Intervista a cura di Matteo Carnieletto per Il Giornale

Oggi l’ennesimo annuncio della morte del mullah. Massimo Fini, che ad Omar ha dedicato un libro avvincente e a tratti romantico, ci aiuta a comprendere alcune cose sulla sua possibile morte e sul futuro dell’Afghanistan.

Secondo lei, è davvero morto il mullah Omar?

Nonostante la sua morte sia stata annunciata molte volte nel corso degli ultimi anni, questo annuncio mi sembra più attendibile degli altri. Bisognerà aspettare una conferma credibile e ufficiale però.

Eppure questa notizia è stata data alla vigilia dei colloqui tra il governo afghano e i talebani. Non può essere una mossa di propaganda?

Ci sono due ipotesi. Tempo fa il numero due di Omar aveva scritto una lettera ad Al Baghdadi in cui invitava l’Isis a non entrare in Afghanistan perché quella dei talebani era una lotta per la liberazione della loro terra, l’Afghanistan. L’Isis, in poche parole, non c’entra nulla con i talebani. In questa lettera aperta si condanna il modo di agire dell’Isis, che frammenta il mondo musulmano. C’era uno scontro tra Omar e l’Isis. Lo Stato islamico fa leva sui talebani più giovani che subiscono meno la leadership di Omar e che sono attratti dalle rapide conquiste dell’Isis in Siria e Iraq. La prima ipotesi sulla morte di Omar è dunque quella di un colpo riuscito all’Isis. Poi ce n’è un’altra: ci sono divergenze tra i talebani: c’è chi vuol raggiungere la pacev con Kabul e chi vuole continuare la guerriglia. Quindi, e siamo alla seconda ipotesi, alcuni talebani potrebbero averlo tradito.

Morto Omar, quale potrebbe essere il futuro dell’Afghanistan?

Se Omar dovesse essere realmente stato ucciso, l’Afghanistan rischia ora di perdere definitivamente la sua indipendenza. Ashraf Ghani è un uomo degli americani. Ha studiato alla Columbia, ha insegnato alla Johns Hopkins University ed è stato membro del Fondo Monetario Internazionale. È come Karzai, ma più civile. Inoltre, ora l’Isis potrebbe davvero provare a penetrare anche in Afghanistan.

Fonte: Il Giornale