Le ideologie, da sempre, caratterizzano innumerevoli corsi ed eventi della storia dell’uomo, dando vita alla creazione di veri e propri culti, miti, fissazioni (quasi patologiche) e schemi di pensiero e di comportamento. È costante comune, infatti,tra tutti gli esseri umani (sembra), trovare una sorta di blocco concettuale, di adesione passiva ad acquisizioni pre-date, in grado di dare giustificazione e legittimità a certe istanze e condizioni. In sintesi, l’uomo è un animale tendente all’ideologia, poiché l’ideologia è questo: artificializzazione della realtà, semplificazione e riduzione entro rigide strutture di pensiero della stessa. Possedere un’ideologia significa acquisire passivamente l’articolarsi contingente di norme ed implicazioni logiche, precedentemente imposte da altre autorità umane, in grado di produrre un’adesione quasi mistica e a-critica ad una precisa visione del mondo. La conseguenza naturale dell’ideologia é l’inevitabile standardizzazione, a ritmo sacrale, del pensiero, la creazione di un pensiero comune e stagnante, privo di particolarismo e di originalità, scissione tra gli uomini (con ideologie diverse tra loro), ed infantile negazione dell’evidenza e del dato di fatto (talvolta).

L’ideologia, molto spesso, non trova compromessi, e non sente ragioni, ma rimane ancorata (ostinatamente), alla sua impostazione delle cose, con le sue categorizzazioni tra “buoni” e “cattivi”, le sue inibizioni di fede, i suoi schemi politicamente accettabili, la sua etica già definita. Il tempo attuale è gravido di una tendenza all’ideologismo massacrante, a partire dalla cultura, e passando per la politica, che, di fatto, innesca le più stridenti opposizioni tra parti ed i fanatismi più beceri e puerili. La concretizzazione di tutto questo, sono le ostinate difese a principi anacronistici (basti pensare a quell’antifascismo militante che serpeggia tra certi circoli culturali, nonostante il fascismo, concretamente, come regime di potere, non esista più) o quell’anti-comunismo continuo che emerge da alcune espressioni politiche esistenti, che produce la comodità di bearsi di trionfi di consensi e, semplicemente, di annullare le tesi opposte alle proprie, senza il bisogno di applicare sforzi argomentativi e razionali.

La pratica politica, invece, dovrebbe essere più legata alla circostanza, poiché é di circostanze, che è fatta la vita. V’é bisogno, in campo politico, di sviluppo di approcci maggiormente rivolto a pensieri più ragionevoli, slegati da falsi miti prodotti con automatismo e retorica sterile, che non si limitino a procedere per semplificazioni categoriche, in quanto é di complessità che é plasmato il mondo. Rivalutare vecchie tesi e riabilitare certe condizioni storiche, seppur con obiettività, intelligenza, spirito critico, buon senso ed onestà intellettuale, sembra essere, oggi, quasi un tabù, un’eresia da evitare. A certi “audaci” difensori del dualismo ontologico ed antropologico tra “destra” e “sinistra” (che, oggi più che un tempo, sta disvelando tutta la sua infondatezza, illusione e dubitabilità) , importa tuttavia accentuare maggiormente la carica di simbolismo, costanza e pre-impostazione del linguaggio che mantiene l’esistenza di questo manicheo scontro puerile. Prova di questo é il fatto che, oggi, chi invece osa parlare di superamento di questo schematismo del pensiero, o, perlomeno, accennare l’argomento dell'”anti-politica” – anche se, a mio parere, sarebbe maggiormente corretto parlare di “oltrepolitica”- viene, in stile tipicamente neo-liberale, o denunciato nel pensiero, o ridicolizzato prontamente. La pratica liberale (che trae esistenza, anche, a partire da queste scissioni sociali continue tra gli uomini), insegna, infatti, questo: se un pensiero non é politicamente corretto, o lo si demonizza, o lo si ridicolizza, non lo si discute [Analisi di Pietrangelo Buttafuoco].

Dietro questa fissazione ideologica, intanto, si cela un dato umano drammatico, una passività della coscienza disarmante, una comoda adesione al grande istinto del branco che impedisce al genere umano di trovare il suo lume, di raggiungere quell’epoca di anti-ideologismo, che renderebbe il pensiero dell’uomo non più bloccato da questo muro dell’intolleranza, dell’a-criticità e questa morte costante dell’onestà di pensiero.