È Dheepan, di Jacques Audiard, il vincitore della Palma d’oro di questa 68esima edizione del Festival di Cannes. Il Gran Prix è andato a Il figlio di Saul dell’ungherese Làszlò Nemes, mentre Lobster , del greco Yorgos Lanthimos, si è aggiudicato il Premio della giuria, e a The Assassin , del cinese Hou Hsiao-Hsien, è andato il Premio della regia. Per la migliore sceneggiatura, infine, è stata la volta di Chronic , del messicano Michel Franco. Sul campo dell’interpretazione, la scelta per la miglior attrice femminile, un ex aequo quest’anno, è caduta su Emmanuelle Bercot, per Mon roi , e su Rooney Mara, che in Carol era la giovane amante dell’algida e affascinante Cate Blanchett. In campo maschile, è stato invece il trionfo di Vincent Lindon, particolarmente commosso per l’occasione, per La loi du marché , di Stéphane Brizé. La Camera d’oro per l’opera prima è andata al colombiano César Augusto Acevedo per La tierra y la sombra , in concorso nella sezione Semaine de la critique, mentre la Palma d’oro per il miglior cortometraggio è andata a Waves ’98 del libanese Eli Dagher. Nell’insieme, il verdetto della giuria si è rivelato «politicamente corretto»: ha più che salvato la Francia, presente in massa in questo Festival, ben cinque film, dandole il riconoscimento massimo e i due riconoscimenti attoriali; ha messo in risalto la distopia raccontata in Lobster , il tema dell’eutanasia di Chronic , il dramma tragico dei campi di concentramento nazisti del Figlio di Saul ; non se l’è sentita di negare qualcosa a Carol , di Todd Haynes, che avrebbe sicuramente meritato di più, e ha in qualche modo reso omaggio al vecchio maestro cinese Hsao-Hsien che ritornava alla regia dopo un decennio di silenzio. In quest’ottica, per gli italiani non restava alcuno spazio disponibile.

La serata, che ha avuto per la seconda volta come maestro di cerimonia Lambert Wilson, è stata scandita da alcuni momenti musicali: un numero coreografico giapponese, un a solo dell’attore John C. Reilly impegnato a cantare Just a gigolo , un omaggio di Benjiamine Clementine ai fratelli Coen con una canzone del loro film Inside Llewyn Davis. La giuria di questa 68esima edizione, capitanata dai fratelli Coen, Joel e Ethan, comprendeva quattro attori, l’americano Jake Gyllenheal, la francese Sophie Marceau, l’inglese Sienna Miller, la spagnola Rossy De Palma, due registi, il canadese Xavier Dolan e il messicano Guillermo Del Toro, la musicista del Mali Rokie Traoré. La serata era stata inaugurata dalla Palma d’onore ad Agnès Varda, un premio alla carriera che finora era stato assegnato soltanto tre volte: a Woody Allen nel 2002, a Clint Eastwood nel 2009, a Bernardo Bertolucci nel 2011. Belga d’origine, di padre greco e di madre francese, la Varda è stata fotografa, attrice, scultrice, sceneggiatrice, regista. Il suo primo film risale al 1962, Cléo dalle cinque alle sette , in seguito, nel 1985, con Senza tetto né legge vinse il Leone d’oro a Venezia. Nell’insieme si è trattato di un buon festival del cinema, anche se ci sono stati dei capitomboli esemplari, da Palma di piombo, quali quelli dell’americano Gus Van Sant e del suo The Sea of Trees , una specie di manuale di istruzioni per il suicidio, in salsa new age, o della francese Valérie Donzelli con il suo Marguerite & Julien , sorta di feuilletton in cui l’incesto in fondo era un gioco da bambini. Dei diciannove film in concorso, ed escludendo i due appena citati, soltanto un altro paio erano mediocri, Valley of Love , Louder than bombes , e gli altri comunque tutti meritevoli di essere visti. Meno glamour rispetto alle passate stagioni, persino la serata di beneficenza Amfar è apparsa sottotono, vista l’assenza come madrina di Sharon Stone. Nonostante il tempo sia stato più clemente rispetto alla tradizione di un Festival piovoso, anche le feste sugli yacht di stilisti e magnati del lusso sono diminuite di numero. In compenso, il mercato cinematografico che ruota intorno alla manifestazione è apparso più fiorente che mai. E per quest’anno, da qui, è veramente tutto.

Fonte: Il Giornale