Vi fu un tempo in cui l’obiettivo dell’agire, sia individuale sia collettivo, era orientato al perseguimento di futuri migliori. È ciò che in fondo accomuna le esperienze filosofiche più tipiche della modernità, dall’illuminismo e al marxismo. Nell’odierno tempo della “fine delle grandi narrazioni” (Lyotard) successiva alla fine dell’utopia (Berlino, 1989), il perseguimento di ulteriorità nobilitanti pare aver ceduto il passo all’ideale dello scolpimento del proprio profilo individuale, all’ombra del potere e al riparo dalla suadente tentazione delle utopie sociali.

E a imporsi su tutto il giro d’orizzonte sono il cinismo, il disincantamento e la rassegnazione. Il mondo non deve più essere cambiato: deve solo essere sopportato; e, nel mentre, l’io individuale può cercare di godere più che può, secondo quello che sembra essere il maximum di libertà consentita entro le sbarre d’acciaio del capitalismo planetario. Come il consumo, anche il cinismo è una funzione espressiva dell’individuo singolo, sradicato rispetto al tessuto comunitario, alienato rispetto al genere umano, impotente rispetto alle logiche del mondo. Per questo, oggi gli individui sono narcisisti e, insieme, cinici: in una parola, “narcinisti”. Il discorso del capitalista è, infatti, quello che frantuma le relazioni affettive e solidali, sostituendole con il godimento smisurato a scapito di ogni forma di legame comunitario. Il suo soggetto di riferimento è sempre la singola individualità atomica, che cerca per sé il massimo godimento, incapace di ogni relazione con l’altro e di ogni esperienza del limite.

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Questo tema è al centro del recente libro di Fabrizio Fratus e Paolo Cioni, ‘Ideologia del godimento. Pornografia e potere nella società delle immagini‘ (Historica, Cesena 2015). Nella civiltà dei Robinson Crusoe, lo scopo prioritario dell’azione diventa lo scolpimento di sé e l’arricchimento poliedrico del proprio io, sempre nel quadro del movimento ultracapitalistico di distruzione di ogni istanza sociale e comunitaria e di frammentazione iperbolica della società in atomi egoistici appagati solamente dal consumo o, più precisamente, dall’acquisto. In armonia con l’odierna assolutizzazione del valore di scambio, tipica della società dello spettacolo, l’inconfessabile soddisfazione del consumatore sta soprattutto nell’acquisto, più che nell’utilizzo, dei prodotti della fantasmagoria del mondo reificato.

Il nuovo telos dell’agire viene a coincidere con una galassia di orientamenti individuali diversificati, sempre proiettati nell’orizzonte del presente onnipresente, entro le sbarre inossidabili della gabbia d’acciaio. Il loro orizzonte comune è il godimento illimitato, senza misura o autorità, senza legge o inibizione. L’austero imperativo categorico kantiano viene spodestato da quello iperedonistico di De Sade: “devi godere!”, convertendo in ogni istante la trasgressione permanente dei valori tradizionali nel nuovo imperativo della crescita e del godimento senza limiti. Come anche ha suggerito Massimo Recalcati, il dovere cessa di essere contrapposto al godimento e ne è interamente riassorbito. Scrivono i due autori:

“La nostra società contemporanea è invasa da una quantità smisurata di film, giornali, pubblicità, illustrazioni pornografiche travestite da dovere civile e da importanti intenti scientifici per continuare una volgare speculazione economica. Negli ultimi tempi, la diffusione del porno è avanzata grazie ad internet, la piattaforma più utilizzata da giovani e meno giovani. Internet è ormai lo strumento più impiegato in tutto il mondo per guardare e incontrare la pornografia sotto i più diversi punti di vista. La grande modernità è rappresentata dalla possibilità di poter conversare con l’altra persona, la persona dall’altra parte dello schermo del personal computer, ordinando alle figure che si mostrano sul proprio schermo di compiere attività a richiesta”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano