L’Europa adesso prende lezioni di libertà di parola e di satira da un Erdogan sempre più irascibile. Questo avviene perché quando si stringe la mano a un raìs mediorientale è possibile che lui si prenda anche il braccio. È successo al premier italiano Matteo Renzi che per primo in Europa aveva sdoganato il generale Al Sisi che ora nasconde le prove dell’assassinio di Giulio Regeni, diventato un caso internazionale nonostante la Francia di Hollande, sulla via del Cairo per una commessa di armi da un miliardo di euro, faccia finta di nulla. Accade ora alla cancelliera Angela Merkel che sulla scena mediorientale è brava in affari e un po’ meno in politica perché le sue soluzioni come l’accordo sui profughi con la Turchia hanno effetti collaterali assai spiacevoli. Il caso del comico Jan Böhmermann ha innescato un’aperta crisi diplomatica tra Berlino e Ankara, proprio nei giorni successivi alla firma dell’intesa sul rimpatrio dei rifugiati dalla Grecia alla Turchia. Si può dire che Ankara e il presidente Tayyip Erdogan non aspettassero altro per attendere al varco gli improvvidi tedeschi.

Ridere del raìs in Medio Oriente è vietato, soprattutto in Turchia dove il senso dell’umorismo è un reato, per non parlare di quanto accade ai giornalisti, come il direttore di «Chumurriyet Dundar», che rischiano l’ergastolo quando pubbicano le prove del coinvolgimento dei servizi turchi con l’Isis. La satira nel mondo arabo-musulmano è diffusa ma perennemente sotto il tiro della censura e della magistratura. Il sorriso o il ghigno beffardo dell’umorista sono violazioni gravi, soprattutto quando solleticano il potere politico o la religione. L’accusa di blasfemìa è all’ordine del giorno.

Tutto è iniziato con l’irritazione di Ankara per un programma di satira politica della tv Ndr che aveva trasmesso un rap in cui si criticava la gestione di Erdogan. Come reazione alle reprimende turche, Böhmermann ha letto un poema intitolato «Critica diffamatoria» nel suo show sulla rete pubblica Zdf. Su di lui adesso pendono due azioni penali: una richiesta da Ankara e un’altra personale di Erdogan, in base a un articolo del codice penale tedesco che punisce gli insulti contro un rappresentante di uno stato straniero.

La legge deve essere rispettata ma la Germania sta facendo comunque una pessima figura alla quale però potrebbe subito rimediare. Il 23 aprile la cancelliera Merkel si recherà a Gaziantep da Erdogan per un incontro sui flussi migratori, accompagnata dal vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans e dal presidente dell’Ue Donald Tusk. In quell’occasione Merkel e i rappresentanti europei, prima di dare in pasto il comico germanico a Erdogan, dovrebbero chiedere conto al presidente turco delle continue violazioni dei diritti umani e delle leggi sulla stampa messe in luce dall’ultimo rapporto del Consiglio europeo, molto simile a quello degli Stati Uniti in cui si afferma che la Turchia ha usato le leggi antiterrorismo e di sicurezza nazionale per «reprimere l’attività della società civile, asfissiare il legittimo confronto politico e il giornalismo investigativo».

Nella lotta contro il terrorismo la Turchia sta calpestando i diritti dei cittadini e la libertà di stampa, afferma il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muiznieks. Sono sempre di più le città a maggioranza curda dove viene imposto il coprifuoco e l’esercito nei raid contro il Pkk non colpisce soltanto i guerriglieri ma anche civili. Strasburgo lancia l’allarme anche per il deterioramento della libertà d’espressione e punta il dito sull’«aumento esponenziale dei processi per insulto al presidente», sul fatto che la Turchia detiene il record di giornalisti in carcere e sui danni irreparabili al pluralismo causati dalla presa di controllo di giornali e televisioni.

Se la Merkel e i vertici europei avranno il coraggio di interrogare Erdogan su questi temi allora faranno sorridere soddisfatti anche noi cittadini europei e forse persino l’imputato Jan Böhmermann.

Fonte: Il Sole 24 Ore