La prendo alla larga, partendo dai Poemi del Gineceo di Ceronetti. Una bella immagine metafisica della donna. Condivisibile. Inserisce il femminino in un territorio che va oltre il politico, il femminismo d’accatto (lo è quasi sempre) e il piatto umanesimo; penso anche al saggio di Roberto Graves, La Dea Bianca, dove difende il Femminino. Detto questo, affermo che non ho mai pensato che gli uomini, in generale, siano superiori alle donne, o che le donne, in generale, siano superiori e migliori degli uomini; e affermo anche che nei confronti delle donne nutro una posizione da scettico che potrebbe facilmente essere scambiata per misoginia. Ma non è paura né odio per la donna. Semplicemente non credo nella Donna come non credo nell’Uomo, in un’entità astratta, generalizzata.

È assurdo sostenere che la donna sia meglio dell’uomo, che abbia più. È più realistico parlare, al contrario, di cambio di piani limitati, ognuno con i suoi pregi e i suoi difetti. Si passa dall’Uomo alla Donna per cambiare prospettiva, nell’illusione della diversità, quando in realtà è la stessa irrealtà vista da un’ottica, sì, alternativa ma non meno debole. Ci siamo stancati dell’Uomo e adesso ci volgiamo altrove, l’altra metà del cielo, per tirare il fiato, per rinnovare le nostre illusioni stanche; e, dopotutto, perché no, se non altro per par conditio; ma senza illusioni filosofiche per favore. Personalmente ho sempre accordato una qualche provvidenza e un credito unicamente agli incontri al singolare, individuali; donne o uomini, poco importa. Malgrado, in quanto uomo, io possa trovare infinitamente più affascinante la donna: è la mia deformazione o inclinazione sessuale a impormelo, la mia parzialità, e perché sono attirato da chi, allo stesso tempo, mi seduce ed è diverso, dalla particolare umanità delle donne.

Interno d'estate - Edward Hopper (1909)

Interno d’estate – Edward Hopper (1909)

Non sono gli uomini a essere il male, care donne, è l’essere umano a essere non di rado meschino, dato che pressoché tutti i moventi umani, anche quelli più nobili, sono in realtà fondati sugli istinti più impuri, più bassi: amor proprio, desiderio, invidia, cattiveria, disonestà, gelosia, viltà, crudeltà. Se gli uomini sono affetti dalle tare più innominabili, anche le donne lo sono; solo la natura della tara cambia, non la gravità. Nella vita di tutti giorni si possono trovare infiniti esempi di bruttezza umana, tanto negli uomini quanto nelle donne. Da questo punto di vista, non è facile provare una completa empatia per Asia Argento e lo spiacevole episodio (o episodi) di cui è stata allo stesso tempo vittima e artefice (perché questo bisogna pur dirlo), anche se nessun uomo degno di questo nome, ovviamente, vorrebbe mai vedere una donna, o qualsiasi altro essere umano, vittima di abusi.

L’episodio, in sé, è assolutamente riprovevole, ma è vecchio come il mondo, e non è una prerogativa assoluta delle donne. Da che mondo e mondo, gli abusi e le alienazioni, sotto varia natura e gravità, sono sempre esistiti, contro le donne, gli uomini, i bambini (io stesso, tra i 10 e i 12 anni, ho subito dei tentativi di molestie, da parte di uomini adulti, prontamente respinte!) – questa osservazione, ovviamente, non è una giustificazione fatalista degli abusi. Ognuno di noi, prima o poi (molto più spesso nell’infanzia e nell’adolescenza) è stato vittima di qualche tipo di molestia o di un tentativo di molestia. Quando non si è più bambini (i veri indifesi), in certe situazioni c’è anche chi si difende, chi reagisce, e chi si paralizza o decide di venire a patti, per paura, per opportunismo, o per un misto di entrambi. A ventuno anni non si è più dei bambini; Alessandro Magno, intorno alla stessa età e nei dodici anni a seguire, conquistò l’intero Impero persiano!

Asia Argento

Asia Argento

Harvey Weinstein e Asia Argento sono due facce della stessa medaglia. Due facce negative, perdenti, ammesso che si riesca andare oltre il moralismo e il politicamente corretto. E non dovrebbe sorprendere che Asia Argento, allora, non fosse una scappata di casa, che fosse figlia di un importante regista italiano, che fin da bambina frequentasse la crème de la crème del cinema e della cultura italiana e internazionale – infatti, i limiti della natura umana, e la pavidità, non hanno confini, poca conta che si sia dei privilegiati o meno. Ma non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Baudelaire parlava di prostituzione universale, intendendo con ciò l’eterno compromesso con cui ogni essere umano è costretto quotidianamente a venire a patti, in qualche forma, a volte – ahimè – anche in quella estrema della prostituzione fisica.

Scansiamo ogni equivoco, è bene dirlo subito: il primo impulso che ha un uomo nei confronti di una donna è predatorio, egli valuta istintivamente se le donne con cui si trova via via di fronte sono creature che amerebbe avere tra le braccia o meno, se vorrebbe avere un contatto fisico con loro. È inutile essere ipocriti. Eventualmente, sono i modi di conquista a poter essere stigmatizzati: il caso di Weinstein è l’estremizzazione (specialmente in che è molto ricco e molto potente), assolutamente meschina e da denunciare (questo genere di uomini, più che predatori, sono degli sfigati e dei poveracci), di un istinto assolutamente naturale nell’uomo, che, in sé, non è da biasimare in blocco; solo il femminismo più perdente e deteriore, infatti, può scadere, con un tipico brainfart progressista, in un’omologia che vede in questa natura, in assoluto, il semplice maschilismo, una natura bieca, non-evoluta: è il risentimento a buon mercato di chi è stato discriminato e ha sofferto. E, in fondo, anche il corteggiamento non è forse un differimento, una sofisticazione rituale, retorica di un atto predatorio, in cui i due contendenti recitano una parte, che può o non può concludersi con l’assenso della donna a essere presa, per così dire? E poi, non è forse vero che in molti casi è lei a predare lui, soprattutto oggi, del tutto legittimamente?

She Sat Waiting - Ron Hicks

She Sat Waiting – Ron Hicks

Il confine è molto sottile e fumoso, come in tutte le profonde faccende umane in cui vige, su tutti, l’amor proprio, il soddisfacimento del proprio piacere, dei propri bisogni e tutta quella selva di moventi impuri che costituiscono il vero motore della natura umana. Possiamo attaccare addosso agli esseri umani tutta la cultura e la civiltà – progresso – che vogliamo, ma l’istinto sarà sempre il fondo dei nostri atti mascherati da civiltà. Bataille scriveva che l’animale è il nostro più intimo rimosso, dissimulato, mentre Gómez Dávila, a sua volta, scrive: L’uomo è un animale che immagina di essere uomo. Il profilo che esce fuori da questa storia, di Asia Argento, sembra essere quello dell’ipocrisia. Ricordo che negli stessi anni in cui ha conosciuto Weinstein, nelle sue interviste lei si vantava di essere un tipo libertino (il libertinismo e la durezza, in sé, non sono un problema, lo sono quando sono più che altro una posa ostentata e sfoggiata da una ragazzina apparentemente più cinica che libera), un’amante di Dostoevskij, del mondo duro e vero che l’autore russo descriveva nei suoi romanzi e racconti; oggi lo chiameremmo il mondo dell’educazione siberiana, evocando il famoso titolo di un romanzo di Nicolai Lilin. Ricordo Asia, nelle sue interviste, sbeffeggiare quei ragazzi ingenui che si innamoravano di lei, che l’andavano a prendere all’aeroporto quando tornava dai suoi viaggi, e puntualizzare

poverini, non sapevano che avevo altri tre o quattro amanti!

Un cinismo micidiale, una misandria tipica del femminismo più ottuso, che oggi vediamo dilagare nella comunicazione e nella realtà, ad ogni livello; è un’epidemia, d’imbecillità, pari solo all’imbecillità o rincoglionimento in cui sono scaduti gli stessi uomini di oggi.

Mi ha sempre fatto un po’ sorridere questo aspetto di Asia: la contraddizione di una ragazza, ormai fattasi donna, a cui piace portare la maschera della dura, ma che in realtà è fragile come un pulcino; un aspetto che non manca di un certo fascino. Ricordo ancora un’intervista di qualche tempo fa, in cui lei, in lacrime, ammetteva sconsolata: “so che rimarrò sola, che non troverò più un compagno”, e mi fece tornare in mente quei ragazzi ingenui che lei tanto allegramente aveva disprezzato qualche anno prima, per il loro attaccamento e la loro voglia di averla come compagna. Naturalmente, secondo la logica di Asia, loro furono deboli perché “sentimentali”, mentre lei, oggi, avrebbe tutto il diritto di scadere nello stesso sentimentalismo, senza con ciò essere considerata una debole. Voilà! Solo “loro”, i maschietti, sono i deboli! Ricordo inoltre le sue recenti dichiarazioni sui suoi ultimi due compagni, Morgan e Michele Civetta, che ha accusato a mezzo stampa di non essere dei veri uomini. Sorge spontanea una constatazione: anche nel caso fosse vero, anche fossero degli scapestrati e dei rammolliti, si può obiettare che neanche lei è una vera donna allora (se mai questo “vero”, in generale, sia mai esistito), poiché li ha frequentati a lungo, se li è sposati e ci ha fatto dei figli. Una donna mediamente dotata di buon intuito capisce quasi subito la pasta di cui è fatto l’uomo che ha di fronte, specialmente se ha modo di frequentarlo per un certo tempo, prima di sposarlo e farci dei figli. Come si dice, “dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei”. Hai voglia a giustificarsi, a dire che Weinstein era un orco, un armadio, ricco e potente, e lei solo una piccola ragazzina di ventuno anni, indifesa e sprovveduta. Ad Asia allora piaceva spacciarsi per un Lupo, per una femminista e una donna alpha, e quando ne ha incontrato uno vero, si è trasformata in un agnellino remissivo, salvo poi rifarsi sugli sprovveduti ragazzini coi brufoli con cui talvolta si accompagnava.

Asia e Dario Argento a Cannes (1993)

Asia e Dario Argento a Cannes (1993)

Se le cose che sono state scritte sono vere – ovvero le agevolazioni che ha ricevuto da parte di Weinstein, dopo essersi concessa, in merito alla carriera; i regali che ha ricevuto e accettato, dato che, a quanto pare, Weinstein per un certo tempo le ha perfino pagato la badante per i figli; il corteggiamento e il rapporto durato anni etc. etc. – le sue accuse tardive assumono una sfumatura spiacevolmente auto-giustificatoria, tanto più che sono notizie che lei condivide pubblicamente solo oggi, quando ormai ha una carriera consolidata. Il suo dolore, così, non sembra tanto o solo quello di essere stata obiettivamente molestata, quanto quello di essersi concessa e di essere scesa a compromessi – sembra essere questo il suo tarlo, la sua coda di paglia, e il motivo della sua depressione di allora (come riporta la giornalista de Il Giornale a cui Asia ha fatto le confidenze sulla sua “disavventura”).

È la sua rabbia, conscia e inconscia, di essere caduta preda di una profonda e malata soggezione, di un maschio – accidenti che onta! per una femminista e una dura – e di non essere riuscita a sottrarsi. Molto curioso, tra l’altro, che tra tutte le amiche a cui confidare il suo disagio, allora, lei abbia scelto una giornalista; che abbia affidato privatamente il suo resoconto, la sua accusa, a una persona, una donna, inserita nel circuito culturale. È stato strumentale, per diffondere la sua versione corretta, desiderata, della versione dei fatti prima che uscissero, nell’ambiente, le inevitabili indiscrezioni dello stesso Weinstein e accoliti italiani? Siamo tutte persone di mondo, sappiamo benissimo quanto male possano fare certe notizie, se sparse ai quattro venti; e dato che tutto il mondo è paese, le cose si vengono a sapere, sempre. Non sia mai che si sparga la notizia che Asia Argento sia scaduta in uno spiacevole compromesso, per debolezza, e per aver privilegiato la sua carriera alla sua integrità emotiva e fisica.

Harvey Weinstein

Harvey Weinstein

Quello che si chiedono un po’ tutti: non potrebbe essere che Asia Argento abbia tentato di giustificare a posteriori una sua imperdonabile leggerezza, qualcosa di irrimediabilmente meschino (anche quando a suo tempo volle inserire e replicare la scena dell’abuso in un film)? Davvero è giustificabile concedersi, per paura di danneggiare la propria carriera, o per paura di perdere la faccia con il “figo” e “duro” Abel Ferrara (ricordatevi di Dostoevskij e dell’immagine che Asia amava dare di se stessa), il suo venerato idolo? Davvero questo è un argomento, una giustificazione? Ci sono numerose altre attrici che non sono state al ricatto, che hanno rifiutato il compromesso, che hanno reagito, e talvolta ne hanno pagato le conseguenze; io, al di là di ogni facile moralismo, sto dalla parte di chi paga per ogni minima negazione che si permette, come accade ad ogni autentico “artista”.

L’unica evidenza che sembra saltare agli occhi, in questa storia, è che Asia Argento è sempre stata una simpatica fulminata, una ragazzina che si dava arie da dura, e che oggi rappresenta soprattutto quel genere di donna, purtroppo molto diffuso, che un uomo degno di questo nome (ma esistono davvero questo genere di uomini?) non vorrebbe mai avere tra i piedi. La carne è debole, e la natura degli esseri umani è quella che è: debolissima.