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Le recenti prese di posizione de Il Volo non hanno bisogno di ulteriori parafrasi per essere apprese: esse sono l’assolutizzazione più atroce di quanto una delle costole principali della cultura sia stata smerciata ad uso e consumo dell’ordine precostituito. Il vortice del comune pensare centrifuga persino quell’ambiente che gli ha sempre contestato privilegi e soprusi: la musica. L’eccelsa melodia della protesta, l’impareggiabile sinfonia della denuncia, il megafono di maggiore risonanza che il volgo potesse avere, ora, è stato consegnato fra le grinfie dei governanti, a cui non dispiace disporre di un tramite così coinvolgente e catalizzante. Dunque, l’élite borghese del perbenismo italiano si è impadronita del talento (o presunto tale) dei cantanti contemporanei per la recita perenne dei salmi dell’intellighenzia, allineandosi perfettamente ai dettami del politicamente corretto.

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Che rimane dell’ecosistema musicale, un tempo catino di riflessioni e passioni, e garante dell’intoccabilità dell’arte? Del resto l’Italia è fucina di artisti di prim’ordine e altrettanto grandi mestatori. Ad esempio, Lucio Battisti ha dovuto sempre contrastare le critiche di un’apparentemente troppo sbandierata affiliazione alla Destra Sociale, affibbiatagli suo malgrado da personaggi che nemmeno conoscevano l’autore dei testi, Giulio Repetti in arte Mogol. Franco Battiato ha costantemente respinto ogni etichetta: ricordiamo le sue puntuali parole in merito alla polemica sul brano “Radio Varsavia” del 1983

Non capisco cosa ci trovano nelle mie canzoni che si possa avvicinare alla loro ideologia che è esattamente all’opposto di ciò che dico io. All’opposto.

Altri tempi, quando ancora un cantante doveva soltanto soffermarsi sull’obiettivo principe del suo lavoro: dimostrare che l’intrattenimento possa tradursi in verve artistica, per mezzo dell’alienazione dell’estetica dai filtri del potere.

Quella sottile differenza tra mestiere e Arte…

Quindi, ecco motivata l’invettiva contro la casta del pensiero in Italia che si sta ascrivendo giornalmente al fronte del “Sí”, composta da interpreti di canzonette e da (il)letterati – Il Volo, Sorrentino, e il sempre fido Benigni – che, svendendosi alla logica dominante, pensano di apparire culturalmente alternativi diventando al contempo organicamente funzionali ai capricci dello status quo. Anzi, appare quasi un invito a recuperare l’essenza della posatezza intellettuale, che la buon’anima di Lucio Battisti e l’immensità concettuale di Franco Battiato – giusto per citare due esempi iconici del panorama musicale e cantautorale nostrano del XX Secolo – hanno tentato di trasmettere in eredità ai vari talentastri contemporanei e alla selva dei sostenitori di una riforma prosciugata dalla partigianeria e ridotta a salvacondotto di Renzi. Come soavemente recita il grande catanese: 

povera patria!