Orlando, Nizza, Monaco, si potrebbe andare più indietro e incrementare gli elementi di analisi ma è sufficiente fermarsi ai tre casi più recenti. La merce venduta nei primi due casi è il terrorismo islamico peccato però che si tratti di una merce contraffatta perché di islamico sembra esserci davvero ben poco.

Prendiamo in esame il caso di Orlando dove Omar Mateen entra in un locale gay e uccide 49 persone, una strage che sul Corriere della Sera troviamo prontamente attribuita all’ISIS su segnalazione dell’agenzia ‘specializzata’ SITE che a sua volta la riprende nientemeno che da “Amaq”, l’Agenzia di stampa del Califfato, come riportato in un tweet della responsabile Rita Katz.

Ma presto si scopre che Omar Mateen non può essere un fedele seguace dell’Islam in quanto protagonista di una vita dissoluta a base di promiscuità sessuale gay e bisex e utilizzatore di alcool e app per appuntamenti al buio, comportamento in netta contrapposizione e incompatibile con i principi religiosi islamici. Arriva poi la strage di Nizza, anche questa viene dai grandi media prontamente attribuita ad un’azione dell’ISIS su rivendicazione della stessa Amaq ripresa stavolta però dall’agenzia Al-Masdar News.

Il protagonista dell’azione terroristica è stavolta Mohamed Lahouaiej Bouhlel, e ancora una volta si tratta di qualcuno dal comportamento incompatibile con l’Islam, come non tardano ad accorgersi un po’ tutti, anche nel suo caso l’uso di alcool e droghe nonché una vita sessuale promiscua che avrebbe addirittura compreso un amante omosessuale di 73 anni.

Nei due casi si vede chiaramente all’opera un marketing finalizzato a vendere il “prodotto” terrore abbinato ad ISIS=Islam al pubblico occidentale, ma solo di un marketing si tratta in quanto come abbiamo visto non si tratta di Islam.

In entrambi i casi siamo in presenza di soggetti psicologicamente instabili che si sono resi protagonisti di azioni stragiste ma che per le loro caratteristiche somigliano più agli squilibrati che da anni periodicamente compiono omicidi di massa nel Campus statunitensi. Si può discutere se abbiano agito supportati da qualcuno ma in ogni caso è avvenuta l’applicazione posticcia del marchio ISIS sulle loro azioni che collegare alle fede islamica appare improbabile, così come avvenuto anche in precedenza per altri protagonisti come ad esempio nei fatti del Bataclan.

Come già detto al tempo stesso in entrambi i casi ci sono forti sospetti che non abbiano agito da soli o che non sia stato fatto tutto il necessario per fermarli: “Strage di Orlando, polemiche su Fbi: killer Omar Mateen segnalato per terrorismo, ma è riuscito a comprare armi.” e “La strage di Nizza diventa un mistero: la bici, le finte armi e l’ultimo sms“.

Al clima di insicurezza generato dai fatti in sé si aggiunge quindi quello derivante da un comportamento inadeguato delle forze di polizia che oscillano tra una grandissima incompetenza e una sospetta corresponsabilità. Dal Bataclan a Nizza, passando per Orlando, i terroristi prima non si riescono a prevenire e a fermare (il camion che passa con un pretesto facilmente verificabile e senza un controllo del carico) e poi quegli stessi terroristi che non si riescono a prendere vivi per farli parlare e risalire ai loro complici.

Nel seguente montaggio si vede a Nizza il guidatore circondato e ormai inerte, si sente l’operatore, un italiano, che dice chiaramente che l’uomo è ancora dentro ed è vivo (“sta chiuso dentro il camion e non scende”), il terrorista quindi poteva essere catturato ma viene infine inutilmente ucciso in una specie di esecuzione sommaria, mentre in un secondo filmato si vede un uomo arrestato ma al riguardo non verrà mai detto niente.

Similmente era stato ucciso da una specie di plotone di esecuzione il terrorista rifugiatosi nel supermercato Kosher a Vincennes dopo la strage alla redazione di Charlie Hebdo, qualcuno ha avanzato anche l’ipotesi che forse era già ammanettato come si può sospettare dal fatto che mentre cade mantiene le mani unite in un gesto innaturale (secondo 43 del video).

Giunge poi la notizia diffusa da Le Figaro che a Nizza è stata richiesta la distruzione dei filmati ripresi dalle telecamere di sorveglianza la sera dell’attentato, un gesto non migliora la fiducia nelle forze dell’ordine.

Il marketing del terrore oltre ad apporre il marchio ISIS-Islam su fatti tutti da chiarire, si alimenta anche con un comportamento poco rassicurante di una polizia incapace di prevenire gli atti terroristici e che una volta avvenuti spara all’impazzata tradendo da un lato quantomeno paura e insicurezza e suscitando dall’altro insostenibili sospetti.

E veniamo all’ultimo fatto in ordine cronologico: Monaco. Al riguardo si registra un’azione definita da subito terroristica e che avrebbe forse continuato ad essere ritenuta tale con una rivendicazione ISIS se non fosse stato per un evento imprevedibile e per certi versi incredibile, e cioè l’iniziativa di un uomo che dalla finestra di casa sua filma l’attentatore mentre dialoga con lui che dichiara di agire per vendicarsi di vecchi episodi di bullismo subiti.

Uomo sul balcone: “Sei uno stronzo del cazzo, ecco cosa sei…“.
Attentatore: “A causa vostra sono stato vittima di bullismo per sette anni…“.
Uomo sul balcone: “Coglione. Sei un coglione“.
Attentatore: “… e adesso devo comprare una pistola per spararvi“.
Uomo sul balcone: “Una pistola! Vaffanculo! Dovrebbero tagliarti la testa, str…“.

A questo punto l’attentatore e l’uomo sul balcone cominciano a urlare l’uno contro l’altro. L’uomo sul balcone sembra rivolgersi alle persone che stanno riprendendo la scena in video e dice riferendosi all’attentatore: “Ha una pistola, il tipo ha una pistola“.
Voce fuori campo: “Turchi del ca…!“.
Uomo sul balcone: “Straniero del ca…“.
L’uomo sul balcone si rivolge a qualcun altro: “Ehi! Quello ha una pistola! Ha caricato la sua pistola. Chiamate i poliziotti“.
Attentatore: “Io sono tedesco“.
Uomo sul balcone: “Tu sei un co…, ecco cosa sei“.
Attentatore: “Smettetela di filmare!“.
Uomo sul balcone: “Tu sei un co… Che ca… stai facendo?“.
Attentatore: “Sì cosa, io sono nato qui“.
Uomo sul balcone: “Sì e che ca… credi di fare?“.
Attentatore: “Io sono cresciuto qui nella zona della Hartz 4” (riferito al quartiere povero e abitato da percettori di sussidio pubblico, ndr).

L’uomo sul balcone e l’attentatore parlano allo stesso tempo.
Uomo sul balcone: “Sì, il trattamento è quello che fa per te“.
Attentatore: “Io qui non ho fatto niente per (incomprensibile)… Per favore stai zitto“.
Uomo sul balcone: “Sei un pezzo di me…“.
Uomo sul balcone alle persone vicine: “Ehi, quello sta al piano superiore“.

La persona con la videocamera corre al riparo quando l’attentatore comincia a sparare e l’uomo sul balcone dà del “pezzo di m…” all’attentatore.
Uomo sul balcone: “Scommetto che da tempo stanno ca… nella tua testa“.
Attentatore: “No, non lo stanno facendo, non lo stanno facendo, questo è il punto. Non lo stanno facendo“.

Svanita con queste dichiarazioni la possibilità di classificare l’attentatore come un terrorista islamico, quella che ancora una volta resta protagonista è l’instabilità psichica del protagonista che per le sue stesse parole allontana da sé l’etichetta ISIS ma che ancora una volta mostra una polizia incapace di agire mentre indisturbato si aggira sul tetto di un edificio e che poi se lo lascia anche scappare sebbene sul luogo dovessero essere già accorsi numerosi agenti.

Tolta la possibilità di applicare un marchio posticcio ISIS, anche qui di una presunta matrice islamica non resta nulla. Ciò che resta è solo l’immagine di una società che genera persone squilibrate con la propensione all’omicidio di massa, una replica in versione ‘immigrati’ di quanto avviene nelle scuole USA, una sintesi di omicidio da campus e terrorismo islamico è proprio l’omicida bullizzato-islamico di Monaco.

A complicare le cose giunge infine la notizia che le riprese delle stragi di Nizza e Monaco sono state fatte dallo stesso operatore, il giornalista Richard Gutjar, una coincidenza che moltiplica domande e dubbi: è davvero possibile che una stessa persona si trovasse casualmente a filmare, prima che avvenissero, due fatti di terrorismo a distanza di pochi giorni?

Con il caso Gutjar la confusione e la preoccupazione diventa massima. Ci sono elementi per pensare di tutto, siamo di fronte ad azioni coordinate che attingono ad un substrato locale di soggetti psicologicamente instabili che vengono reclutati per compiere omicidi di massa stile campus USA, cosa che dovrebbe forse spaventare più dell’azione diretta di uomini di un’ISIS che, a dirla tutta, se volessimo colpirla si dovrebbe andare a Riad e non in Siria e Iraq. Gli attentatori di questo terrorismo sono persone psichicamente manipolabili, ma se e come siano state effettivamente manipolate, e chi sono stati in tal caso i manipolatori, è un segreto che finora si sono sempre portati nella tomba e non perché fossero kamikaze.

Che le azioni terroristiche siano pianificate dalla saudita ISIS o da altri soggetti da definire, o che esse siano dei fatti autonomi, nati anche per emulazione, e sui quali si applica poi un’etichetta posticcia come una specie di franchising, il marketing funziona lo stesso. E così un intero continente si trova unito ad esercitare i suoi inutili due minuti di odio o con l’hashtag #prayfor… contro il nemico stabilito da chi soffia sul fuoco dello “scontro di civiltà”.

Uno scontro di civiltà che non è meno reale solo perché generato ad arte e che si alimenta anche di flussi migratori provocati e non gestiti.

Chi è perché sia interessato a spingere in questa direzione appartiene ad un altro livello di analisi.

Fonte: Critica Scientifica