto di “ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere”.  […] Non è certamente la proposizione di un modello convenzionale o ricorrente di per sé ad essere invisa, ma la banalizzazione della complessità umana, quando il modello viene vissuto con una carica deterministica, restrittiva e pertanto degradante, quasi che necessariamente la donna debba essere “bella, madre e preda” e l’uomo “goleador, cacciatore e avventuroso”. Simili comunicazioni, anche aldilà delle intenzioni, veicolano contenuti che cristallizzano modelli non sentiti più attuali e comunque rigidamente restrittivi, che come tali sono suscettibili di urtare la sensibilità del pubblico, in quanto rappresentano ostacoli per una società moderna e paritaria”.

Mai un pannolino sarebbe potuto essere più utile: riuscirà il nostro morbido eroe a contenere la tempesta di imperdonabili, inaccettabili e costringenti modelli restrittivi coi quali è stato pubblicizzato? Insomma: attenti a quei pannolini, potrebbero essere talmente resistenti da intrappolare l’adulto che sarete.  Forse un infante che ancora si pisci addosso potrebbe essere deviato dalla visione di questo spot? Cosa diranno, allora, gli stessi bambini, quando apriranno una qualsiasi rivista di moda/gossip/blablabla e vedranno le immagini pensate per la moda che li riguarda? Cosa penseranno, questi minori che elaborano criticamente (e prematuramente) il messaggio veicolato dall’orrendo modus operandi pubblicitario? Tornano alla mente le attente e certo mai banali considerazioni di Diego Fusaro a proposito di questa “attenzione alla non discriminazione” (da http://www.lintellettualedissidente.it/corsivi/quella-del-gender-e-unideologia-o-no/):  “Che piaccia o no, l’umanità esiste, da sempre, tramite la dicotomia uomini/donne: il genere umano è unitario e si riproduce tramite la differenza sessuale tra uomini e donne, parti diverse e ugualmente appartenenti al genere umano (dunque portatori di eguale dignità e di eguali diritti). È una banalità, ma occorre ripeterla: nel tempo della menzogna planetaria, occorre lottare perché anche le cose ovvie e banali non vengano negate fino in fondo dalla manipolazione organizzata […] Anche i signori capitalisti dicono, guarda caso, che non esiste alcuna ideologia capitalista e che quello da loro propugnato è il modo naturale di essere al mondo dell’uomo. Il comunismo non è riuscito a realizzare la società senza classi. L’odierno monoteismo del mercato sta invece riuscendo, per ironia della storia, a realizzare la società senza sessi: la società asociale degli atomi unisex interscambiabili, dotati di una sola identità, quella del consumo”.

Come si è potuto commettere un crimine tanto aberrante quale è quello che fa dire ai bambini cosa da bambini, alle bambine cose da bambine e, incredibile, agli uomini cosa da uomini? Qualora qualcuno fra voi lettori volesse rispondere, per favore: non datemi del lei. Potrei offendermi.