di Alessia De Santis

Chi ha potuto sintonizzare nei giorni scorsi il televisore su Raiuno ha potuto vedere come si stesse trasmettendo uno spettacolo di Anna Marchesini, diversamente dalla programmazione originaria. Un rapido controllo dei social avrebbe subito spiegato il motivo, perché la notizia della sua morte rimbalzava già da qualche ora tra le varie pagine delle riviste e dei quotidiani. “Prima che lo sappiate da quel tritacarne dell’informazione tengo a dirlo io. Ora in questo momento è morta mia sorella Anna Marchesini. Grazie a tutti. Non sarò in grado di rispondervi”: così ha annunciato la sua partenza il fratello Gianni.Il “tritacarne dell’informazione”, come previsto dal fratello, ha presto avviato gli ingranaggi e si era messo in moto, cercando, tra brandelli di informazione e ricordi, materiale per scrivere qualcosa, per mettere su un articolo da pubblicare il prima possibile.  Ma cos’è un qualsiasi racconto se non un caleidoscopio di rievocazioni e informazioni per cercare di restituire l’inafferrabile, quella continua impressione di noi che si lascia indipendentemente dalla specifica sensibilità delle persone con cui si interagisce, sia che il contatto avvenga di persona sia che avvenga tramite il mezzo televisivo?

L’inafferrabile di Anna Marchesini, allora, forse lo si può provare a cogliere attraverso le parole scritte da Luigi Lo Cascio, diplomatosi nel 1992 proprio nella Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, dove anche Anna Marchesini aveva studiato e dove era tornata, dal 2007, per insegnare: “Meravigliosa attrice di teatro, poteva permettersi di stravolgere tutto grazie a una immensa cultura. L’inafferrabile forse lo si può riconoscere nella lieve giocosità del Post Scriptum nella sezione Che cosa ho fatto del suo sito e posizionato, sotto una sua dolce immagine, anche in home page: “Ho già adocchiato una vetrinetta in sala riunioni con un piccolo cofanetto verde di porcellana, credo. Ritengo sia ideale per contenere le mie ceneri. È  una aspirazione che piano piano troverò il coraggio di far uscire alla luce. Che detto di un mucchietto di ceneri non è appropriato. Posso tentare…. e se mi ribocciano? E se poi l’Accademia trasloca? E se durante il trasloco il cofanetto verde si rompe? No eh! essere spazzata via dall’Accademia no mai più!”

L’inafferrabile di Anna Marchesini, forse, è stato anche la potente impressione ricevuta nel sentire, per giorni, commenti sinceramente addolorati su quanto fosse stato spiacevole vederla, intervistata da Fazio, con i segni della malattia evidenti, le dita ripiegate su loro stesse, nella deformazione irreversibile tipica della fase avanzata dell’artrite reumatoide. Era stata invitata a Che tempo che fa? per presentare il suo ultimo spettacolo al Teatro Piccolo di Milano, “Cirino e Marilda non si può fare”. Il debutto era previsto per il 4 novembre 2014 e la puntata, in diretta, era andata in onda la domenica del 2 novembre, festa dei defunti. Forse l’impronta dell’inafferrabile è stata anche costituita dal giocare sino all’ultimo, proprio lei tanto malata, anche sull’argomento della morte, con una grazia e una leggiadria ormai desuete, in un tempo in cui tutti sono attanagliati dalla paura di invecchiare e per questo si trincerano in improbabili giovanilismi. “La vita di Cirino si era trasformata in un inverno perenne e gli sembrava che non ci fosse nient’altro che questo. In realtà lui aveva avuto in gioventù momenti felici. … Tutti noi abbiamo avuto momenti felici sepolti da qualche parte.” – stava dicendo, parlando del protagonista dello spettacolo. “Sì ma oggi è il due novembre. Si fa dell’ironia facile.” – aveva interloquito Fazio. E lei pronta e serafica aveva risposto “Però hai invitato me”.