Mosca celebra i settant’anni della vittoria sulla Germania nazista. E lo fa alla maniera russa, con la solita grande parata di reduci e mezzi militari sulla Piazza Rossa. Che fa allora il bravo giornalista? Ci racconta quante centinaia di mezzi militari hanno percorso le vie della città (200, con 150 aerei a sorvolarli), se vuol fare l’informato ci parla del nuovo modello di carro armato apparso alla sfilata. E ovviamente ci spiega che dei 68 presidenti e capi di Governo invitati da Vladimir Putin solo la metà ha accettato l’invito, e nessuno di quelli occidentali.

Insomma, il bravo giornalista tutto farà tranne che spiegare ai lettori quale colossale errore sia stato, da parte dei nostri leader, soprattutto quelli europei, disertare l’appuntamento. E lo fa perché lui è come noi. E’ cresciuto ed è stato educato dopo la guerra calda, e cioè in piena guerra fredda, quando dell’Urss si poteva solo dir male. Nessuno gli ha mai spiegato bene che dei 70 milioni di morti, almeno 23 (ma molte stime dicono 27) furono soldati e civili sovietici, una cifra che fa sembrare uno scherzo i 415 mila morti americani. Che furono i sovietici a liberare Berlino e Auschwitz. Sempre loro a decimare le armate naziste in Europa.

E’ anche per questo, e non solo perché sono gonfi di orgoglio nazionale, che i russi chiamano “grande guerra patriottica” quella che per il resto del mondo è la seconda guerra mondiale. Perché fu mondiale, sì, ma con un prezzo più alto per i russi rispetto a chiunque altro.

Per Obama la cosa è diversa: lui mica ce l’ha ai confini, la Russia. Ma i leader europei che hanno disertato la parata devono capire bene una cosa: lo schiaffo non l’hanno dato al Cremlino, l’hanno dato ai russi. Trattandoli da alleati di serie B, gente il cui sacrificio può tranquillamente essere dimenticato o disprezzato. E facendo così un grande favore politico a Vladimir Putin, che potrà contare, in futuro, su uno spirito patriottico e nazionalistico ancora più forte.

E non solo. L’assenza dei nostri leader dà un’ulteriore spinta alle alleanze alternative che la Russia sta stipulando con Paesi come Cina e Turchia, con cui in passato ha sempre avuto guerre, rapporti tesi e, nei momenti migliori, diffidenza. Un altro straordinario risultato politico, la conferma che la politica estera dell’Unione Europea, purtroppo, non è inesistente. E’ stupida.

Fonte: Famiglia Cristiana