Il primo messaggio della strage di Nizza è: «Smettetela di festeggiare: non c’è molto da divertirvi». Speriamo che la risposta consigliata da Autorità e opinionisti illustri non sia anche questa volta (come dopo la strage del Bataclan): «Continuiamo a divertirci.

Perché siamo i più forti», con sfoggio di sicurezze, sorrisi, servizi e interviste sugli apericena e i loro brillanti protagonisti parigini. Speriamo che la musica cambi, perché la vecchia non funziona più.

Purtroppo non sono i più forti, i Paesi europei, perché non sono neppure in grado di difendere i loro cittadini. Né sul loro territorio, come la Francia ieri a Marsiglia, né in giro per il mondo, come l’Italia a Dacca una settimana fa. Il fatto è che l’Europa è ammalata di un male oscuro: il non dire, e dirsi, la verità. È questa la sua nevrosi: fantasie di passate grandezze, fatica a riconoscere la realtà e ad accettare le sfide che l’aspettano. Un male che la indebolisce e che è all’origine di molti guai. Tra i quali la Brexit, che non è stata tanto un colpo di follia suicida dell’Inghilterra, ma la sua presa di distanza dalla debolezza dell’Europa.

Il terrorismo islamico vuole farci paura. E ci riesce. Perché la paura è la reazione psicologica alla menzogna, al nascondere la realtà, a sfoggiare un’immagine non autentica (è questo uno dei non molti fenomeni che la psicoanalisi – una scienza molto europea – è riuscita a dimostrare con chiarezza). La verità su cui i terroristi contano ce la stanno mettendo sotto il naso. È che sono in grado di far attraversare a un camion guidato da un gelataio avventizio, l’isola pedonale di Nizza, e farlo uscire davanti al Negresco (simbolo della belle époque della ricchezza europea), sparando sulla folla, uccidere e ferire.

Questo (ed ecco il secondo messaggio) proprio nel giorno della festa nazionale francese: 14 luglio. Che non è solo la conquista della Bastiglia, è soprattutto l’atto di nascita della modernità occidentale, la fine del riferimento al «diritto divino» nella vita pubblica, il varo di lì a poco del divorzio, dell’aborto, e di tante altre cose che l’Isis, e molto Islam, non accettano. Un bersaglio simbolico di grande rilievo, eseguito con l’abituale rozzezza e precisione, ammazzando e ferendo decine di persone.

Perché la gente esca dalla paura è necessario che i suoi leader dicano la verità: siamo tutti potenziali bersagli. È dura da ammettere ma lo si è già fatto, per esempio in guerra, con stragi molto più importanti, e pochi – in fondo – sono caduti in crisi di panico. Succede. Anche il coraggio è un sentimento umano, benché oggi guardato con grande diffidenza. Però per svilupparlo, è necessario coinvolgere le popolazioni in una strategia diversa. Se non ci si vuole sottomettere, come secondo alcuni l’Europa è ormai disposta a fare, è necessario, infatti, diventare coraggiosi. Reagire, dimostrare di avere dei programmi e non solo delle velleità. Per esempio recuperare il controllo sul territorio, che (non solo in Francia) sembrerebbe assai a rischio. Certo, ciò significa – anche – chiarire il rapporto con i cittadini (autoctoni o di altra origine) che non sono d’accordo con i fondamenti dello Stato. E regolare i nuovi arrivi. È questo d’altra parte il problema base della personalità, sia personale che collettiva (statale). I diversi aspetti che la compongono devono essere d’accordo nel collaborare alla sua vita: altrimenti è la scissione e la follia.

Sembra difficile dire la verità e affrontare le sfide. Ma non c’è altra strada. Altrimenti anche quel che c’è rischia di finire. Per esempio, oggi, l’Unione europea; forse anche alcuni Stati, almeno nella loro conformazione attuale (basta pensare a tutte i territori che vogliono uscire da dove si trovano, dalla Catalogna al Veneto alla Scozia). Se la personalità non trova una sua verità condivisa da tutti i suoi aspetti, va in pezzi.

D’altra parte, riconoscere la realtà del tempo mette in moto insperate energie. È la primavera: ogni nuovo seme può finalmente crescere. Vecchie strutture cadranno. Ma serviranno anch’esse, a fertilizzare il terreno.

Fonte: Il Giornale