Non è, la Sicilia, un’isola di merda – per come già si è espresso Roberto Vecchioni – ma che sia trattata da merda sì. E se ancora c’è bisogno di averne la prova, eccola: due posti in un volo Alitalia da Roma a Comiso vengono a costare 1.375,64 euro. Sola andata. Il ritorno, invece, 1.328,24. Il tutto prenotando un mese prima. Ho fatto la ricerca sul sito, ieri, e ho fotografato la schermata, tanto mi sono spaventato. Guardo il bau bau dei prezzi e metto in fila, nell’o rdine, i mattoncini su cui costruire un ragionamento. C’è una compagnia di bandiera; c’è la continuità territoriale; c’è il diritto di raggiungere dalla Capitale d’Italia un luogo – fosse pure l’estremo lembo sud est dei confini nazionali – senza per questo farlo in automobile.
l viaggio in treno, infatti, tra il lusco e il brusco, dura quanto il soggiorno di un fine settimana. Non c’è, al contrario, un minimo d’intelligenza per tutelare – rendendolo raggiungibile – il più ghiotto boccone a disposizione del mercato internazionale del turismo nel Mediterraneo. Quel posto, Comiso, non è solo la porta degli Iblei – ovvero Modica, Scicli, Ibla, Donnalucata e dunque tutto il Val di Noto – ma è economia e commercio. C’è la bellezza, la storia, l’arte, il mare, la gastronomia e c’è pure Montalbano perché, insomma, Ragusa – con la sua cifra di qualità – è ben più che Formentera.
Tra andare e tornare, invece – a far testo la strategia della compagnia nazionale – si spende un’iradiddio di soldi. E diventa più facile e più economico, allora, viaggiare verso le Canarie piuttosto che in Sicilia. Lo Stato italiano, infatti, per tramite di Alitalia, non tutela un pezzo fondamentale per l’economia nazionale a meno di considerare quel lembo – ormai il più ambito tra le mete dei viaggiatori – solo una “rotta domestica” sacrificabile in nome della spending review o, al più, una pista di riserva per quando Etna in eruzione non consente l’a g ibilità di Catania o Reggio Calabria. Certo, ci sono le altre compagnie, quelle con le tariffe “c i v e tta”dei low cost, ma come si concilia il liberismo dei prezzi con il sostegno all’industria del turismo quando l’orario proposto nell’unico volo quotidiano, per la gente normale che il venerdì mattina ancora lavora, riduce il fine settimana alla vacanza di mezza giornata e una sola notte?
Ma, infine, come e dove si costruisce il servizio pubblico se all’unica cosa che può generare piccioli – l’unica possibile Fiat per la Sicilia, il turismo della bellezza e dell’arte vanno frapposti ostacoli su ostacoli? Emilio Casalini, reporter e analista, in una sua ricerca ha messo in fila i dati riferiti al 2014, fonte Eurostat, relativi ai p er no t ta me nt i annuali di turisti non residenti (“cioè”, mi dice, “gli stranieri, quelli che portano valuta esterna”). E questi dati, giudicate voi, gridano vendetta. Isole Canarie, 1.583 km di costa e 83 milioni di pernottamenti; Isole Baleari, 1.428 km di costa e 57 milioni di pernottamenti; Sicilia, 1.639 Km di costa e 7 milioni di pernottamenti. Non è, dunque, la Sicilia, un’isola di merda. Ma la percezione che ne ha lo status quo (l’insieme di governi, compagnie di bandiera e classe politica regionale) deve essere questa visto che l’Isola, pur sfacciatamente migliore di ogni altra meta, è la Cenerentola del Mediterraneo.
Comiso, questa estate, ha avuto 372.000 passeggeri. Se ne prevedono 500.000 nella nuova stagione del 2016. Il turismo, in Egitto, Tunisia e Marocco è, di fatto, crollato e questa stessa previsione su Comiso –se solo ci si attrezzasse –potrebbe essere raddoppiata. La compagnia di bandiera però, zac, taglia. E manco la prevede la partenza da Roma. Si fa scalo a Milano in uno zig zag obbligato lungo lo Stivale: da Fiumicino si prende la rincorsa dalla Lombardia per arrivare a Punta Secca, a casa dal Commissario, o in piazza Fonte Diana visto che il banner pubblicitario di Alitalia così recita: “Scopri la città di Gesualdo Bufalino”. Certo, Alitalia ha già rinunciato alla bandiera e l’unico atto di volontà politica è, a questo punto, ripiegare su Ibiza. E scoprire così la spiaggia dove Maria Elena Boschi fa il bagnetto.

Fonte: Il Fatto Quotidiano