La NATO ha annunciato l’invio di aerei-radar AWACS sul cielo siriano: una chiarissima misura di minaccia bellica contro la Russia, e di sostegno ormai spudoratamente aperto ai terroristi dell’IS contro Damasco: gli AWACS servono infatti a dare la caccia agli aerei nemici, di cui lo Stato Islamico è sprovvisto, e non alle sue Toyota pick-up. Da notare: l’annuncio non è stato dato dagli Usa impegnati con la loro “coalizione” contro Damasco, ma direttamente dal segretario della NATO, Jens Stoltenberg, alla fine di una riunione di ministri della UE. Stoltenberg ha accusato la Russia e la Siria insieme per i bombardamenti sui terroristi ad Aleppo, e anche della distruzione del convoglio umanitario del 19 settembre scorso: la falsità di questa ultima accusa è patente, dato che del convoglio faceva parte, con l’Onu, la Mezzaluna Rossa siriana, ente collegato con Damasco: assurdo sostenere che il governo abbia colpito una sua organizzazione.

Demonizzazione finale del “presidente Assad (come già fatto con Milosevic e Gheddafi), presentato come un sadico dittatore che gode a bombardare ospedali e sterminare bambini, con l’aiuto dell’amico Putin (dipinto come neo-zar del rinato impero russo)” fa il paio con l’accusa di Ban Ki Moon, senza alcuna prova, che l’aviazione russa “colpisce ospedali, sapendo che è crimine di guerra”, e l’ultimatum di Kerry a Lavrov; “ sospendete i bombardamenti su Aleppo o è la fine di ogni rapporto con voi” si unisce con la minaccia di Samantha Power (spalleggiata dalla Gran Bretagna e dalla Francia) di far cacciare la Russia dal Consiglio di Sicurezza per indegnità e barbarie. Tutte queste urla e frenesie vanno intese – insieme con il dispiegamento degli AWACS – per quello che sono: elementi della preparazione bellica, escalation e guerra psicologica in atto, la volontà di chiudere le porte ad ogni pacificazione, compiendo atti irrevocabili, e menzogne spudorate.

Fa’ ripugnanza vedere che nessun governo europeo s’è sottratto a questa guerra, avanzando come zombi nello scivolo bellico – e allo scopo strategico di evitare la disfatta dei terroristi islamici. Anzi anche l’Italia, con la Germania e i rappresentanti UE, s’è schierata a esigere la “condanna” per “barbarie” della Russia e della Siria da parte del Consiglio di Sicurezza, in unità servile con Samantha Power ed i britannici. Circostanze indicative del fatto che il giornalismo occidentale ha ormai calzato l’elmetto, nessun mezzo di comunicazione italiano ha ripreso la sensazionale intervista del giornalista Jurgen Todenhofer al capo militare di Al Nusra che dice: “Gli Usa sono dalla nostra parte”. Se si deve giudicare dai filmati che manda il TG 3, la loro inviata Lucia Goracci è ormai embedded coi Caschi Bianchi, quell’organizzazione fiancheggiatrice dei terroristi cofinanziata da britannici e americani al ritmo di 60 milioni di dollari e creata da un militare inglese, James Le Mesurier che La Stampa chiama “gli angeli di Aleppo”.

Segnale inequivocabile: come chiamato dall’odore del sangue, Adriano Sofri il mandante del noto omicidio Calabresi, su Il Foglio (noto giornale neocon) ringhia e freme contro “i pacifisti a tripla mandata”, quella sinistra arcobaleno che non vuole andare in guerra per rovesciare Assad: “amate così ad occhi chiusi la ‘pace’ da non volere l’uso della forza per fermare il massacro”. Sofri è notoriamente fanatico fautore di ogni intervento umanitario Made in Usa e per Israel, l’ex capo di Lotta Continua cerca di superare in settarismo Bernard Henry Lévy di cui è una imitazione nana. Basta cercare in Rete il suo nome insieme a “Siria” per vedere come si produce da mesi nella diffusione della propaganda dei Caschi Bianchi: “L’orrore della Siria negli occhi dei bambini”, rivelava già nel marzo 2013 (“i bambini” sono uno dei motivi più usati per smuovere il sentimentalismo delle masse e convincerle che è giusto dare la Siria al Califfato wahabita. Poi: “Avvertite il nuovo pazzo di Damasco che la sua ora è suonata», in perfetta consonanza con simili minacce di Hollande e Pentagono, e il franco “Intervenire in Siria” proclamato sui media il settembre 2015. Insomma fa’ del suo meglio per partecipare allo sforzo bellico pro-IS.

Nessun giornalista italiano dà invece le vere, inquietanti informazioni che vengono da terreno. Tanto per cominciare, l’aviazione Usa ha attaccato per la seconda volta in un mese – dopo il massacro operato freddamente il 17 contro i soldati dell’esercito siriano, localmente assediati dalla guerriglia da anni – stavolta colpendo gli edifici della Brigata Politica al centro della città di Al Mayadin: quanti civili uccisi? Ban Ki Mon e la Goracci non lo dicono. Inquietanti le truppe turche. Ancora più allarmanti i movimenti delle truppe turche, riportati dal sito francese militare Stratediplo “L’obiettivo prioritario dell’esercito turco, tagliare in due i territori curdi, non è stato ancora conseguito nonostante la perfetta coordinazione con lo Stato Islamico che – al contrario di quel che dice la propaganda turca – si ritira senza combattere da ogni villaggio(da Jarablus in poi)nel momento stesso dell’arrivo delle forze turche, allo scopo di evitare di lasciare un intervallo dove potrebbero infiltrarsi le milizie curde. Ora, i curdi non cercano di opporsi tanto caldamente all’armata turca, ma continuano a prendere certi territori dello Stato Islamico, che per parte sua non può contare che sui lanci settimanali col paracadute”per errore” degli americani di munizioni, essendo stato il loro cordone logistico con la Turchia tagliato dall’aviazione russa – che è un’altra ragione per cui la Turchia è entrata in Siria”.

Ma “bisogna notare che l’avanzata russa non è stata così rapida come previsto”, dice il sito. Ma “l’obiettivo della Turchia non è cambiato, ed ha ancora il 26 settembre annunciato che avanzerà verso Sud almeno fino alla città di Manbij per stabilirci una “zona di sicurezza” di 5 mila chilometri quadrati (ossia una zona occupata) che permetterà da una parte di ristabilire il cordone logistico con lo Stato Islamico e dall’altra di dividere i territori curdi in una zona est e una zona ovest”. Da anni Erdogan vuole la “no fly zone” in Siria (e incamerarsene una parte), e adesso lo sta facendo, con il coordinamento con i terroristi. Ciascuno vede la pericolosità della situazione: un membro della NATO sta operando la sua privata invasione dello stato vicino (non è nemmeno il caso di menzionare il termine di ‘legalità internazionale’) ma se i russi o i siriano reagiscono, offrono il casus belli all’intervento diretto NATO.

Ovviamente la NATO è assillata dall’urgenza di liberare i suoi terroristi assediati e bombardati ad Aleppo. “Da assediata che era nei quartieri ovest e sud dove si era rifugiata i tre quarti della popolazione, l’armata siriana è passata a liberare quei quartieri nord dal terrorismo islamista”, scrive Stratediplo: “Ciò spiega la febbrile attività occidentale per “fare cessare le violenze”, ossia per arrestare la controffensiva del governo. Ciò s’è tradotto in una campagna di propaganda mediatica (di cui fanno parte i Caschi Bianchi) accusando il governo siriano di bombardare la sua propria popolazione civile con l’aiuto dell’aviazione russa onde far montare una pressione “umanitaria” che servirà a preparare le iniziative presso l’ONU per stabilire una zone di sicurezza che vieti il sorvolo dell’aviazione siriana e russa, insomma il sequestro della spazio aereo siriano. Ovviamente una simile proposta al consiglio di sicurezza sarà respinta almeno dalla Russia, sicché non viene presentata in buona fede, ma al solo scopo di incolpare la Russia. I nemici della Siria formulano tutti i progetti di risoluzione del conflitto non per facilitarne la accettazione, ma per assicurare il loro rigetto”.

Stratediplo ricorda giustamente che, per contro, “la Russia ha preso sempre in parola i partner occidentali quanto alle loro intenzioni pacificatrici”. Nel 2013, quando l’intervento occidentale fu imminente con l’accusa che Assad usava armi chimiche contro il suo stesso popolo (accusa che sarà provata falso, poi, dalla giurista svizzera Carla Del Ponte), Mosca disinnescò l’attacco proponendo il disarmo chimico totale della Siria, cosa subito accettata da Assad. “Allo stesso modo Mosca propone continuamente agli Stati Uniti di coordinare insieme le loro pretese operazioni antiterroriste in territorio siriano. E’ stata la Russia a proporre il cessate il fuoco in risposta ai grandiloquenti appelli occidentali a far cessare i combattimenti ad Aleppo” (dove soffrono “i bambini”, eccetera). “Il 9 settembre a Ginevra Lavrov e Kerry hanno firmato un insieme di cinque accordi che doveva portare, il 12 settembre, alla tregua; tregua imposta dai russi al governo siriano unilateralmente, perché la guerriglia estremista non è stata invitata dagli Usa”, e quindi non s’è impegnata a nessuna tregua, e infatti “la viola ogni giorno decine di volte”

“Gli Stati Uniti si sono opposti alla pubblicazione di questi accordi (male accetti dal Pentagono), ma hanno dichiarato che un cessate il fuoco era stato firmato ed hanno invitato tutti i paesi, e anche l’Onu, a forzare la Siria ad applicarla”. La Siria che aveva accettato, al contrario dei “nostri” terroristi. Pur sollecitati molte volte da Mosca, gli Usa hanno rifiutato di pubblicare congiuntamente il testo degli accordi. Poi, unilateralmente senza accordo previo, il 23 settembre hanno diffuso ai propri media l’essenziale di uno dei cinque accordi, tratto fuori dal contesto, allo scopo di accusare la Russia di non averlo fatto applicare alla Siria. Ciò ha obbligato la Russia a pubblicare l’integrale di questo accordo (uno dei cinque, senza svelare gli altri quattro – fedele al suo impegno – senza l’assenso Usa) “!sottolineando che la prima clausola di questo accordo, chiave di volta della tregua, era la distinzione e designazione, da parte degli Usa, dei guerriglieri che essi considerano terroristi da combattere, e quelli secondo loro “moderati” da risparmiare”. Gli Usa non possono semplicemente fare questa distinzione, ovviamente

Fonte: maurizioblondet.it