Si può essere cristiani in Iran? Anzi no, meglio riformulare. Si può essere cristiani e allo stesso tempo capitanare la nazionale di calcio dell’Iran? Assolutamente no, l’Iran non è un paese democratico, l’Iran è uno Stato dittatoriale che non tutela le minoranze religiose, l’Iran è il nuovo Impero del Male. O musulmani o niente. Ecco, questa è la classica risposta di chi fa del pregiudizio il suo cavallo di battaglia. Ma basta il nome di Andranik Teymourian per smontare questa tesi. Teymo…chi? Calciatore navigato, una vita spesa in patria con mediocri trascorsi in Inghilterra (Bolton e Fulham). Segni particolari? Capelli lunghi, numero 14 sulle spalle, cristiano, nuovo capitano della nazionale iraniana. Serve riformulare la domanda? No, non serve. Dopo l’addio alla Nazionale di una leggenda come Nekounam, Ando ne ha eredito la fascia. Cristiano di origini armene, il 32enne centrocampista del Tractor Sazi ha partecipato a due Mondiali e a tre edizioni della Coppa d’Asia, collezionando 90 presenze e 8 reti con la maglia del Team Melli. Ha vinto anche il titolo di miglior giocatore iraniano del 2014. Non male per un calciatore che – secondo i detrattori della Repubblica Islamica – non dovrebbe neanche giocare. E invece si, perché la Costituzione iraniana tutela ogni minoranza religiosa senza discriminazioni: ebrei, induisti, zoroastriani, yezidi e infine cristiani (circa il 2%), ai quali, oltretutto, è concesso anche un seggio in parlamento (Majlis). Quando si dice la disinformazione eh? Ora, sia chiaro: l’Iran non è certo la quintessenza della democrazia, ha sicuramente i suoi difetti e le sue contraddizioni. Ma se fosse stato un paese antidemocratico come si vocifera allora giocatori come Teymourian non avrebbero mai visto l’ombra di un campo. Figurati poi, diventare capitani di una nazionale intorno a cui c’è molto entusiasmo.

In Iran, inoltre, Ando è uno dei giocatori più amati dalla popolazione: durante ogni partita disputata allo stadio Azadi (uno dei più grandi del mondo) viene accolto e salutato con cori, standing ovation, applausi. E ad ogni suo gol si scatena l’inferno. E lui che fa? Risponde a modo suo, facendosi il segno della croce e alzando le braccia al cielo. In tutti questi anni nessuno gli ha mai impedito di andare in Chiesa la domenica, di professare la sua fede liberamente. Anzi, una volta si. Non Iran, non per mano dei pasdaran. Bensì in Germania e in occasione dei Mondiali del 2006. Mentre stava uscendo dall’hotel per andare a messa, fu bloccato dalla polizia tedesca per presunti motivi di sicurezza. Keine kirche! Niente chiesa gli dicono i poliziotti! E lui, contro la sua volontà, venne trattenuto nella hall dell’albergo in stato di fermo. Incredulo. A seguito di questo spiacevole inconveniente, il centrocampista si sfogò ad una televisione iraniana dicendo che nel suo paese cose del genere non sarebbero mai capitate. E si parla di Iran eh? Teocrazia, l’Ayatollah Khamenei. Tutto chiaro no? Ando non è il primo cristiano a militare tra le fila dell’Iran (prima di lui c’è stato Eskandarian, protagonista ai Mondiali del 1978), ma dopo 95 di storia calcistica è il primo a diventarne il capitano. Certo, dovrà raccogliere la difficile eredità di Nekounam, recordman di presenze (153) nonché centrocampista offensivo di pregiata fattura (e l’Osasuna ne sa qualcosa). Ma questo è un discorso prettamente calcistico, di tecnica e tattica. Di assist e gol. Qui la religione centra poco o nulla, basta essere un leader e guidare il Team Melli verso i prossimi Mondiali. In barba ai pregiudizi, alla disinformazione e ai detrattori. Fiero, orgoglioso, cristiano.