Attenzione maneggiare con cura. Queste immagini potrebbero costare la poltrona ad un ministro Paolo Gentiloni che incautamente, e abbastanza inutilmente, (bastava un no comment) s’è incaponito a negare il pagamento d’un riscatto per Greta e Vanessa. Ma questo è solo il lato politico di questa vicenda.

Al di là di quello e delle sue inevitabili polemiche e conseguenze – sicuramente giustificate quando un ministro mente davanti al Parlamento – bisognerebbe anche chiedersi perché improvvisamente in Medio Oriente si registri una certa foga nel dimostrare e certificare i pagamenti di riscatti effettuati dall’Italia per liberare i propri connazionali.

Prima arriva il verbale del misterioso processo organizzato da “Nour al-Din al-Zenki”, un gruppo coinvolto nel sequestro delle due incaute cooperanti, per punire un proprio sottoposto colpevole d’essersi intascato 5 dei dodici milioni e mezzo di dollari pagati. Poi salta fuori quest’inchiesta di Al Jazeera che riesce persino a mostrarci le immagini di un tavolo su cui sarebbe allineato in bell’ordine il malloppo versato in cambio della restituzione delle due cooperanti.

A questo punto, premesso che le bugie del ministro Gentiloni sono indifendibili e ne risponderà davanti al Parlamento, varrebbe la pena di porsi qualche domanda.

Come mai il verbale del processo organizzato per punire il bricconcello che s’è messo in tasca quasi metà del riscatto viene spedito da una misteriosa manina all’agenzia Ansa, ovvero alla principale agenzia d’informazione italiana?

Come mai Al Jazeera, una televisione controllata da quell’emiro del Qatar, grande finanziatore dei ribelli jihadisti siriani e delle milizie islamiste libiche, raccoglie tutto quel che serve per provare i pagamenti effettuati da noi italiani, ma nulla su quelli – altrettanto cospicui – pagati da spagnoli, francesi e tedeschi?

Ed il tutto avviene mentre l’Italia sembra il mirino preferito delle organizzazioni terroristiche islamiste che prima rivendicano l’uccisione di un suo cittadino nel Bangladesh e subito dopo rapiscono un altro nostro connazionale nel sud delle Filippine. Senza dimenticare che nel frattempo resta alquanto misteriosa la sorte di altri quattro italiani scomparsi in Libia. A sospettare – diceva qualcuno si fa peccato – ma spesso ci si azzecca.

Fonte: Il Giornale