Un convoglio di speciali tir portacontainer è partito il 26 ottobre dalla base italiana di Poggio Renatico (Ferrara), dove è stato costituito il Centro rischierabile di comando e controllo aereo della Nato, la prima unità del suo genere [1]. Dopo aver percorso oltre 2500 km attraverso Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Lituania e Lettonia, col supporto militare anche della Germania, è giunto nella base lettone di Lielvārde, a ridosso del territorio russo, appena ristrutturata per ospitare i droni Predator e altri velivoli militari Usa. Qui, con le sofisticate apparecchiature trasportate dall’Italia, è stato attivato il Dars, «punta di lancia» del Centro rischierabile Nato di Poggio Renatico. Fino al 27 novembre, nel quadro dell’esercitazione semestrale Ramstein Dust, il Dars effettuerà «missioni aeree dal vivo e simulate nello spazio aereo baltico», ossia prove di guerra contro la Russia. Agli ordini del generale italiano Roberto Nordio, comandante del Centro rischierabile Nato di Poggio Renatico, a sua volta agli ordini del generale statunitense Frank Gorenc che dirige il Comando aereo della Nato, a sua volta agli ordini del generale statunitense Philip Breedlove, Comandante supremo alleato in Europa nominato, come i suoi predecessori, dal Presidente degli Stati uniti.

Mentre da Poggio Renatico parte la missione aerea nel Baltico a ridosso del territorio russo, la prima effettuata al di fuori del territorio italiano, sempre da Poggio Renatico vengono dirette le operazioni aeree tattiche della Trident Juncture 2015, con la partecipazione di oltre 160 cacciabombardieri, aerei per il rifornimento in volo, elicotteri e droni che operano da 15 basi aeree in Italia, Spagna e Portogallo.

La Trident Juncture è una evidente esercitazione di guerra diretta contro la Russia la quale – ha dichiarato a Trapani Birgi il vicesegretario della Nato, lo statunitense Vershbow, capovolgendo i fatti – «ha illegalmente annesso la Crimea, appoggia i separatisti in Ucraina ed è entrata nella guerra in Siria dalla parte di Assad», creando «una situazione potenzialmente più pericolosa di quella della guerra fredda». Scomparsa l’Urss, presentata allora come potenza aggressiva che mirava a invadere l’Europa occidentale, a Washington si crea ora il nuovo «nemico», la Russia, attuando in Europa la politica del «divide et impera».

E si mobilita la Nato (estesasi a tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia e a tre dell’ex Urss) in preparativi di guerra che inevitalmente provocano contromisure militari da parte russa.

L’Italia di nuovo si trova in prima linea, con un governo che obbedisce agli ordini di Washington e una maggioranza parlamentare che segue il vecchio motto (ora in disuso anche tra i carabinieri) «usi obbedir tacendo». L’opposizione parlamentare (salvo qualche voce dissonante) finisce spesso col fare il gioco di chi ci sta portando alla guerra. Emblematico il recente documento di un partito di opposizione, in cui non si nomina la Trident Juncture né la Nato, ma si attribuisce il drammatico ritorno della guerra in Europa in primo luogo ai sogni di gloria e di egemonia della Russia e, in subordine, di Francia, Gran Bretagna, Turchia e, per ultimo, anche degli Stati uniti. Senza una parola sulle gravi responsabilità del governo italiano che, dietro false dichiarazioni distensive, contribuisce ai preparativi di guerra della Nato verso Est e verso Sud. Ignorando che, tramite la Nato e i patti segreti stipulati al suo interno con le oligarchie europee, Washington influisce non solo sulla politica estera e militare, ma sugli indirizzi politici ed economici della Ue.

Impossibile pensare a una nuova Europa senza liberarsi dalla stretta soffocante della Nato.

Fonte: Il Manifesto