Di Mario Manna

“Anto’ fa caldo, Anto’ fa caldo, Anto’ fa freddo” Ve lo ricordate? Lo spot di una nota marca di the, ambientato in una calda sera estiva. Lei, Luisa Ranieri, bellissima -manco a dirlo-, in intimo nero: camicia da notte di pizzo classica ed accattivante, stesa sul letto con la finestra spalancata. Anche per lui, Paolo Sylos Labini, tenuta da notte; forse un po’ meno appetitosa: pigiama a righe bianche e rosse, steso accanto a lei, a debita distanza per la calura. Con una movenza vecchia quanto il braccio intorno alla spalla al cinemino delle sei, lui si avvicina di lato, abbozzando una timida carezza sul volto di lei, che svogliata lo respinge con l’ormai celeberrima frase: “Anto’ fa caldo”. Il desideroso maschio, con un colpo d’ingegno notturno, si alza e apre le ventole in stile commedia all’italiana anni 50′, e ritenta l’approccio. Niente, ancora una volta picche. Ancora una volta: “Anto’ fa caldo”. E qui allora che interviene la bevanda incriminata. Lui aprendo un frigo, anche questo un po’ retrò, beve a canna una lunga sorsata della bibita galeotta e, accortosi degli effetti del filtro amoroso alla pesca, ne porta un bicchiere alla dama accaldata. La signora, alzatasi dal talamo nuziale, beve con voluttà il bicchierone di the e avvertendone anche ella gli effetti con celerità sconvolgente, cambia la vituperata incriminata, da “Anto’ fa caldo” ad “Anto’ fa freddo”, con tutto quello che comporta.
La fine, lasciato l’evento clou all’immaginazione dei telespettatori, è condita da un inquadratura del balcone aperto con ululato proveniente dalla stanza. Il the in somma ha lavato l’onta del due di picche.
I protagonisti del nostro spot si intuiscono con facilità: uomo e donna, caldo ed estate, passione e desiderio. Tre binomi inscindibili, tre coppie di concetti che vanno di pari passo probabilmente da sempre.
Ma oggi? Oggi uno spot così, ai termini di una certa sensibilità femminista, potrebbe essere considerato offensivo?

Se ne sentono di tutti i colori, nell’epoca in cui anche “Miss Italia”, storico concorso di bellezza nazionale, è stato bandito dal palinsesto della televisione di Stato. Forse la sensualissima Luisa Ranieri, in veste di donna accaldata e annoiata, potrebbe destare scandalo.”Perché la donna è anche altro!”, “Perché se sei bella sei stupida”, “Perché è lì solo perché è bona!”.Al netto di questo e di tanti altri commenti, chi è “nemico delle donne”? Chi le ama a tutto tondo? Chi non stigmatizza ma al contrario impazzisce per la loro bellezza ? O chi le vorrebbe imbrigliate, offese nella loro stessa natura, anzi – peggio – aliene da se stesse?!
Perché la donna, dalle più antiche raffigurazioni artistiche, dall’antica Grecia passando per il rinascimento, è sinonimo di bellezza. I nudi dell’arte italiana, esposti in tutti i musei del mondo, non sono forse la trasfigurazione più alta di quella bellezza che alcuni vorrebbe fustigare, mettere in secondo piano?
Il nudo di cui parliamo però non è quello prorompente e violento in stile femen, che si staglia nelle piazze con libertinismo arrogante in spregio al pudore, bollato come bigottismo, ma che per noi è solo sinonimo di cultura ed eleganza. Questo nudo violento, “di protesta” è forse l’unico a riuscire, dove i commenti dei fustigatori falliscono: perché il seno femen, riesce quasi – dico quasi perché un bel seno è sempre un bel seno- ad offuscare la tenera curva della mammella, il contrasto della carne chiara con il più marcato colore del capezzolo, la sensualità mista alla dolcezza della fonte materna, prima ancora alla vita.
È la donna, la creatura perfetta, più alto soggetto ed oggetto del desiderio. Ed oggi? Oggi chi è bella è stupida, per la classe intellettuale dominante. Il paradosso però si nasconde, tremendo come solo la realtà, a dispetto d’ogni genio letterario sa regalare, nei banchi della politica.

Non mancano infatti le lunghe liste di nomi in tutti gli scranni della politica, dalla più alte stanze del governo, ai consigli regionali passando per i direttivi di partito, di donne che dietro la bellezza nascondono la vacuità tanto denunciata. Donne che consce della loro avvenenza, usano il loro corpo come oggetto di scambio, grimaldello infallibile di un carrierismo arrembante e deleterio.Che fare allora di fronte a questo tremendo precipizio? Discernere, scavare, andare oltre quel temibile nemico che è l’apparenza.
Ma la bellezza non è tutto. Anche agli uomini “insensibili, volgari e Put…..ri”, le virtù d’una donna saltano all’occhio, stregando con o senza calura il maschio di turno. Prendendo in prestito i conosciuti volti del mondo dello spettacolo, di quello vero però, non del markettismo di seconda serata, abbiamo esempi di attrici che fanno innamorare anche senza le curve mozzafiato della Loren o il volto angelico della Theron. Su tutte un’icona del cinema Italiano, di fatto d’una bellezza sicuramente meno evidente rispetto a quella di tante sue colleghe che, con carattere e talento, è entrata nel cuore di milioni di maschiacci. Stiamo parlando di Anna Magnani. Forte, grintosa, mediterranea, vera. Brava, anzi bravissima e per questo d’un fascino magnetico, che il compianto Pino Daniele ci racconta in uno dei suoi capolavori: “Anna verrà”. È la banalità del vero: bellezza e bravura possono coesistere, e la donna, anche quando non possiede tutte le curve, anche con un difetto può intrigare conquistare e far morire il maschietto penitente. Ma negli anni delle questioni di genere, dell’omologazione a dispetto della parità vera, quella della donna e della bellezza è un tema rovente spesso piegato agli interessi di chi vuole distruggere l’uomo e la donna così come sono, diversi e complementari.

Si spera dunque, in barba alle vestali dell'”antibello”, invidiose delle altre perché più belle o più affascinanti, che il caldo di questa estate non sopisca il desiderio e che anche senza the si possa ululare!